Venezia, rivoluzione in piazza San Marco: più di un anno di lavori per fermare l'acqua alta

Martedì 4 Ottobre 2022 di Roberta Brunetti
Venezia, rivoluzione in piazza San Marco: più di un anno di lavori per fermare l'acqua alta

VENEZIA - L'acqua gorgoglia risalendo dai tombini. Forma pozzanghere che si allargano a vista d'occhio, fino ad allagare quasi tutta Piazza San Marco. Prime acque alte d'autunno a Venezia: per sei giorni su sette, la settimana scorsa, la marea che ha superato gli 80 centimetri, sfiorando il metro. Quote non altissime, ma che fanno male a San Marco, il punto più basso della città: il prezioso nartece della Basilica bizantina è stato nuovamente violato dalla marea; negozi e caffè si sono ritrovati a mollo; mentre le comitive si affollavano in fila sulle passerelle e qualche turista ne approfittava per sguazzare a piedi nudi nell'acqua... Scene di ordinaria acqua alta che tra un paio d'anni, forse meno, non dovrebbero più vedersi. Grazie a un cantiere diffuso che impermeabilizzerà una prima parte di cunicoli sotterranei - i cosiddetti gatoli - e sistemerà una serie di valvole per impedire all'acqua di risalire, la Piazza sarà salvata da circa metà delle acque alte intermedie, non abbastanza alte da far azionare il Mose, ma sufficienti ad allagare le parti più basse della città. Quelle più semplici, come quelle della settimana scorsa, appunto, senza condizioni meteo particolari. Ci vorranno 6,5 milioni di lavori, 450 giorni di cantiere, che rappresentano il primo di tre lotti di un intervento da complessivi 47,5 milioni, che nel giro di qualche anno - si ipotizza cinque - metterà all'asciutto San Marco da tutte le acque alte, destinate a diventare un ricordo del passato.

Una svolta epocale per la Piazza, famosa ormai anche per le sue immagini ad ammollo. Sarà un altro mega cantiere gestito dal Provveditorato alle opere pubbliche, attraverso il Consorzio Venezia Nuova, che prende il via a due anni dalla prima messa in funzione del Mose, mentre si sta concludendo anche un altro cantiere del Provveditorato in corso a San Marco per una protezione provvisoria della Basilica con una barriera di lastre in vetro. Tre tasselli del complesso puzzle della salvaguardia. Il Mose, che da ottobre del 2020 si è alzato 33 volte, è riservato alle acque alte più importanti: attualmente sopra i 120/130 centimetri, in prospettiva sopra i 110. Ma San Marco va sotto già a 80 centimetri. Ed ecco l'importanza dei lavori in corso e prossimi all'avvio. La barriera - opera a termine, costata 5,2 milioni - proteggerà la Basilica dalle acque intermedie, nell'attesa che i lavori di protezione dell'intera Piazza siano completati. Poi potrà essere smontata. Pensata come intervento veloce, dopo i danni patiti dalla Basilica con le acque eccezionali di 2018 e 2019, doveva essere pronta già l'anno scorso. Ma i ritardi si sono sommati, complice la crisi di liquidità (poi risolta) del Cvn. Ora siamo davvero alle battute finale. «La maggior parte delle lastre in vetro sono già state posate. Le ultime arriveranno a metà ottobre. Per la fine del mese la protezione sarà operativa» rassicura Renzo Rossi, della Rossi costruzioni che con Kostruttiva sta eseguendo i lavori.

LAVORI & DISAGI

E a fine mese dovrebbe avviarsi anche il cantiere del primo lotto dei lavori per l'impermeabilizzazione della Piazza. Intervento diffuso, che avrà bisogno di quattro grandi aree di cantiere: due ai alti della Basilica, già usate nell'ultimo anno per il cantiere della barriera, più altre due vicino al campanile e accanto ai pili. La convivenza dei lavori (che si sposteranno per alzare masegni, sistemare gatoli e posizionare valvole) con le attività della Piazza non sarà facile e le riunioni preliminari tra i vari soggetti coinvolti hanno già riservato scintille. «La Basilica è stata usata come una pattumiera per troppo tempo - ha denunciato il primo procuratore di San Marco, Carlo Alberto Tesserin - ora basta. Non possono chiederci di continuare ad occupare 180 metri quadri davanti al Patriarcato». Una soluzione dovrà essere trovata in una nuova riunione, da convocare a breve. «Alla fine dovremo essere tutti un po' scontenti - avverte Giovanni Salmistari, capofila della cordata di imprese impegnate nel nuovo intervento - I commercianti che avranno problemi con i plateatici; Soprintendenza e Procuratoria che dovranno accettare le aree di cantiere; noi imprese che dovremo accontentarci di meno spazio del necessario. I lavori saranno invasivi, ci saranno disagi, è vero, ma alla fine permetteranno a tutti di vivere meglio».

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INGORGO DI MAESTRANZE

La riunione servirà a mettere ordine anche agli altri interventi in arrivo in Piazza. Il primo lotto dell'impermeabilizzazione sarà sicuramente quello più impegnativo, ma anche Comune e Procuratoria hanno lavori importanti in vista. A metà ottobre scade il bando del Comune per sistemare i malandati masegni di San Marco. 2,7 i milioni stanziati per un cantiere che procederà per zone, ma avrà comunque bisogno di spazi di stoccaggio. E di spazio esterno avrà bisogno anche la Procuratoria, soprattutto per la pulizia dei marmi del nartece, tanto danneggiati da anni di bagni nell'acqua salmastra. «Abbiamo in programma due interventi - spiega il proto di San Marco, Mario Piana - uno da 600mila euro per la messa in sicurezza della zona retrostante la Basilica. E un altro da 2,5 milioni per il restauro di parte dei rivestimenti del nartece e della pavimentazione dell'altare Santissimo, particolarmente danneggiato dall'acqua alta del 2018. I marmi dovranno essere smontati, desalinizzati e rimontati». Se a queste operazioni si aggiunge anche un cantiere minore della Soprintendenza per restaurare le volte delle Procuratorie da cui piovono calcinacci, l'affollato quadro è completo. Un ingorgo di lavori da cui San Marco dovrà uscire, prima o poi, più bella e asciutta.
 

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