Amiche uccise sul Terraglio a Preganziol dal bolide impazzito: Ronnie punta allo sconto di pena

Giovedì 24 Novembre 2022 di Maria Elena Pattaro
Chiesta la pena ridotta per Ronnie che ha ucciso in auto due amiche sul Terraglio
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PREGANZIOL (TREVISO) - Tragedia del Terraglio: la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per Ronnie Levacovic, il 25enne rom responsabile dell’incidente in cui morirono le due amiche Mara Visentin, 63 anni e Miriam Cappelletto, 51. Levacovic è accusato di duplice omicidio stradale aggravato dalla guida in stato di ebbrezza e dalla velocità. L’udienza preliminare è stata fissata per il 17 gennaio del 2023 e la difesa sta valutando un rito alternativo: patteggiamento o abbreviato, che permetterà all’imputato di beneficiare di uno sconto di pena. La Citroen C1 su cui viaggiavano le due donne fu tamponata a Preganziol dalla Bmw del giovane, che guidava ubriaco (con un tasso alcolemico di 1,05 grammi per litro di sangue) e sfrecciava a 125 chilometri orari in un tratto in cui vige il limite dei 70. «In quei pochi secondi ho distrutto la vita di due persone e ho cambiato per sempre la mia. È stata una tragedia» continua a ripetere Ronnie al suo avvocato, il legale Francesco Murgia. 


AI DOMICILIARI
Il 25enne si trova ora agli arresti domiciliari, nelle case popolari di via Bindoni, a Treviso. Porta addosso i segni dell’impatto, in cui era rimasto ferito in modo grave: Levacovic è in sedia a rotelle, i medici sono fiduciosi che possa tornare a camminare ma il percorso di riabilitazione sarà ancora molto lungo. Anche le ripercussioni psicologiche sono state notevoli: il giovane rom dice di non ricordare nulla dell’impatto. Le perizia cinematica eseguita dall’ingegner Pierluigi Zamuner su incarico del pm Giulio Caprarola aveva stabilito che la causa dell’incidente è stata la forte velocità con cui la Bmw di Ronnie aveva centrato l’utilitaria delle due amiche. L’esito degli esami tossicologici aveva accertato invece che l’automobilista era sotto l’effetto di alcol: Ronnie quella sera, dopo una cena fuori aveva riaccompagnato a casa moglie e figli e aveva preso il bolide per fare un giro sul Terraglio. 


LA BATTAGLIA LEGALE
Le due amiche, invece, entrambe di Preganziol stavano tornando a casa dal Bingo. Viaggiavano rispettando i limiti ma erano senza cinture: le avevano allacciate dietro la schiena per non far suonare l’apposito allarme all’interno della vettura. Una circostanza che, secondo il perito, non avrebbe comunque fatto la differenza. In altre parole, anche indossando correttamente la cintura, le due donne sarebbero morte comunque. Eppure proprio questa condotta sarà uno degli elementi sottolineati dalla difesa per provare a dimostrare il concorso di colpa, ferma restando la responsabilità del 25enne. «Chiediamo solo un processo senza pregiudizi» aveva più volte ribadito il legale. Amara invece la posizione delle famiglie, difese dallo Studio 3A: «Tra un po’ sarà colpa di mia madre e dovremmo pure chiedere scusa», era stato lo sfogo del figlio di Mara Visentin, dopo la perizia. Il violento impatto tra la C1 e la Bmw è stato collocato senza alcun dubbio nella corsia in cui viaggiava l’auto delle due donne e chiara è sempre stata la reciproca posizione assunta poi all’impatto. 

Ultimo aggiornamento: 17:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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