Incubo malaria a Treviso e provincia: «Ogni anno ci sono almeno trenta casi»

Lunedì 20 Gennaio 2020 di Mauro Favaro
Incubo malaria a Treviso e provincia: «Ogni anno ci sono almeno trenta casi»
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TREVISO - Ci sono almeno trenta casi di malaria all’anno nella Marca. E la maggior parte è dovuta a una dimenticanza. Nei periodi di ferie molti immigrati provenienti dall’Africa che si sono stabilizzati nel trevigiano tornano a casa per qualche giorno. Ma spesso si scordano di fare la profilassi preventiva contro la malaria prima della partenza. E così quando tornano nella Marca emergono i sintomi della malattia: dalla febbre molto alta fino al vomito e al tremore. 

PROBLEMA COSTANTE
L’unità di Malattie infettive dell’ospedale di Treviso, riferimento per tutta la provincia, è in prima linea. «La malaria resta un problema costante -conferma Pier Giorgio Scotton, primario del reparto del Ca’ Foncello- c’è in particolare uno zoccolo fisso di persone originarie dell’Africa che tornano a casa dimenticandosi di fare qualsiasi profilassi». La malattia ha quattro varianti. La forma più grave è la cosiddetta terzana maligna, scatenata dall’agente Plasmodium falciparum. Se non curata a dovere, può evolvere in una forma cerebrale, portare al coma e poi alla morte. Nei casi più gravi i pazienti vengono ricoverati in osservazione per almeno 48 ore, perché potrebbero esserci evoluzioni imprevedibili. Le forme benigne, invece, possono essere trattate anche ambulatorialmente. Oltre ai primi farmaci usati per arginare l’infezione, di seguito vengono usati altri medicinali per evitare recidive e problemi cardiaci e renali collegati. «Oggi -specifica Scotton- fortunatamente anche per quanto riguarda la malaria sono disponibili gli esami effettuati attraverso la biologia molecolare». 

CONSULENZA GRATUITA
Il processo diagnostico è più veloce e preciso. Resta il fatto che la malaria rientra tra le malattie che si potrebbe non prendere grazie alla profilassi farmacologica preventiva. La consulenza del servizio Vaccinazioni e prevenzione per i viaggiatori dell’Usl della Marca, tra l’altro, è gratuita per gli immigrati che devono rientrare in patria. «La chemioprofilassi è indicata in modo particolare per i viaggiatori diretti nelle aree endemiche -si sottolinea su Epicentro, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, curato dall’Istituto superiore di sanità- non esiste un unico schema applicabile ovunque. La profilassi idonea va studiata caso per caso. La scelta dei farmaci dipende principalmente dal Paese visitato, dalla tipologia di viaggio e dal tempo di permanenza». 

I RISCHI DI CONTAGIO
Nel trevigiano non ci sono reali rischi di contagio endemico per quanto riguarda la malaria. Le zanzare che si trovano a queste latitudini, infatti, non sono adatte a tramettere gli agenti patogeni in questione, cosa che invece può avvenire per altri virus come la febbre del Nilo. Anche se è ancora nella mente di tutti il caso di Sofia Zago, la piccola di quattro anni, figlia di Marco, originario di Villorba spostatosi a Trento, morta un paio di anni fa proprio a causa della malaria dopo aver passato un periodo di ricovero nell’ospedale di Trento. La magistratura sta ancora cercando di fare chiarezza. Assieme a Sofia, in quel periodo nell’ospedale di Trento erano state ricoverate anche due bambine originarie del Burkina Faso che avevano contratto la malattia tornando nel paese d’origine. Il sospetto che è alla base del contagio possa esserci stato un errore umano nell’uso di un ago. Ultimo aggiornamento: 09:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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