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Blitz all'alba, terrorista arrestato. Il muratore gentile basista della cellula che colpì Charlie Hebdo: ecco chi è Nauman Alì Video

Mercoledì 8 Giugno 2022 di Maria Elena Pattaro
Blitz all'alba, terrorista arrestato. Il muratore gentile basista della cellula che colpì Charlie Hebdo: ecco chi è Nauman Alì

TREVISO - Un terrorista islamico a Treviso, che dal grattacielo di via Pisa era pronto a pianificare attentati. Gli agenti della Digos hanno fatto irruzione alle 4 di mattina per stanare Nauman Alì, pachistano di 23 anni affiliato alla cellula jihadista che nel 2020 colpì l'ex sede di Charlie Hebdo. «Che cosa volete?». Nell'appartamento in cui vivono nove pakistani nessuno si aspettava quel blitz. Il 23enne non ha opposto resistenza. Parla pochissimo l'italiano nonostante sia in Italia già da qualche tempo con un regolare permesso di soggiorno. Lavora come muratore in un'impresa edile di Pieve di Soligo ed è incensurato. Una casa, un lavoro, mai un giorno di galera. Eppure il pakistano era tutt'altro che innocuo: integralista islamico membro di una cellula terroristica pronta a pianificare attentati. L'ipotesi è che avesse un ruolo da basista. Gli affiliati condividevano video in cui si inneggia alla violenza, facendo bella mostra di machete e grossi coltelli. Immagini in cui si mima il taglio della gola e si promette vendetta contro gli occidentali blasfemi. E la foto di gruppo scattata ai piedi della Tour Eiffel insieme all'attentatore che nel 2020 ferì due persone a colpi di machete davanti all'ex sede del giornale satirico Charlie Hebdo. Adesso il 23enne è rinchiuso nel carcere di Vicenza (perché la casa circondariale di Santa Bona è in isolamento per Covid).

L'OPERAZIONE
Il suo arresto rientra in una vasta operazione antiterrorismo della Polizia di Stato che ieri, 7 giugno,  all'alba ha portato a 14 ordinanze di custodia cautela in carcere: 6 sono stati catturati tra Italia e Francia, mentre gli altri 8 sono ancora ricercati. Si tratta di membri di una cellula terroristica collegata a un network più ampio: il Gruppo Gabar, di cui fa parte Zaheer Hassan Mahmoud, il 27enne che a settembre del 2020 attaccò la ex sede del giornale satirico Charlie Hebdo a Parigi, ferendo due persone a colpi di mannaia. Voleva punire la testata per la ripubblicazione delle vignette su Maometto, ma non sapeva che la redazione aveva traslocato dopo l'attentato del 2015, in cui morirono 12 persone. Il blitz è scattato all'alba di ieri: 14 le misure cautelari in carcere emesse dal Gip di Genova. Per tutti l'accusa è di associazione con finalità di terrorismo internazionale. L'indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova, è stata svolta dalla Digos e dall'Antiterrorismo, con il coinvolgimento degli uffici antiterrorismo di Spagna e Francia coordinati dall'European counter terrorism centre di Europol. L'inchiesta ha accertato l'esistenza della cellula: gli indagati avevano contatti diretti dell'attentatore di Charlie Hebdo.

«TRA DUE MESI COMPRO ARMI»
L'inchiesta è partita da capo della cellula, Yassen Tahir, 25enne fermato a Reggio Emilia. Aveva attirato l'attenzione degli investigatori ad aprile del 2021, dopo la riammissione dalla Francia, dove era stato arrestato per il porto di grossi coltelli (40 centimetri di lama) in un luogo pubblico. I suoi account social (Facebook, Tik Tok e il canale YouTube) sono un inno alla violenza: nei video pubblicati con cadenza giornaliera lo si vede brandire machete e grossi coltelli, in casa o per strada. Mima il taglio della gola, indossando tunica nera e turbante, inneggia alla jihad, spesso comparendo a schermo insieme ad alcuni connazionali. Scandagliando tra i suoi contatti gli inquirenti hanno chiuso il cerchio. I sodali condividevano la stessa ideologia: estremismo islamico e odio per l'Occidente. Tahir cercava armi, un covo e che voleva reclutare altre persone. «Fammi lavorare due mesi, e poi troviamo una nostra Tana e facciamo il Gruppo Gabar qua in Italia». «Tra due mesi comincio a comprare delle armi»: assicurava a Raan Nadem detto il maestro, 33 anni, bloccato in Francia. Scandagliando tra i suoi contatti gli inquirenti hanno chiuso il cerchio sulla cellula terroristica. I sodali condividevano la stessa ideologia estremista islamica e antioccidentale. Oltre a manifestare vicinanza all'attentatore di Parigi. Molti di loro compaiono accanto a lui in una foto scattata ai piedi della Tour Eiffel due mesi prima dell'attentato. Pubblicata si social insieme alla scritta: «Abbiate un po' di pazienza... ci vediamo sui campi di battaglia».  Periodicamente gli indagati si davano appuntamento, soprattutto a Fabbrico (Reggio Emilia), dove Tahir si era nel frattempo stabilito e aveva trovato lavoro.

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Ultimo aggiornamento: 17:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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