Giacomo, 7 giorni senza notizie e un mistero sempre più fitto: in campo per cercarlo droni, cani e anche cavalli

Venerdì 24 Settembre 2021 di Olivia Bonetti
L'appello lanciato dai genitori di Giacomo Sartori a Chi l'ha visto?

BORGO VALBELLUNA - Un esercito di soccorritori, con unità cinofile, elicotteri, droni e cavalli hanno battuto palmo a palmo ieri, 23 settembre, l’area attorno al luogo del ritrovamento dell’auto del tecnico informatico bellunese, Giacomo Sartori. Il 30enne era scomparso venerdì sera a Milano, dopo aver subito il furto dello zaino: 7 giorni senza aver dato notizie di sé. Le ricerche si concentrano nel comune di Casorate Primo, in provincia di Pavia, vicino all’agriturismo Cascina Caiella. Un territorio pianeggiante, fatto di campagne intervallate dalle tipiche boscaglie e campi coltivati con riso. Eppure del 30enne bellunese, originario di Mel, in comune di Borgo Valbelluna, non è stata trovata alcuna traccia.
«Noi ci aspettiamo di trovare una persona ancora in vita», dicono i vigili del fuoco, presenti al campo base delle ricerche, con un’unità di comando avanzata. La certezza è che sabato mattina il cellulare di Giacomo era acceso: ha agganciato due celle telefoniche una nella zona di Casorate nel Pavese, l’altra nella zona di Motta Visconti, nel Milanese. Ma il quadro diventa sempre più misterioso, tanto da far ipotizzare alla criminologa Roberta Bruzzone, ospite ieri alla Vita in Diretta su Raiuno, che avesse subìto una richiesta di tipo estorsivo per avere indietro la refurtiva. Sì perché in quello zainetto c’era il computer aziendale, il giovane lavora per il Centro Software s.r.l. Sempre il pc aziendale era stato rubato un mese e mezzo prima, dalla sua auto. È questa la chiave di tutto?

LA GIORNATA
Per tutta la giornata di ieri si sono rincorse le numerose le segnalazioni di persone con caratteristiche simili a Giacomo in tutto il nord Italia. Nei social girava in particolare l’immagine di una persona a Torino. Dalla prefettura di Pavia, dove è stato attivato il protocollo persone scomparse, spiegano: «Tutte le segnalazioni vengono verificate e nulla viene trascurato». Ma, a ieri sera, non c’era nessun avvistamento certo. Così l’unica via è continuare a cercare lì dove è stata trovata la Volkswagen Polo che Giacomo utilizzava per i suoi spostamenti. La vettura era chiusa a chiave e regolarmente parcheggiata, in quella zona della campagna pavese: dentro un ticket di pedaggio autostradale non pagato. Vicino al luogo del ritrovamento un canale, il Naviglio Bereguardo: 40 centimetri di acqua, controllati a vista dai soccorritori. A cinque chilometri in linea d’aria il fiume Ticino. Ma al momento non sono scesi in campo i sommozzatori: non si cerca nelle acque. Le battute si sono concentrate ieri nel raggio di un chilometro da parcheggio della vettura, a Cascina Caiella, più altre zone nell’area verso il Ticino.

LE RICERCHE
«Oggi al lavoro diverse unità di personale permanente e volontario dei vigile del fuoco - spiegava ieri il caposervizio al comando avanzato dei pompieri, Davide Cerilli - poi croce rossa, protezione civile e soccorso alpino. Per motivi contingenti abbiamo ritenuto di dover iniziare una bonifica con ricerche a terra. Abbiamo fatto anche delle valutazioni su corsi d’acqua, ma cose di poco conto. Noi ci aspettiamo di trovare una persona ancora in vita. C’è stato anche il sorvolo dell’elicottero e personale Sapr, intervenuti con i droni». In prefettura a Pavia ieri anche un briefing con i soccorritori e dal palazzo rassicurano: «Proseguiremo con le ricerche anche nei prossimi giorni». 

IN APPRENSIONE
Il fratello di Giacomo, Tommaso Sartori, ha lanciato un appello tramite le televisioni: «Stai tranquillo, va tutto bene noi ti aspettiamo: fatti sentire». E ieri in serata a Borgo Valbelluna è stato anticipato il consiglio comunale per permettere a tutti di partecipare alla veglia di preghiera organizzata nella chiesa di Mel, per stare vicini alla famiglia. Ma mano a mano che passa il tempo le speranze si affievoliscono: le indagini non tralasciano nessuna ipotesi, neanche scenari aggressione con morte o suicidio. Giacomo quel venerdì sera ha lasciato il bar di Milano, da solo, intorno alle 23.30. Tutti dicono che era molto scosso per il furto del computer, che non è stato ritrovato. Rinvenuto invece il portafoglio del ragazzo, con carte di credito e bancomat, nel parco vicino al locale.
 

Ultimo aggiornamento: 17:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA