Traffico intenso e aria malata, in Friuli Venezia Giulia smog e assedio continuo

Lunedì 5 Dicembre 2022 di Marco Agrusti
Inquinamento

Non è mai stato un caso. Non lo è neanche adesso. È sufficiente una mappa, meglio se aggiornata, come quella compilata ogni giorno dall’Arpa del Friuli Venezia Giulia, per mettere in correlazione due fattori: la presenza delle strade più battute dai mezzi su gomma della regione e l’alto livello di inquinamento. E in questo senso novembre è partito male, con dati superiori ai livelli di guardia che hanno fatto riaccendere i riflettori sul problema dell’inquinamento legato alla circolazione delle auto e dei mezzi pesanti. Poi, grazie al rimescolamento atmosferico e all’ingresso delle perturbazioni che hanno caratterizzato il resto del mese scorso, le cose sono leggermente migliorate. Ma il dato rimane: c’è ancora un’asse della nostra regione che soffoca a causa dell’inquinamento atmosferico. Con un focus su Pordenone, dove le nuove centraline di via Piave mostrano valori contrassegnati con il colore “rosso”.

Non una buona notizia.

IL MONITORAGGIO

Dalla stazione di rilevamento di Rivoli di Osoppo (in provincia di Udine) alle centraline più vicine al confine con il Veneto. C’è un’intera fascia del Friuli Venezia Giulia che soffre ancora a causa delle particelle inquinanti. Si parte con il “solito” Pm10, con i dati di inizio novembre che mostrano sforamenti oltre i 50 microgrammi per metro cubo in quasi tutte le “stazioni”. La linea immaginaria è quella che corrisponde più o meno alla Pontebbana, che scende dalla montagna per spaccare in due la zona di pianura verso il Friuli Occidentale. Ecco allora che si incontra la centralina “Pordenone uno”. Anche questa stazione di rilevamento ha mostrato uno sforamento nei valori di Pm10 all’inizio del mese scorso. Ancora peggiore la situazione al confine con il Veneto, dove tra Brugnera e Sacile gli sforamenti annui superano i venti giorni di inquinamento. Per quanto riguarda invece l’ozono, i superamenti del limite si concentrano ancora a Brugnera (stazione di Villa Varda) ma interessano anche Udine, Trieste, Pordenone e Gorizia, cioè i quattro capoluoghi di provincia del Friuli Venezia Giulia. Si torna a Pordenone per il Pm2,5, un’altra particella sospesa inquinante. In questo caso i valori alti si registrano in viale Marconi, quindi a due passi dal centro storico del capoluogo della Destra Tagliamento. Dati alti anche in viale Lacchin a Sacile. A contribuire all’innalzamento dei valori non sono solo le auto, ma anche gli impianti di riscaldamento domestici.

IL CASO PORDENONE

Il Comune di Pordenone ha deciso tempo fa di monitorare giornalmente la qualità dell’aria nei dintorni di via Piave, la lunga arteria che da Cordenons porta verso il cuore della città. Si scopre così che quella zona del capoluogo è stretta nella morsa dell’anidride carbonica. La CO2 tocca il suo picco massimo in via Maroncelli, dove il livello è di 1.517 microgrammi per metro cubo. È la fascia che l’Arpa colora in rosso. Peggio c’è solo il colore viola. Male anche la stessa via Piave, con 1.258 microgrammi per metro cubo. Situazione molto simile agli Orti sociali. Colore arancione (quindi livelli più bassi ma comunque preoccupanti) in via San Valentino, via Galilei e via Stradelle. In generale, la qualità dell’aria (l’indicatore comprende i valori di tutte le sostanze definite come inquinanti) a Pordenone viene definita “mediocre”. Si salva in questo caso solamente via San Valentino, che si colora di verde contrariamente a tutte le altre stazioni di rilevamento gestite dal Comune e dall’Arpa. Tutte in rosso, invece, le misurazioni relative ai composti organici volatili. Si parla in particolare di qualsiasi composto organico che evapora in atmosfera a temperatura ambiente. Fra i più noti e diffusi in atmosfera si ricordano il benzene, il toluene, lo xilene, il butano, il cloroformio, il metano e tanti altri. Tali composti sono ampiamente diffusi tanto in ambienti indoor quanto in aria-ambiente. Sono responsabili della loro presenza in atmosfera le sorgenti legate alla combustione di oli fossili (traffico veicolare, industria), alla produzione di solventi e ai processi di trattamento dei rifiuti.

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