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Aziende senza materie prime: Electrolux e Savio costrette a fermare la produzione

Mercoledì 18 Maggio 2022
Stabilimento Electrolux

PORDENONE - Non solo due giorni di cassa integrazione in programma questa settimana, ma anche un periodo di lavoro alterno nei sette giorni che inizieranno domenica. E in una seconda grande azienda friulana, sempre insistente sul territorio della Destra Tagliamento, gli ammortizzatori sociali saranno prorogati per circa tre settimane. È la situazione, sempre più difficile, in cui si trovano ad operare due colossi dell'industria locale come Electrolux e Savio. Un filo conduttore unisce le due situazioni di difficoltà: i rapporti commerciali sempre più difficili con l'Estremo Oriente e in particolare con la Cina, da dove partono (a singhiozzo) i componenti elettronici necessari a far funzionare elettrodomestici e macchinari prodotti in Electrolux e Savio.

A PORCIA
Sponda Electrolux. La cassa integrazione non riguarda più solamente questa settimana. Già lunedì il reparto produttivo è stato costretto a uno stop, che peraltro si ripeterà anche venerdì. Ma dalla Rsu interna alla fabbrica di Porcia, rappresentata da Walter Zoccolan, arrivano notizie peggiori. Sì, perché anche la prossima settimana lo stabilimento Electrolux del Friuli Venezia Giulia dovrà fermarsi. E stavolta lo farà non solamente per due giorni, bensì per tre. «La cassa integrazione - spiega sempre Zoccolan - sarà attivata per lunedì, giovedì e venerdì prossimi». E il motivo alla base della scelta obbligata da parte dell'azienda è sempre quello: dall'Oriente non arrivano (o non arrivano in quantità sufficienti) le schede elettroniche indispensabili all'assemblaggio e soprattutto al funzionamento degli elettrodomestici che Electrolux è chiamata a sfornare tutti i giorni. «Il nostro problema - illustra Zoccolan - sta diventando comune praticamente a tutti i produttori dell'Unione europea». E i lunghi lockdown che periodicamente interessano le grandi metropoli della Cina come fabbrica del mondo sicuramente incidono, ma non sono determinanti al 100 per cento. Il problema, infatti, è di natura decisamente strutturale. E per questo più preoccupante ancora. «Si tratta di un'incapacità strutturale da parte dei produttori di schede elettroniche - è la fotografia scattata da Walter Zoccolan della Rsu di Electrolux a Porcia - di soddisfare la domanda che arriva da questa parte del mondo. Anche in una situazione di piena capacità (quindi senza l'aggiunta poco gradita dei lockdown che ad esempio stanno paralizzando da settimane Shanghai e il suo porto, ndr) saremmo comunque in difficoltà.

TESSILE
Più lunga, invece, la cassa integrazione che deve affrontare la Savio. Siamo sempre nel Pordenonese, ma questa volta in città, a Borgomeduna. Il colosso del tessile è costretto a fermarsi non per tre giorni, ma per le prossime tre settimane filate. Se tutto andrà bene, si ricomincerà a lavorare a pieno regime solamente a partire dal 6 giugno. I lavoratori che rimangono fermi - si parla di persone che lavorano in linea in produzione - sono 120 su 350. Ma a rischio ci sono - nel prossimo futuro - anche i contratti a termine che avevano fatto il loro ingresso in azienda due anni fa. E si parla in questo caso di altre 125 persone nello stabilimento. Anche per quanto riguarda la Savio, la situazione di difficoltà è strettamente legata a quello che succede in Cina. Si tratta sempre di componenti elettronici che vengono improvvisamente a mancare o che ritardano. Ecco perché tre settimane di cassa. Sempre alla Savio, poi, si è scelto di anticipare di una settimana la chiusura aziendale estiva.
 

Ultimo aggiornamento: 19 Maggio, 10:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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