Giovanna Salmaso, la famiglia al comando di alberghi e ristoranti: «Partiti da un bacaro, ora nella mia Pensione Accademia si respira la storia»

Giovedì 24 Febbraio 2022 di Federica Repetto
Giovanna Salmaso

VENEZIA - Sono anni di sacrifici quelli del dopoguerra. «Mio padre Giuseppe e suo fratello Raffaele decidono di lavorare a Venezia a partire dagli anni Cinquanta lasciando la campagna nel padovano – racconta Giovanna Salmaso della Pensione Accademia Villa Maravege – e avviano la prima attività aprendo un bacaro, “La cantina veronesi". Avevano capito che trasferendosi qui potevano iniziare una nuova vita, ripartire e garantire un futuro alle loro famiglie. E il piccolo locale di “ombre e cicchetti” si trasforma nel rinomato ristorante Da Raffaele. Successivamente li raggiungono le mogli». Venezia diventa così la loro città d’adozione. La passione per l’accoglienza e per la ristorazione, trasmessa ai figli Renato, Giovanna, Stefania e Andrea, fanno sì che oggi la famiglia Salmaso gestisca in prima persona le proprie attività.

L’hotel Ala, a pochi passi da S. Maria del Giglio, il ristorante da Raffaele in fondamenta delle Ostreghe e la Pensione Accademia a pochi passi dal Ponte de le Maravegie sul rio di San Trovaso. «Mi occupo – spiega – della Pensione Accademia Villa Maravege che era nata come residenza patrizia, tramutata in Ambasciata russa tra la prima e la seconda guerra mondiale e trasformata alla fine degli anni ’40 in albergo». Negli anni la famiglia Salmaso percepisce il valore storico e artistico della struttura e decide di rilevarla e di farne uno degli alberghi più incantevoli in città tanto da ottenere il riconoscimento da parte dell’associazione Locali storici d’Italia. «Anche lo scrittore russo Josif Brodsky – ricorda – è stato un assiduo frequentatore della Pensione Accademia negli anni ’70. E in suo onore, nella hall dell'albergo come anche nelle camere, si possono ammirare delle riproduzioni di un suo ritratto che è stato realizzato dal pittore Robert Morgan, critico e storico artistico americano, poeta e pittore che abita da molti anni a Venezia».

Ma la casa delle meraviglie custodisce alcuni tesori, tra cui due colonne in marmo. «Si tratta di due particolari colonne che risalirebbero – si sofferma - a secoli addietro, a quando ornavano la Loggetta del campanile di San Marco del Sansovino. A seguito del crollo del campanile si dice che le due colonne integre sono state comprate all’asta, ricollocate e riutilizzate per ornare la sala colazioni». La longevità di un’azienda familiare dipende dal successo del ricambio generazionale. «Siamo molto contenti – prosegue - che i nostri figli e nipoti abbiano espresso il desiderio di essere coinvolti nelle attività di famiglia. Usciamo da due anni difficili a causa della pandemia. I prossimi anni saranno molto buoni a livello turistico. Mi auguro che le persone che ci governano usino più sensibilità sia nei confronti dei veneziani che dei turisti che arrivano da tutto il mondo. Venezia negli anni passati è stata lasciata un po' allo sbaraglio, si deve imparare ad amarla, dal veneziano che ci lavora e accoglie il turista; dal veneziano che ha deciso di vivere in questa città e nella sua venezianità e da chi gestisce questa città meravigliosa».

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Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio, 10:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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