Francavilla, 55 anni al fianco di Del Vecchio alla Luxottica: «Mi piacerebbe fosse ancora con noi»

"Gli stabilimenti agordini resteranno al centro del gruppo, destinato a rafforzarsi ulteriormente"

Domenica 25 Giugno 2023 di Raffaella Gabrieli
Francavilla, 40 anni al fianco di Del Vecchio alla Luxottica: «Mi piacerebbe fosse ancora con noi»

AGORDO - «Sarei contento se Leonardo fosse ancora con noi. Ma la vita è così: prima o poi tocca a tutti andarsene. Voglio sperare, però, che possa vedere ed essere orgoglioso di come Luxottica sia andata avanti bene in quest'anno senza di lui. Ha creato proprio una buona squadra, che procede spedita. Credo che il bello debba ancora venire. Certo gli stabilimenti agordini rimarranno i protagonisti principali». La vena malinconica nel ricordare il cavalier Del Vecchio, a dodici mesi dalla scomparsa il 27 giugno 2022, si allevia ben presto in Luigi Francavilla, suo storico braccio destro e presidente onorario, proiettandosi come sempre al futuro, pensando a un colosso dell'occhiale ancor più forte e dominatore della scena internazionale.

Nella sua tenuta di campagna, vicino a Conegliano, vive in compagnia della moglie Elisabeth, dei due fedeli cagnolini e di alcuni dei 5mila cimeli a forma di elefante che ama collezionare.


La scelta vincente

Leonardo Del Vecchio e Luigi Francavilla, rispettivamente del 1935 e del 1937, si conobbero cinquantacinque anni fa quando il primo invitò il secondo a lasciare la Svizzera per raggiungerlo ad Agordo a fare il capo tecnico di quella Luxottica che stava muovendo i primi passi. «Non fu una scelta facile né senza rischi - ricorda Francavilla - perché significava abbandonare un posto fisso da attrezzista e una paese dove vivevo da dodici anni con moglie e tre figli. Ma il cuore mi disse di fare così e così feci». Col senno di poi, vien da dire, la decisione si rivelerà più che mai azzeccata. «Del Vecchio diventò così il mio "paròn", come si dice da queste parti - aggiunge - e così è stato sino alla fine. Più che collega o amico, l'ho considerato sempre il mio "capo". Così come lui mi ha considerato il suo collaboratore per eccellenza. Ci siamo dati del lei fino al 2010 quando la legge non scritta dei Cavalieri del lavoro, nomina che abbiamo ricevuto entrambi, ci ha imposto il "tu". Da allora, quasi con un filo di imbarazzo, abbiamo usato questa formula più informale. Leonardo aveva un carattere mite. Non amava il vento, non gli piacevano le giornate ventose. Proprio come quando alla domenica la sua squadra del cuore, l'Inter, perdeva - scherza Francavilla - si sapeva già come sarebbe stato l'umore del giorno seguente».

Oltre cinquant'anni assieme

Dopo due mesi di prova, novembre e dicembre 1968, dal primo gennaio 1969 Francavilla risultava assunto a tutti gli effetti. «Non erano tempi buoni - torna indietro con la memoria - il livello di indebitamento era comprensibilmente alto visti gli ingenti investimenti. Ma pian piano la situazione migliorò fino alla prima significativa svolta alla Mostra Internazionale di Ottica, Optometria e Oftalmologia - Mido di Milano, alle porte degli anni Settanta. Portammo in esposizione 8 paia di occhiali di metallo che piacquero a tal punto che la richiesta fu ingente: dalle 600 Lire del primo giorno, il prezzo schizzò a 1.800 il terzo. Vista la forte domanda, la produzione partì alla grande e la trentina di operai dell'epoca non si tirò indietro nel fare straordinari: furono tutti di grande aiuto». Fu anche per ringraziarli del prezioso apporto che Del Vecchio e Francavilla pensarono a una formula nuova per manifestare loro riconoscenza. Ecco quindi che nel 1972 vennero gettate le basi per quel progetto welfare oggi applaudito da tutti. «Fu aperta la mensa - dice Francavilla - con cuochi dipendenti di Luxottica. Una delle prime a offrire il pasto gratuito ai dipendenti, andando incontro alle esigenze dei lavoratori. E più sostegno riconosci loro, eravamo e siamo convinti, più si fidelizzano, come in una famiglia, abbattendo drasticamente i numeri di assenteismo e licenziamenti». Non per niente Luxottica può vantarsi di non aver avuto mai vere proteste sindacali, preferendo il dialogo e la condivisione delle sue scelte.

Una presenza fissa

Nonostante gli 86 anni, Francavilla è una presenza fissa in azienda. «Una volta alla settimana - spiega - vado nella sede di Valcozzena. Parcheggio la mia auto e giro nei reparti e negli uffici a salutare i dipendenti. Molti della cosiddetta vecchia guardia non ci sono più, ma oggi abbiamo tanti giovani in gamba e manager capaci, che stanno imparando bene, allineati ai valori della Luxottica di Del Vecchio. Tutti mi accolgono sempre con affetto. Quando posso cerco ancora di dare il mio consiglio. Per crescere, come lavoratore in Luxottica, ma in realtà anche come persona, ricordo sempre pochi valori essenziali: semplicità, umiltà, chiarezza e trasparenza. Se ci si muove in questo modo si è sicuri di non sbagliare mai». Ma Francavilla, che ad Agordo è cittadino onorario e vive nella stessa casa di Col di Foglia da cinquant'anni, non disdegna nemmeno una passeggiata in centro. «Conosco un po' tutti come tutti riconoscono me - sottolinea - e mi piace fermarmi a scambiare due chiacchiere e a bermi un'ombra. Seppur pugliese di origine, come lo stesso Leonardo, io mi sento agordino». Il mondo, Francavilla, lo ha girato tutto. «Del Vecchio di solito era più in sede - ricorda - mentre chi volava di qua e di là ero io, in ogni continente. Il primo viaggio fatto per Luxottica, e anche la prima volta per me su un aereo, fu nel 1973 verso gli Stati Uniti. Avevamo sbagliato i naselli di 5mila paia di occhiali: corsi là a riparare il guaio. E poi fu un crescendo. Rispetto ai tanti concorrenti dell'area del Cadore, dove penso di essere andato solo un paio di volte, la nostra forza è stata una: non copiare nessuno e andare avanti per la propria strada. Poi, si sa, la fortuna aiuta gli audaci». E così si è arrivati ad oggi quando solo in Italia i dipendenti sono circa 20mila: oltre la metà nelle fabbriche del territorio, tra Agordo (5mila), Sedico (4mila), Pederobba (mille), Rovereto (mille), Alpago (600 con Fedon) e Cencenighe (400). «Paradossalmente - evidenzia - il problema attuale è che abbiamo tanto lavoro, ma non troviamo nuovi operai da assumere». Dopo l'Italia, il pensiero di Francavilla va anche alla Cina, dove a Dongguan, città che ospita uno dei più grandi campus produttivi del gruppo nel mondo, gli è stata riconosciuta la seconda cittadinanza onoraria. «Devo dire - è opinione di Francavilla - che sono molto bravi. Grazie anche ai nostri insegnamenti, hanno imparato a lavorare bene. E poi a me piacciono i cinesi».

Il futuro

Dopo i duri anni di pandemia, Luxottica annuncia il ritorno del "Family day". «Sabato 22 luglio - afferma Francavilla - porte aperte negli stabilimenti per accogliere i parenti dei nostri dipendenti, affinché tocchino con mano i luoghi dove i loro cari lavorano. Fu una mia idea l'avvio di questa iniziativa, oggi condivisa e supportata anche dal nostro presidente e ad Francesco Milleri. La ripresi dalla mia ex azienda svizzera dove questa pratica era diffusa già negli anni Sessanta. È un bel modo, secondo noi, per fare ancora più squadra». E ai tanti dipendenti che chiedono a gran voce il ritorno della festa di Natale, risponde: «Sicuramente ci penseremo, valutando opportunamente tutti gli aspetti collegati alla sicurezza. E a proposito di PalaLuxottica: sarebbe bello che le istituzioni e le associazioni del territorio lo considerassero di più, per iniziative culturali di valore e a vantaggio della comunità. È una struttura capiente, adatta a eventi importanti. Non abbiate timore - si rivolge direttamente ai potenziali interessati - presentate le vostre idee e proposte». E sempre il PalaLuxottica accoglierà, martedì 27 alle 18.30, la cerimonia di commemorazione dedicata a Del Vecchio. «Naturalmente sarò presente - sottolinea il presidente onorario - a ricordare Leonardo. Mi auguro che in tanti si uniscano a noi in questa giornata importante assieme al management e alle nostre persone». «Pur avendo entrambi una certa età - conclude - non abbiamo mai parlato della morte. Nemmeno nei suoi ultimi tempi, quand'era più affaticato. L'addio, anche se in quel momento inconsapevole, ce lo siamo dati il 12 giugno di un anno fa: fu lui a telefonarmi per farmi gli auguri di buon compleanno. Poche parole, com'era nostra abitudine. E alla fine, al momento del commiato, il suo solito "mi raccomando, Luigi". Una forma benevola, quasi paterna, per incitarmi a fare sempre il meglio possibile. Il nostro rapporto era così, semplice e senza tanti fronzoli. Quando ci si parlava era attraverso messaggi chiari ed essenziali. Ma sapevamo di esserci sempre l'uno per l'altro e questo era ciò che contava».

Ultimo aggiornamento: 15:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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