Il nuovo ponte ciclo-pedonale intitolato a Don Franco De Pieri

Domenica 27 Novembre 2022 di Elisio Trevisan
Don Franco De Pieri

MESTRE - Il ponte ciclopedonale che scavalca l'Osellino parallelo al ponte automobilistico di via Colombo non ha un nome. È stato inaugurato lo scorso 29 luglio ed è una di quelle infrastrutture della viabilità che ancora non vengono chiamate se non come passerella o ponte. Ebbene quell'opera che collega riviera Coronelli con riviera Marco Polo dovrebbe essere dedicata a don Franco De Pieri. L'Amministrazione Brugnaro non l'ha ancora deciso ufficialmente ma ha anticipato ai promotori della raccolta di firme per dedicare una strada, una piazza o un altro manufatto della mobilità cittadina al prete scomparso a dicembre del 2015, che vuole dedicargli una nuova struttura pubblica.

Lo ha comunicato al presidente del centro Don Lorenzo Milani, Paolo Cibin, e al coordinatore del gruppo Gli amici sportivi bar centrale di Favaro, Ezio Ordigoni. I due hanno chiesto al sindaco Luigi Brugnaro e al direttore generale del Comune, Morris Ceron oltre che all'assessora Paola Mar, che l'annuncio venga formalizzato nel corso di una delle prossime iniziative, come quella del 17 dicembre quando al centro Candiani si terrà un concerto in memoria di don Franco, o del 23 dicembre quando verrà celebrata una santa messa nel giorno in cui è mancato il prete. La figura di don Franco de Pieri è molto popolare a Mestre tanto che tra i firmatari della petizione c'erano autorità, parroci e cittadini; tra di loro molti reverendi del territorio come don Armando Trevisiol, don Dino Pistolato, don Enrico Torta, don Lionello Dal Molin, don Gianni Antoniazzi, don Giuseppe Simoni, don Marco Zane, il vicario foraneo don Natalino Bonazza, il vicario del patriarca don Fabrizio Favaro; e poi ancora il capitano del Venezia Calcio Marco Modolo assieme all'intera squadra. Don Franco aveva 77 anni quando è morto e nella sua vita aveva ridato una speranza a migliaia di famiglie e un futuro a centinaia e centinaia di giovani che erano stati travolti dalla droga. Su incarico del patriarca di Venezia Marco Cè dal 1985 aveva fondato la prima comunità per eroinomani alla quale ne era seguita un'altra e un'altra ancora, fino all'acquisizione di Forte Rossarol, e si era occupato degli stranieri richiedenti asilo, dei minori non accompagnati e pure dei giocatori d'azzardo e dei cocainomani; per anni è stato vice presidente mondiale delle comunità terapeutiche. 

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