Preti pedofili, le accuse di Don Marino e la replica di don Carlo: «La mia gestione trasparente»

Domenica 19 Gennaio 2020 di Gabriele Pipia
Don Carlo Daniele
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SAONARA (PADOVA) - Da due anni ha lasciato la parrocchia di San Lorenzo di Albignasego per trasferirsi a vivere nella campagna di Saonara, ma il settantasettenne don Carlo Daniele è ancora un attivissimo sacerdote. «Sono appena tornato da Piove di Sacco, dove vado spesso a fare le confessioni. Non sono mai fermo» sorride, con la voce ansimante ma piena di gioia, prima di sedersi per pranzo. Il tono però diventa ben più serio quando il discorso si sposta sullo scandalo che ha coinvolto la sua vecchia parrocchia interessandolo in maniera indiretta. Don Carlo non vede l’ora di poter dire la sua: «Il mio successore don Marino dice che i registri economici sono spariti? Io non so che farci. Avevo consegnato tutto nelle sue mani. Di sicuro non avevo nulla da nascondere. Sono arrivato lì nel 1990 e ci sono rimasto fino al 2017. In ventisette anni abbiamo realizzato opere per sei milioni di euro e tutto è stato rendicontato». 

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L’ELENCO
Cinque secondi di silenzio, poi don Carlo inizia il lungo elenco. «Sotto la mia gestione abbiamo costruito la scuola materna, l’asilo nido, il centro parrocchiale, la canonica e gli spogliatoi del campo sportivo. Abbiamo organizzato moltissime iniziative e in quei registri tutto era segnato per filo e per segno. Con quelle parole c’è stato il rischio di essere diffamato, perché qualcuno ha insinuato una gestione economica poco trasparente da parte mia. Ma io non voglio fare polemiche e tanto meno denunce».

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Don Marino Ruggero, ora sotto processo canonico per aver violato «l’obbligo di celibato» ha raccontato che alla fine del 2017, pochi mesi dopo il suo arrivo, sono scomparsi dalla canonica i registri degli ultimi dieci anni e la chiavetta digitale che consentiva i movimenti bancari. Lo smarrimento era stato denunciato ai carabinieri. «Sapevo di questo fatto perché ero stato informato ma io davvero non so che dire - commenta don Carlo, ora molto attivo come collaboratore anche nelle chiese di Legnaro e Ponte San Nicolò -. Non ho nemmeno capito se siano stati trovati segni di scasso, non credo. In ogni caso, lo ribadisco, io non ho nulla da nascondere. Ricordo pure che la mia pensione, poco più di mille euro al mese derivanti dal mio vecchio lavoro da insegnante di sostegno, l’ho sempre donata interamente alla parrocchia». 

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LE REPLICHE
Don Marino ha raccontato di non aver digerito il fatto che «la parrocchia venisse gestita da un gruppetto di cinque persone che decideva ogni spesa, dalle sagre ai contributi per le associazioni». Più che sul vecchio parroco, quindi, il mirino era puntato sui suoi collaboratori. Ma don Carlo ribatte comunque: «Il parroco ero io e decidevo io. Poi, certo, mi facevo consigliare e aiutare da alcune persone, ma non ci vedo nulla di male. Nella mia gestione è stato tutto trasparente». In paese la notizia sta suscitando grande clamore e altrettanti chiacchiericci. Chi negli ultimi anni ha organizzato sagre, feste e tornei sportivi, però, ora preferisce non commentare standosene alla larga dalle polemiche. 

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LE ACCUSE
Tutto era nato con le dimissioni di don Marino Ruggero lo scorso 2 gennaio. La Diocesi di Padova ha parlato di «comportamenti non conformi allo stato clericale» e di «segnalazioni avvalorate da prove» sulle sue presunte relazioni con altre donne. Il diretto interessato ha risposto duramente dichiarandosi pronto a «fare i nomi padovani di preti pedofili, gay e che hanno fatto abortire donne». Per questo è stato sentito dai carabinieri e sarà ascoltato pure in Procura, dove è già stato aperto un fascicolo. «Ognuno si prende la responsabilità di quello che dichiara - sospira don Carlo - . Se don Marino ha delle prove, che faccia denuncia». 
Gabriele Pipia
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Ultimo aggiornamento: 09:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA