Anni di insulti, minacce e anche botte alla vicina: 70enne a processo per stalking e lesioni

Venerdì 27 Maggio 2022 di Davide Piol
A processo stalker 70enne. Donna terrorizzata e aggredita

SEDICO - Procedimenti riuniti e imputato rinviato a giudizio. Il 70enne Nildo Sossai, già noto per altre vicende giudiziarie, andrà a processo per stalking aggravato e lesioni personali nei confronti di una sua vicina di casa. La Procura aveva aperto due diverse inchieste sul caso (con differenti periodi in contestazione) e il giudice delle indagini preliminari ha deciso di riunirli nell'udienza di ieri mattina in tribunale a Belluno. Sossai, difeso d'ufficio dall'avvocato Giorgio Gasperin, avrebbe molestato la vicina di casa e il figlio minorenne (avvocato Enrico Rech) dal 2016 al 2020. Sarebbero durate per quattro anni, secondo la pubblica accusa, le aggressioni verbali e le minacce di morte che avvenivano quasi sempre quando il 70enne si trovava sotto l'effetto di sostanze alcoliche.

Costanti anche le urla: «Andate via non mi dovete rompere le palle (non letterale, ndr)». E ancora: «Vattene nel tuo paese. Non dovete stare qua. Marocchina sporca». Se la vicina, quando lo incontrava, non abbassava gli occhi, veniva insultata. Ma le molestie non finivano qui. Sossai, stando alla ricostruzione degli inquirenti, si fermava davanti alla loro porta di casa e la colpiva più volte e con forza. Oppure trascinava oggetti sul pavimento, anche di notte, per impedire alla famiglia di dormire. Questi comportamenti avrebbero causato nella donna un grave stato di ansia e di paura, e un fondato timore per la sua incolumità al punto da farle abbassare le tapparelle e rimanere chiusa in casa insieme al figlio pur di non incontrare Sossai. Dalle minacce, l'imputato sarebbe passato ai fatti. Il 2 novembre 2020, al parco di Bribano, avrebbe sferrato un pugno sul braccio della donna. Poi glielo avrebbe girato dietro alla schiena e gliene avrebbe tirato un altro all'altezza delle costole, scaraventandola a terra e causandole una frattura costale dichiarata guaribile in 20 giorni. Secondo chi ha svolto le indagini era evidente la finalità di discriminazione, di odio etnico e razziale nei confronti della vicina di casa. La seconda inchiesta aveva un'imputazione simile (escluso il reato di lesioni) ma periodo diverso, dal novembre 2020 al luglio 2021. Ieri mattina il gip ha riunito i due procedimenti e poi rinviato a giudizio il 70enne di Sedico.

I FATTI NELLA CASA DI RIPOSO
Non è la prima volta che Sossai finisce a processo. A fine 2021 la Corte d'Appello di Venezia ha confermato la condanna in primo grado pronunciata dal tribunale di Belluno e pari a due anni di reclusione per atti persecutori e violenza sessuale verso una dipendente della casa di riposo di Sedico dove lavorava come tecnico (sentenza appellata in Cassazione). I due si erano conosciuti in rsa e secondo la pubblica accusa lui l'avrebbe minacciata, pedinata e molestata per quattro anni, dal 2014 al 2018, sia sul posto di lavoro sia fuori dalla sua abitazione. Gli approcci e le proposte sessuali sarebbero state continue tanto da generare nella donna una tachicardia e una prostrazione psicologica che erano state certificate dalla Cardiologia di Belluno. L'uomo si nascondeva nei corridoi della casa di riposo e sbucava fuori all'improvviso sorprendendola alle spalle. Poi la obbligava a subire atti sessuali contro la sua volontà, toccandola ovunque. Davanti ai giudici, Sossai aveva respinto ogni accusa. «Io non ho mai avuto contatti fisici con quella donna - aveva raccontato l'imputato - non l'ho mai strattonata o toccata nelle parti intime, come mi si accusa. Nessuno ha mai preso provvedimenti nei miei confronti, anzi sono stato io a chiedere provvedimenti per lei». Poi aveva aggiunto: «Quando mi vedeva, faceva un salto e si nascondeva, ma non le ho mai chiesto perché. Successivamente ho sentito cosa diceva in giro, che ero andato a casa sua di notte e le avevo spaccato un braccio: non è vero». Ora dovrà tornare a processo per stalking e lesioni nei confronti della vicina.

 

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