«Luca Zaia in diretta oggi.«La partita ordinanze e regole si chiude a giugno, ma vediamo i dati del contagio. Frontiere: vanno aperte»

Venerdì 5 Giugno 2020 di Beatrice Mani
Luca Zaia in diretta oggi: cosa ha detto il governatore del Veneto
9

Luca Zaia in diretta oggi, 5 giugno 2020, dalla sede della Protezione Civile a Marghera. Cosa ha detto il governatore del Veneto e quali sono le novità sul Coronavirus in Veneto. I dati sono incoraggianti anche oggi, e il presidente ha sottolineato che, se l'andamento del contagio resterà questo, la partita di ordinanze e regole dovrebbe chiudersi entro il mese di giugno. Ancora un appello al Governo affinché si faccia qualcosa per riaprire le frontiere - «Non c'è ancora chiarezza», ha sottolineato Zaia. Infine il governatore ha lasciato la parola a un ospite, il professor Paolo Navalesi, direttore dell'Istituto di Anestesia e Rianimazione in Azienda ospedaliera a Padova, che ha raccontato il Covid in Veneto dal punto di vista di chi, con il virus, ha combattuto giorno per giorno.
 

Zaia in diretta: cosa ha detto oggi

 

Il bollettino
Tamponi, 720mila fatti (13mila più di ieri), in isolamento 1.145 (-80), 19174 positivi (+6), 347 ricoverati in area non critica, pazienti in terapia intensiva 20 (-1) e solo 2 sono Covid, 3.418 dimessi (+15), 1.938 morti (+4), nati 91 bambini. «Il bollettino di oggi segnala  solo 6 casi positivi in più, con oltre 13 mila tamponi fatti, ciò significa che il livello di contagio è al 3 per mille, si conferma quindi un trend in decisa discesa e secondo il nostro modello matematico avremo gli ultimi casi residui da contare sulle dita di una mano a fine giugno». Lo ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia oggi nel corso del consueto punto stampa.
 

Veneto, quando si torna alla normalità?

«Vi confermo che c'è molto interesse per l'apertura delle scuole 0-3 ani, stiamo lavorando sulle altre linee guida per discoteche, casinò e mondo degli spettacoli, ma vogliamo prima vedere l'evoluzione del contagio in questa settimana», ha ricordato il presidente Zaia, rilanciando sull'importanza di usare i dispositivi e prevedendo quando sarà il ritorno alla normalità per il Veneto: «Ai cittadini rinnovo l'invito di portare la mascherina sempre in situazioni di assembramento, dove non è garantita la distanza sociale superiore al metro. Per noi questa partita si può chiudere con il mese di giugno, e mi riferisco ad ordinaze e regole».

Frontiere: «Vanno aperte, il Governo faccia qualcosa»
«Apertura delle frontiere, ancora non c'è chiarezza - ha sottolineato ancora una volta Zaia -. Per noi devono essere aperte. Ancora non c'è alcun segnale, è incomprensibile che i fratelli austriaci, che sono parte della nostra famiglia, abbiano governanti che remano contro. Noi non siamo gli untori d'Europa. Abbiamo avuto la sfortuna di provare il Coronavirus per primi nel mondo occidentale. Invito il Governo a fare in modo che si aprano le frontiere».
 

 

Zaia replica a Bersani

L'ex segretario del Pd a Cartabianca, attaccando il centrodestra, ha detto: «viene il dubbio che se avessero governato loro non sarebbero bastati i cimiteri». La replica di Luca Zaia: «Serve rispetto per i morti, di fronti a questi numeri i avrei evitato. Spero che sia solo una infelice uscita. "prima de parlar tasi", si dice in Veneto, è un adagio valido sempre».
Virus, Bersani: «Col centrodestra non bastavano i cimiteri». Ira di Salvini e Meloni: «Frasi disgustose, sembra un cretino»

Ospite il professor Navalesi
Il professor Paolo Navalesi, direttore dell'Istituto di Anestesia e Rianimazione in Azienda ospedaliera a Padova, ospite oggi nella sede della Protezione Civile di Marghera durante la conferenza stampa di Luca Zaia. «Il prof è stato il primo a dire che non si trattava solo di polmonite ma che il Covid causava anche trombosi», ha affermato Zaia presentandolo.

Ringrazio per il cortese invito - racconta il professor Navalesi -, la terapia intensiva rappresenta per alcuni versi la sconfitta del sistema, abbiamo avuto un rapporto tra ricoveri totali e intensivi del 20%, siamo stati fra i migliori d'Italia. Oggi sono 2 i Covid in terapia intensiva, devo dar ragione a Zangrillo, in questo senso, il problema non esiste più, per ora. Il virus è sotto controllo, dobbiamo continuare a tenerlo monitorato e contingentato con comportamenti virtuosi.

Non è una polmonite. Ricordo bene quel giorno, avevo avuto confronti con i colleghi di Wuhan, e con alcuni di Boston, il 16 febbraio ero a Berlino, il 19 ero a Riad, e devo dirvi che nulla di quello che è successo me lo sarei aspettato. Questo virus è stato imprevedibile. Ad un certo punto ho iniziato a guardare a questo Coronavirus con occhi di bambino, e spero non trovarmi più in questa situazione. Io mi sentivo tutti i giorni con i colleghi di Milano che erano di una settimana avanti sui tempi del contagio rispetto a noi. Giorno per giorno abbiamo fatto i calcoli su quello che ci sarebbe aspettato sui dati della Lombardia.

Proporzionalità delle cure. Ricordo il primo morto, un signore che abbiamo messo in respirazione non invasiva, ed eravamo a un passo da farcela a salvarlo. Non lo dimenticherò e rifarei le stesse scelte. La proporzionalità delle cure è sempre importante e lo è stato anche in questa pandemia. Qui non siamo arrivati a dover scegliere quali pazienti salvare, in altre regioni purtroppo sì. 
 

Covid, Navalesi: chi fa previsioni è demente

Non facciamo previsioni. Chiunque faccia una previsione oggi su quello che succederà a ottobre, per me è un demente. Zangrillo ha detto una cosa vera: clinicamente morto, quel clinicamente è importante e si basa sul fatto che ci sono solo 2 pazienti Covid in terapia intensiva. Io non so quello che succederà, non sono un virologo e affronto i problemi che conosco, a livello di terapia intensiva qualcosa di più lo stiamo capendo, grazie ai dati messi insieme con al ricerca, e posso solo dire che ad oggi abbiamo la situazione sotto controllo. Noi oggi non possiamo più lavorare come "isole", abbiamo una rete di terapie intensive che se lavorano insieme produce altissimi risultati clinici e scientifici. Dovremmo lavorare in rete, sempre di più. Se a ottobre si ripresentasse il virus saremmo in grado di rispondere nel giro di qualche ora al problema.
 

Cosa succede dopo il Coronavirus?

Quali sono le complicazioni legate al contagio? Non abbiamo mai visto questo virus in azione, il 30% dei nostri malati estubati dalla terapia intensiva ha avuto problemi neurologici seri, ma è andato tutto bene. Sputavano agli infermieri, erano fuori di testa, ma sono tornati alla normalità. Il danno che dà il Covid non è conosciuto, è vero che dalle Tac, a distanza di tempo, si sono visti problemi, e bisognerà controllare questi pazienti. Dobbiamo monitorarli, qualcuno non guarirà del tutto.

Ultimo aggiornamento: 6 Giugno, 13:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA