Operai rientrano dalle ferie: tutti licenziati dall'azienda edile

Lo stabilimento dell’azienda edile Andreola

di Maria Chiara Pellizzari

TREVISO - Tutti i dipendenti dell’impresa Andreola Costruzioni sono stati lasciati a casa. Da un giorno all’altro. I lavoratori erano stati informati dai titolari della storica azienda di costruzioni con sede a Bessica ad agosto, giusto prima di andare in ferie. «Abbiamo passato le ferie più brutte della nostra vita per non parlare delle notti insonni», spiegano un gruppo di ormai ex dipendenti. In tutto 24 i lavoratori lasciati a casa, di cui una decina impiegati negli uffici, gli altri operativi nei cantieri.  La prima comunicazione è avvenuta il 3 agosto, quando è stato spiegato ai dipendenti che era già stata avviata la pratica di licenziamento collettivo. Poi, dal 3 agosto fino al 5 settembre i lavoratori sono andati “in ferie”. Al ritorno in azienda, il 5 settembre, è stata loro consegnata la lettera di licenziamento ufficiale, con cui Andreola ha confermato la decisione di cessare l’attività con personale dipendente. La scelta è stata spiegata durante un’assemblea a cui hanno partecipato i rappresentanti sindacali di Cgl, Cisl e Uil, che avevano preso parte anche a precedenti riunioni aziendali per trovare un accordo sul pagamento dei crediti spettanti ai lavoratori. Intanto, in paese, a Loria, si vocifera sulle trattative che dovrebbero essersi ormai concluse per la cessione dell’impresa Andreola.
 
Sembra che ad aver acquisito il 100 per cento delle quote aziendali sia un noto imprenditore del vicentino. Fino a ieri i sindacati non erano ancora stati informati dell’effettiva cessione della Andreola da parte dell’azienda, ma i rumors in paese sono sempre più diffusi. A preoccupare i dipendenti i loro crediti, rimasti in sospeso. I lavoratori sono infatti in attesa di un paio di mensilità di lavoro non pagate. E, oltre agli stipendi, stanno attendendo notizie sul versamento degli arretrati, tra cui quattordicesime e il trattamento di fine rapporto. Prima di consegnare la formale lettera di licenziamento ai dipendenti, Andreola aveva proposto un accordo in cui un’altra azienda si impegnava ad assumere tutti i lavoratori nell’arco di sei mesi. Ma i dipendenti, assistiti dai sindacati e consigliati da un legale, avevano rilevato un problema. «Avremmo dovuto liberare entrambe le aziende dalle responsabilità sul pagamento degli arretrati», spiega un gruppo di ex lavoratori. «Inoltre, nell’accordo non era prevista alcuna buonuscita che compensasse la nostra rinuncia agli stipendi che ancora attendiamo. Insomma, i nostri consulenti ci hanno spiegato che l’accordo era incongruo. Ecco perché non l’abbiamo firmato». I lavoratori hanno preferito rimboccarsi le maniche e andare in cerca di un altro lavoro.
«C’è chi l’ha già trovato, grazie anche alla ripresa del settore», spiegano i rappresentanti sindacali. «Ora però, se gli stipendi arretrati non sono ancora stati pagati, l’unica strada è quella di recarsi da un legale». I lavoratori, in attesa dei loro soldi, hanno già contattato alcuni avvocati e stanno valutando come muoversi per far valere i propri diritti. «Negli ultimi anni l’impresa edile Andreola ha fatto ricorso più volte a casse integrazioni per poi ridurre il personale», ricordano dal sindacato. Fino ad oggi con il personale che è stato completamento azzerato.
 
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Giovedì 11 Ottobre 2018, 06:00






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5 di 23 commenti presenti
2018-10-11 20:14:17
Forse qualcuno dimentica che Veneto e Lombardia sono le regioni piu spremute a livello edilizio, questa pacchia non puo durare in eternita siamo pèieni di seconde case e di fabbriche vuote. Ovvio che bisogna pensare ad un edilizia diversa piu verso il recupero che verso la costruzione, allora certe imprese sono destinate a chiudere.
2018-10-11 19:06:43
Come si evince dall'articolo i sindacati,come al solito,non hanno fatto niente.....e i lavoratori per avere quanto dovuto si devono rivolgere a un legale....
2018-10-11 19:01:27
strano, sembra quasi che i dipendenti volessero che l'azienda Andreola venisse stritolata dai debiti fino al fallimento...non vedo perchè un titolare non possa decidere di chiudere tutto, quando si accorge che non si guadagna più. Non è una coop ed i sindacati dimenticano sempre di spiegare la reale faccenda ai loro iscritti in fase di insinuazioni del credito (la priorità è per le banche, poi i creditori e in ultima istanza i lavoratori)
2018-10-11 21:14:43
credo che se assieme alla lettera di licenziamento ci avessero messo tutti i soldi che avanzavano, stipendi mensili, ferie, tredicesima, liquidazione e la ricevuta dei contributi previdenziali pochi avrebbero trovato da ridire.
2018-10-12 11:25:33
eh, ma non funziona così...con la vendita di un'attività, solitamente viene offerta (non è obbligo) la possibilità di assorbimento forza lavoro, però a nuove condizioni (prendere o lasciare, nessun rilancio al rialzo). Per quello che manca dalla precedente gestione, sarà l'interessato (ex lavoratore) a doversi attivare (con un legale) presso i vari istituti (inps) per ottenere quello che manca...infatti le leggi in merito all'automatismo (tfr e mensilità mancanti) sono state variate. E i sindacati lo sanno bene questo...ma fanno melina.