Travolto e portato via dalla corrente 24enne disperso nelle acque del Piave

Lunedì 24 Giugno 2019
LA TRAGEDIA
SAN BIAGIO La giornata perfetta: sole pieno, temperatura ideale, acque cristalline, amici. Nicola Bertoli, 24 anni, era partito la sera prima da Marghera per raggiungere le spiaggette che si affacciano sul placido tratto del Piave a monte del ponte della ferrovia, nella zona di Fagarè di San Biagio di Callalta. Con un gruppetto di coetanei aveva deciso di partecipare a una festa: birra, musica, fuochi, un tramonto d'estate davanti al grande fiume. Che lì, davanti a suoi occhi, lo attendeva con le sue vibrazioni, il suo eterno gorgoglìo. Nulla a che vedere col mostro che a ottobre si era gonfiato fino a rischiare una disastrosa tracimazione. Ma acqua, sì. Abbastanza da potercisi tuffare dopo averne saggiato la frescura in punta di piedi.
LA SCOMPARSA
E attorno alle 10 del mattino, al risveglio dalla lunga notte di baldoria, Nicola ha fatto proprio questo. Si è avventurato nelle acque non più torbide per le piogge, ma fresche e generose, assieme agli altri ragazzi della compagnia. Un tuffo, quattro bracciate. Poi la corrente l'ha rapito, trascinandolo via tra vortici e mulinelli. E di lui, a distanza di 12 ore, non si sa più nulla. L'allarme è scattato subito perchè l'amico che gli era accanto a un certo punto è riemerso dall'acqua e non l'ha più visto. L'ha cercato con gli occhi, ha urlato il suo nome. Alla scena avrebbero assistito anche gli altri: Nicola che arrancava, un fiotto di corrente e poi più nulla, col Piave sempre abile a mascherare le sue insidie. Il tempo di capire che si stava consumando la tragedia ed è partita la prima chiamata ai vigili del fuoco. Il comando provinciale trevigiano si è organizzato subito in forze.
I SOCCORSI
Fagarè nel giro di pochi minuti è diventato un luogo presidiato: da quella spiaggetta al culmine di via Grave si è levato l'elicottero in perlustrazione. Lì si sono diretti gli specialisti del nucleo sommozzatori. Altro personale munito di barca si è aggiunto alle ricerche, con i pompieri di Motta di Livenza a supporto, dato che conoscono l'area palmo a palmo. Mobilitati perfino il caposervizio e il tecnico di guardia. La task force ha iniziato a dragare anse e buche, a perlustrare ogni tratto del fiume per decine di metri che poi sono diventate centinaia e poi chilometri. A Fagarè sono piombati anche i carabinieri e con loro un'ambulanza del Suem. Il Comune ha inviato una pattuglia di vigili, che tra l'altro erano nelle vicinanze perchè d'estate i controlli nelle spiaggette sono frequenti a causa dell'alto numero di furti. Le ricerche sono proseguite per ore sotto il sole cocente, assieme al tentativo di ricostruire con esattezza dove il giovane è sparito tra i flutti e cosa potrebbe averlo tradito. L'ipotesi di una congestione può essere praticabile, in attesa che il ritrovamento del corpo dia spiegazioni certe. Ma il fiume, quel corpo, non l'ha ancora restituito. I sommozzatori si sono spinti sempre più a sud, verso la foce, seguendo la corrente del Piave, a tratti languida, in altri più impetuosa, nell'uno e nell'altro caso ingannevole.
SVANITO NEL NULLA
Scandagliando l'asta del fiume si sono spinti fino a Zenson di Piave, tre chilometri a valle. Ma anche lì il fiume non ha dato risposte. Nicola è semplicemente scomparso. Alle 19 le ricerche sono state sospese anche perché la corrente stava diventando pericolosamente forte per gli stessi soccorritori. Riprenderanno oggi, in tempi e con modalità da stabilire. Se davvero il ragazzo è sparito tra i flutti, prima o poi il suo corpo riemergerà, forse perfino in mare. E solo a quel punto si potrà davvero capire se stiamo parlando di un'altra terribile disgrazia e cosa ha trasformato un bagno nel Piave nell'ennesima tragedia senza perchè.
Denis Barea
© RIPRODUZIONE RISERVATA