Arrestato dopo la fuga il 25enne albanese: «Gli altri non li conoscevo»

Il giovane non comprende e non parla la lingua italiana, ha solo preso le distanze dal resto della banda

Martedì 6 Dicembre 2022 di C.A.
Pordenone, arrestato dopo la fuga, 25enne albanese

PORDENONE - «Gli altri non li conoscevo». Così Segi Gega, il 25enne albanese arrestato la scorsa settimana dalla Polizia di Stato dopo l'inseguimento nel ring e lo scontro frontale in viale Dante, si è giustificato davanti al giudice per le indagini preliminari Monica Biasutti. L'udienza di convalida dell'arresto è stata molto rapida. Il giovane non comprende e non parla la lingua italiana. Assistito da una interprete, ha soltanto preso le distanze dal resto della banda, specificato che non ha alcun precedente penale nè in Italia nè in Albania, dopodiché si è avvalso della facoltà di non rispondere. Accanto a lui c'era l'avvocato d'ufficio, Alessia Crapis. Il gip ha convalidato l'arresto e applicato la misura cautelare in carcere accogliendo la richiesta del sostituto procuratore Marco Faion. Confermate anche le ipotesi di reato formulate dalla Procura: rapina pluriaggravata, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni a pubblico ufficiale (i poliziotti feriti hanno rispettivamente 15, tre e due giorni di prognosi).
Gega non era alla guida dell'auto inseguita dai poliziotti dopo il furto in una villetta di via San Donà. Al volante della Giulietta nera, poi risultata rubata a Pordenone, c'era uno dei quattro complici che sono riusciti a evitare la cattura scappando in direzioni diverse. Il 25enne non ce l'ha fatta perché la portiera dal suo lato è rimasta bloccata. La Procura gli ha attribuito soltanto il colpo in via San Donà. Nel marsupio, infatti, aveva buona parte dei monili in oro rubati a San Donà e che appena verranno dissequestrati saranno restituiti ai proprietari. È soltanto una parte - seppur consistente - della refurtiva. Al momento non ci sono altri furti in città attribuibili alla banda. Ma le indagini non sono affatto concluse. La Squadra Mobile ha diversi spunti investigativi su cui lavorare e non è escluso che presto possano esserci degli sviluppi.
Sull'auto incidentata non sono state trovate impronte (recuperato un bastone che si ipotizza possa essere stato utilizzato per scassinare gli infissi, oltre alle ricetrasmittenti). La banda probabilmente è entrata in azione utilizzando i guanti. Questo non li mette al riparo da eventuali tracce biologiche lasciate sull'auto ed è per questo che il dirigente della Squadra Mobile, Andrea Rosato, ha chiesto l'intervento del Gabinetto interregionale di Polizia scientifica di Padova nel tentativo di recuperare il Dna di qualcuno dei fuggitivi. Ulteriori elementi potrebbero arrivare dalle telecamere del sistema di videosorveglianza comunale. Gli investigatori stanno esaminando i filmati.
La sensazione è che non si tratti di un gruppo di trasfertisti arrivati per colpire e rientrare velocemente nel proprio paese d'origine. Il gruppo probabilmente ha un punto d'appoggio importante nel Nord Italia, un covo dove ripararsi dopo i colpi o una famiglia che li sta ospitando. La scorsa settimana per non lasciare tracce ha utilizzato targhe clonate, guanti e walkie talkie per evitare ogni comunicazione con i telefonini. Nella villetta di via San Donà sono entrati in due a volto scoperto e dopo aver forzato una finestra sul retro, al piano terra. Uno è rimasto all'esterno. Altri due facevano da palo. Una volta individuata la cassaforte, l'hanno aperta utilizzando una flex portatile e arraffato tutti i monili in oro e i gioielli che conteneva. Il testimone che li ha sorpresi ha confermato di averli visti comunicare con i walkie talkie ed è riuscito a indicare alla sala operativa della Polizia il modello di auto con cui sono scappati in cinque. Poco dopo una pattuglia della Volante ha agganciato la Giulietta e ha ingaggiato l'inseguimento da via Udine, con tanto di speronamento alla rotonda di Sportler, fino a viale Dante, strada che i ladri hanno imboccato contromano concludendo così la fuga contro un'altra macchina.
 

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