La morte di Silvana Tosi, donna vicina ai più deboli. Il figlio: «Mia mamma era tornata a vivere grazie alla politica»

Venerdì 12 Novembre 2021 di Michele Fullin
L'assessora Silvana Tosi, deceduta a 70 anni

VENEZIA - Da 14 mesi la sua salute vacillava, era stata in terapia intensiva proprio tra la campagna elettorale e le elezioni del settembre 2020. Poi, nominata assessore alla sicurezza dal sindaco Luigi Brugnaro, si era ripresa anche tra la meraviglia dei medici, mettendosi a lavorare come è sempre stata solita. L'altra notte Silvana Tosi ha avuto un'altra crisi e questa volta non ce l'ha fatta. Tre giorni prima si era sentita male ed era stata portata in ospedale.
Silvana Tosi non si è mai risparmiata, tanto che in ottobre aveva voluto fare un sopralluogo in campo Santa Margherita per vedere come affrontare il problema della movida molesta e dello spaccio. I residenti l'avevano contattata e lei aveva risposto, guadagnandosi la loro stima. E non erano gli unici a considerarla una persona degna di fiducia. Anche i gruppi animalisti, per il suo amore sconfinato per gli animali, e i Cittadini non distratti, che da trent'anni lottano contro i borseggiatori avevano trovato in lei una valida interlocutrice politica. E così tanti altri, perché il suo impegno sociale travalicava la mera militanza nella Lega.

LA MALATTIA E LA PASSIONE
«Ringrazio tanto il sindaco Brugnaro - racconta il figlio Daniele Bertola - perché non ho mai avuto la possibilità o il coraggio di fermarlo e dirglielo di persona: è stato lui a darle la vita in questi 14 mesi. Lui, Morris Ceron e gli altri collaboratori stretti e anche la Lega che l'ha voluta lì».
Tosi si era sentita male il 25 agosto 2020, doveva andare alla presentazione dei candidati leghisti alla presenza di Luca Zaia, ma stava troppo male. «Le mancava il respiro - ricorda il figlio - ma voleva restare a casa. Poi alle 5 del mattino la crisi e fu portata all'ospedale. Lì i medici avevano detto a me e papà di prepararci al peggio. Ebbe anche un arresto cardiaco e rimase attaccata a tre macchine in terapia intensiva».
Poi arrivò la nomina e le cose cambiarono.
«Il giorno aver firmato per l'assessorato - aggiunge - mamma non aveva più febbre, tre giorni dopo staccarono la prima macchina e trenta giorni dopo era in giro. Era fatta così, prima pensava agli altri, poi alla sua salute. Glielo dicevo sempre».

UNA VITA PER GLI ULTIMI
Anche se da molto Silvana Tosi abitava in terraferma, prima a Mestre e poi a Favaro, era nata a Murano. Anche per questo conosceva bene i problemi delle due città meglio di tanti altri.
«Mamma - prosegue Daniele - ha sempre pensato ai poveri perché veniva da una famiglia fra le più povere di Murano: era nata in un magazzino a Navagero e fino a 17 anni, quando si è sposata con Luciano, mio padre, aveva vissuto lì. Con papà, che è vetraio, andarono in Canada, nello Stato dell'Ontario e vi rimasero per sette anni. Ha studiato lì, ha lavorato, ha cominciato dal basso facendo carriera. Poi, con lei incinta di quattro mesi di me, tornarono in Italia».
A Favaro in tanti la ricordano come la pasionaria contro l'insediamento del villaggio Sinti voluto dalla giunta Cacciari, poi abbandonato e abbattuto. «Non ce l'aveva con i Sinti, ma con il campo nomadi in quel posto - riprende Daniele -. Tanto che una signora Sinti è venuta da me a dispiacersi per la sua scomparsa. Lei era fatta così, aiutava tutti».

IL SINDACO
Così, infatti, la ricorda il sindaco: «Noi tutti non perdiamo solamente un'amministratrice capace, preparata e determinata, ma salutiamo una donna che nella sua vita si è dedicata con tutte le sue energie a difendere le persone più deboli, quelle che sapevano di trovare in lei una persona sensibile, capace di ascoltare e pronta a lottare per trovare loro una sistemazione dignitosa che non li facesse sentire emarginati. Dal primo momento che ho conosciuto Silvana - prosegue - io appena eletto sindaco e lei consigliera comunale, ho visto la determinazione di chi aveva scelto di fare politica per mettersi a disposizione degli altri. Cara Silvana, mi mancherà molto il nostro confronto, schietto e sincero. A me, ai tuoi colleghi di Giunta e a tutte le persone che ti volevano bene».
Il funerale, per volere della famiglia, si svolgerà in forma strettamente privata.
«Ci saremo solo io e papà - conclude Daniele - poi sarà cremata e la porteremo a casa».

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