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Fuga dai centri storici, il commercio sceglie le periferie

Lunedì 25 Luglio 2022 di Marco Agrusti
Saldi in centro
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 È di pochi giorni fa la notizia della riapertura del negozio “Coin casa” in provincia di Pordenone. Dopo la dolorosa chiusura di un anno fa nel centro storico del capoluogo, il marchio rispunterà a breve al centro commerciale Gran Fiume, grande distesa di cemento in periferia come in regione ce ne sono tante. Secondo alcuni troppe. Motivo per il quale è tornato ad infiammarsi il dibattito sugli affitti troppo cari nei centri storici e sulla fuga del commercio verso i freddi ma convenienti centri commerciali. Con sullo sfondo un progetto firmato da Fabio Passon, vicepresidente della Confcommercio Udine e Pordenone, nonché leader del gruppo che rappresenta i giovani. Un’idea che punta al taglio degli affitti più cari in cambio di un impegno da parte dei commercianti a migliorare i centri cittadini.


LA SITUAZIONE
I numeri sono i più aggiornati tra quelli attualmente disponibili. Arrivano dagli osservatori degli esperti immobiliari in regione. In centro a Pordenone, ad esempio, per l’affitto di un negozio di medie dimensioni si parte come minimo da una cifra pari ai dieci-quindici euro al metro quadro per ogni mese. Ma si può arrivare, in caso di immobili di particolare pregio, anche a trenta euro al metro quadro ogni 30 giorni. Cioè praticamente al doppio. A Udine è lo stesso, con la differenza che a dieci euro al mese per metro quadro non si trova praticamente nulla. Si parte come minimo da cinque euro in più. «Questi numeri rappresentano il primo, il secondo e il terzo motivo alla base dello spostamento dei negozi dai centri storici ai centri commerciali», è il commento di Antonella Popolizio di Federmoda. Quali sono questi vantaggi inarrivabili su cui possono contare i grandi poli delle periferie? Gli affitti, dati alla mano, vanno dai sette ai nove euro il metro quadro al mese. Ma soprattutto vince il fatto di poter contare su spese di gestione notevolmente più basse, sul condizionamento dell’area (estate e inverno) comune e su piani marketing condivisi con tutti gli altri negozi.


LA PROPOSTA
Ci risiamo, i centri storici rischiano di rimanere a secco, con un numero sempre crescente di vetrine vuote. Ma c’è qualcuno che ad invertire la rotta ci sta provando. L’idea, che vorrebbe avere una valenza regionale, parte da Udine. La firma Fabio Passon, vicepresidente della Confcommercio Udine e Pordenone ma soprattutto al vertice del gruppo di commercianti che rappresenta i giovani. Il meccanismo è all’apparenza semplice: convincere i proprietari degli immobili ad abbassare gli affitti in cambio di contratti più lunghi e opere (da parte dei commercianti) in grado di far lievitare in futuro il valore degli immobili stessi. «Il progetto - spiega Passon - punta soprattutto sulla rigenerazione urbana ed è stato elaborato con il Comune di Udine e l’Università. Abbiamo iniziato con una mappatura di tutte le vie del capoluogo che si trovano all’interno del perimetro delle mura storiche, indicando ogni negozio e successivamente unendo i riscontri con quelli della Camera di commercio, per verificare quali siano attualmente le vetrine vuote. Fatta questa analisi, abbiamo iniziato ad incontrare i proprietari degli immobili e gli operatori in affitto. L’obiettivo non è quello di creare un borsino, ma di ottenere dal Comune delle politiche attive per far calare immediatamente gli affitti più cari. Come? Con un patto. Il proprietario abbasserebbe gli affitti in cambio di una locazione quantomeno biennale, ma soprattutto in cambio di una serie di lavori di ammodernamento da parte del commerciante. Il Comune, a corollario di tutto questo, verrà incontro al proprietario che abbasserà l’affitto con degli sconti tributari».

Ultimo aggiornamento: 07:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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