Nella chat di sci immagini e video di atlete nude minorenni e immigrati torturati con l'effigie di Hitler e Mussolini: cacciato l'allenatore

Le giovani venivano filmate prima della doccia a loro insaputa. Il presidente della Fisi veneto: «Un incubo devastante». Sanzioni a 6 su 14

Domenica 3 Marzo 2024 di Valeria Lipparini
Nella chat di sci immagini e video di atlete nude minorenni e immigrati torturati con l'effigie di Hitler e Mussolini: cacciato l'allenatore

VERONA - Una chat sportiva che di “professionale” aveva ben poco. Doveva informare sull’attività agonistica di una squadra di sci nordico che fa parte della Fisi. Invece conteneva “immagini e video a contenuto pornografico e pedopornografico, anche di atlete minorenni e maggiorenni tesserate Fisi, senza il loro consenso”. Inoltre, circolavano “messaggi con precisi riferimenti al fascismo, al nazismo e al razzismo” secondo quanto stabilito dalla giustizia sportiva che ha chiuso il processo Federale in capo all’allenatore della squadra, Marco Corradini, un 38enne ex marine, militare del IV Reggimento Alpini paracadutisti di stanza a Verona, con sei mesi di sospensione dall’attività e il ritiro della tessera.

Mentre dei 14 atleti - due minorenni, gli altri tra i 14 e i 21 anni - 9 sono stati assolti (“perchè si sono limitati a essere presenti nella chat senza postare nulla”) 4 sanzionati con l’ammonizione e 2 minorenni con la squalifica a 1 mese e a 1 mese e 10 giorni.

L’INCUBO

«È stato un incubo. A dir poco devastante» è il commento del presidente della Fisi Veneto, Roberto Visentin. Per lui, che al mondo dello sport ha dedicato passione, energia e tempo, venire a sapere dell’esistenza della chat denominata Francesco Totti - ma che con il “Pupone” non ha nulla a che spartire - è stato un duro colpo che gli ha tolto il sonno. Era finito anche lui nell’inchiesta sportiva, insieme alla vicepresidente del Comitato regionale Fisi, ma sono stati entrambi assolti «perché hanno sostituito l’allenatore appena sono venuti a conoscenza» della chat della vergogna. «Il mondo dello sport per me non è questo. Mi fa male sapere che ci sono atteggiamenti e situazioni che non rispettano i capisaldi dello sport, cioè la lealtà, la correttezza, la probità» sottolinea Visentin.

La chat dello scandalo era stata creata dai giovanissimi atleti di skiroll e sci da fondo e, in un secondo tempo, era stato inserito l’allenatore. I messaggi, da goliardici e di informazione dell’attività agonistica, erano presto diventati quello che i magistrati federali definiscono «pubblicazione di contenuti illeciti e sconvenienti». C’erano fotografie rubate di atlete, anche minori, mentre si cambiavano negli spogliatoi, in mutandine e reggiseno. E, sempre a loro insaputa, venivano filmate prima della doccia in pose che poco lasciavano all’immaginazione e il materiale veniva postato. C’erano anche foto e immagini di tipo razzista e xenofobo. Insieme all’effigie di Hitler e Mussolini, filmati scaricati dal web con immigrati torturati o bullizzati.

LE TRE INCHIESTE

Oltre all’inchiesta sportiva è in corso un’inchiesta penale, condotta dalla Procura presso il Tribunale di Verona. Il sostituto procuratore, Raffaele Tito, ha aperto un fascicolo, per ora solo a carico dell’allenatore, ma che potrebbe riservare alcune sorprese. La posizione di due minorenni potrebbe, nei prossimi giorni, diventare oggetto di un’informativa alla Procura dei minori competente. E poi, c’è in ballo una terza inchiesta, aperta dalla Procura militare in capo sempre all’allenatore in considerazione del fatto che lui è un militare.

A dare il “la” alle indagini è stato un ragazzo che ha mostrato il contenuto della chat ai genitori. È successo il putiferio. Uno degli screeshot dello scandalo è stato girato allo sci club. «Il giorno dopo, era l’8 marzo dello scorso anno, era stato informato anche il Comitato federale dell’esistenza della chat “Totti” che assolutamente non era ufficiale perchè il Comitato informa le società per gli atleti convocati attraverso mail. L’allenatore è stato immediatamente rimosso» spiega il presidente regionale Fisi, Visentin. Ed emerge che l’allenatore, in concomitanza alla sospensione dall’incarico, «ha postato un messaggio di congedo ai ragazzi il cui contenuto risulta gravemente censurabile» scrivono i magistrati Federali. «Ciò dimostra la sua incapacità di prendere coscienza delle gravi condotte poste in essere» rimarcano i giudici sportivi. E concludono: «A detto tesserato non possono concedersi le attenuanti generiche in quanto deve essere valorizzata la sua posizione di riferimento dei giovanissimi atleti, assimilabile a quella degli insegnanti, sia con riferimento alla sussistenza di una posizione di garanzia, sia alla responsabilità maggiore proprio relativa alla posizione di “responsabile” del gruppo di atleti». Un cattivo maestro, insomma, per la procura sportiva.

Ultimo aggiornamento: 09:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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