Albanese espulso: operaio, padre e marito modello prima dell'islam

Venerdì 6 Dicembre 2019 di Alberto Beltrame e Mauro Favaro
IL CASO VILLORBA. Operaio, padre e marito modello: chi era l'immigrato espulso prima di diventare integralista islamico
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VILLORBA (TREVISO) - Fino a pochi anni fa era un operaio modello, un padre di famiglia e un marito premuroso. Poi ha cominciato a frequentare un imam del Veneziano e si è radicalizzato, abbracciando le dottrine salafite. È stato tutto rapidissimo. Un percorso il suo che prima lo ha portato davanti al giudice per aver perseguitato la moglie, che obbligava a frequentare la moschea e minacciava di morte perché voleva vivere all'occidentale.

IL RACCONTO DELLA MOGLIE «Voleva impormi i precetti della sua fede integralista»

Poi, dopo la condanna per il reato di atti persecutori, all'espulsione dall'Italia perché considerato pericoloso per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica. Florian Saraci, 32enne di origini albanesi residente a Villorba, nel Trevigiano, è stato espulso, imbarcato mercoledì sera con un volo di sola andata per Tirana.
 
Ad eseguire il provvedimento, finalizzato alla lotta e alla prevenzione del terrorismo, gli agenti della Digos distrettuale di Venezia che, in collaborazione con la Digos e l'Ufficio Immigrazione di Treviso, dal 2017 stavano monitorando l'operaio, impiegato all'epoca in un'azienda di verniciatura di Villorba, dalla quale si era dimesso l'anno successivo dopo aver abbracciato le tesi più integraliste dell'Islam. Si era fatto crescere la barba, aveva iniziato ad evitare colleghe e a mostrare intolleranza nei confronti di chi professava una fede religiosa diversa dalla sua. Ma era soprattutto diventato aggressivo e violento nei confronti della moglie, che stanca di subire lo aveva lasciato e infine denunciato per stalking.

L'ARRESTO
Tutto ha inizio nel 2017. Più si avvicina alle dottrine radicali dell'Islam, più Saraci si allontana dalla moglie, sposata nel 2012, e della figlia. «Passava più tempo in moschea che a casa» ricorda l'ex datore di lavoro. E i suoi atteggiamenti nei confronti della donna, una connazionale che lavorava come parrucchiera in un salone di Spresiano, si fanno sempre più violenti. L'uomo le vieta di uscire di casa, di frequentare altre persone, addirittura di vedere i genitori, che risiedono in zona. E la costringe a seguirlo in moschea. Stanca di subire, lei decide di scappare, di andarsene di casa, ma lui non demorde e comincia a tempestarla di chiamate e messaggi, dandole della poco di buono solo perché parla con altre persone. «Perché ti trucchi come una p..., ti ucciderò», «Se ti trovo con altra gente ti sgozzo», «Non pensare di esserti liberata di me, ti lascerò invalida», «Per quel Dio ti sgozzerò, io non mento» le scrive, intimandole di mandargli foto per verificare dove si trovi. Finché un giorno le fa un'imboscata fuori dal posto di lavoro e l'aggredisce. È in quell'occasione che nei confronti del 32enne scattano le manette, con un'ordinanza eseguita lo scorso agosto dalla squadra mobile. Poi, a febbraio, arriva la condanna a un anno per il reato di atti persecutori, confermata in appello pochi giorni fa.

LA DECISIONE DEL PREFETTO
A conclusione dell'attività istruttoria, il Prefetto di Treviso ha così adottato il provvedimento di espulsione, firmato contestualmente alla revoca del permesso di soggiorno da parte dell'Ufficio immigrazione della questura di Treviso. «All'inizio abbiamo accolto un ragazzo estremamente tranquillo - raccontano i titolari dell'azienda di verniciature di Villorba in cui il 32enne lavorava fino a un anno fa -. Non faceva nemmeno il Ramadan e mangiava carne di maiale senza problemi. Poi, un paio di anni fa, è completamente cambiato. Si è radicalizzato con una velocità impressionante. Parlava solamente di Allah. Per lui era un'ossessione. Ed evitava i contatti con le colleghe». «La religione islamica è contraria a qualsiasi forma di violenza e di odio - commenta Bouchaib Tanji, referente della comunità islamica del Veneto -. Ancora di più nei confronti delle donne: prima di morire, il Profeta si è raccomandato di trattarle sempre bene. È questa la massima da seguire».
Alberto Beltrame
Mauro Favaro
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Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 16:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA