Cancro all'utero: «Colpa dei no-vax», cade la copertura sul Papilloma virus

Giovedì 7 Febbraio 2019 di Mauro Favaro
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TREVISO - Non ci sono solo le vaccinazioni pediatriche. Le campagne no-vax arrivano a incidere anche sulla prevenzione dei tumori. Quello contro il Papilloma virus è l'unico vaccino che consente di scongiurare il rischio di sviluppare una neoplasia. Precisamente previene l'insorgere nelle donne del carcinoma del collo dell'utero, inducendo una protezione maggiore prima di un eventuale contagio con il virus Hpv. Ma negli ultimi tempi la copertura è letteralmente precipitata. Si è scesi dal 76 al 59 per cento. Quasi 20 punti in meno. Abbastanza per parlare di un vero e proprio allarme.

 

LE RESPONSABILITÀ
«La copertura sta diminuendo. Le campagne no-vax hanno colpito anche questo tipo di vaccini mette in chiaro Enrico Busato, direttore dell'unità di Ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Treviso e questo, di conseguenza, apre la porta al rischio di un aumento dei tumori». Il vaccino contro il Papilloma è offerto gratuitamente. La prima dose viene somministrata all'età di 11 anni. Il 65%, però, si ferma a questa, senza terminare il percorso con gli altri due richiami. Oggi si arriva alla copertura completa solo nel 59 per cento dei casi. «È un grande problema perché lo stimolo immunologico si ha in particolare dopo la seconda dose sottolinea il primario non è semplice dover far fronte a un aumento di tumori quando sappiamo che esiste un vaccino, offerto gratuitamente, che garantisce una protezione».

LE CIFRE
I numeri lo confermano. Il vaccino contro il Papilloma virus copre l'85 per cento della patologie tumorali al collo dell'utero. Teoricamente, se tutti si vaccinassero, compresi gli uomini, questo tipo di neoplasia potrebbe di fatto scomparire. Invece è ancora il secondo tumore più diffuso nelle donne. Fino ai 45 anni di età il vaccino viene somministrato semplicemente pagando il ticket. La buona notizia arriva dai programmi di screening che permettono diagnosi precoci. Negli ultimi vent'anni il Pap-test ha drasticamente ridotto la mortalità. Ma ogni anno vengono ancora colpite 3.500 donne in tutta Italia. E si contano mille decessi. L'anno scorso a Treviso ci sono stati dieci interventi per tumori del collo dell'utero. Tra questi, sette si sono rivelati inoperabili e sono stati trattati con radioterapia e chemioterapia. A livello generale, ogni anno nella Marca si registrano 230 nuovi casi di tumori della sfera ginecologica. Nel 2018 solamente al Ca' Foncello ne sono stati contati 119: oltre ai dieci del collo dell'utero, ce ne sono stati in particolare 35 dell'endometrio e 53 dell'ovaio.

L'OBIETTIVO
«Di questi ultimi, trenta sono arrivati già in uno stadio avanzato» spiega Busato. L'obiettivo è allargare la prevenzione. Spesso le donne che entrano in menopausa non effettuano più controlli periodici. Invece sono fondamentali. Anche perché il tumore dell'ovaio è tra i più subdoli. I sintomi non sono univoci: il gonfiore della pancia può essere spesso addebitato ad altro. E poi rischia di essere troppo tardi. Nel 70 per cento dei casi da origine a recidive. Nel 50 per cento porta al decesso. «Dall'inizio dell'anno ad oggi abbiamo già effettuato 12 interventi su tumori di questo tipo» rivela il primario. Dodici in poco più di un mese. E non ci sono ancora screening specifici. «Si sta approfondendo la possibilità di eseguire le cosiddette biopsie liquide conclude Busato ma al momento siamo ancora solo in una fase di studio».

Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio, 18:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA