Dogman bocciato Addio corsa all'Oscar

Mercoledì 19 Dicembre 2018
IL CASO
Sulla strada degli Oscar, Dogman finisce la corsa alla prima fermata. L'Academy ha annunciato i 9 film stranieri che restano in gara per la statuetta (da qui saranno ulteriormente scremati fino alle 5 candidature ufficiali il 22 gennaio) e l'Italia scompare dai radar. Tutto previsto? Forse sì, nel senso che Dogman resta un film potente, desolato ed esteticamente rilevante, firmato da Matteo Garrone, cioè il regista più importante della sua generazione, su un uomo mite e disperatamente solo che per delusione affettiva diventa crudele; ma probabilmente anche distante dalle urgenze contenutistiche che oggi sembrano primeggiare dall'altra parte dell'Oceano.
DELUSIONE E RIMPROVERI
Ma sarebbe stato probabilmente lo stesso per Lazzaro felice di Alice Rohrwacher, anche se adesso è già partita la campagna di rimproveri da parte di chi allora lo sosteneva, perché da noi l'importante è sempre avere qualcuno con cui prendersela. In realtà non è tanto la qualità del cinema italiano a essere messa in discussione, che comunque non riesce da tempo a esprimere opere di respiro internazionale e tematiche forti sul presente, almeno in quella grande produzione e distribuzione che possa arrivare a un pubblico vasto.
LA CRISI
Il nocciolo sembra semmai, paradossalmente, essere sempre quello (rimanendo ovviamente in ambito Oscar) ed è più rivolto a chi osserva e non a chi crea: dell'Italia si continua a privilegiare un'immagine identificativa che appartiene al passato, una realtà più oleografica che veritiera e d'altronde scomparsi i grandi maestri, da Fellini a Visconti, da Antonioni a De Sica, negli ultimi decenni a vincere l'Oscar per l'Italia sono stati Tornatore (Nuovo cinema Paradiso), Salvatores (Mediterraneo), Sorrentino (La grande bellezza), che confermano, per motivi diversi, quanto detto; e Benigni (La vita è bella), per il quale concorrono anche motivi di straripante simpatia personale, almeno all'epoca (era il 1999).
PRODUZIONE DEBOLE
Detto questo è logico che di fronte all'elenco dei promossi alcuni film risultino superiori per forza e rappresentazione di Dogman, da Roma di Alfonso Cuarón, ultimo Leone d'oro e grande favorito alla vittoria finale, a Un affare di famiglia di Hirokazu Kore-eda, ultima Palma a Cannes; da Cold war del polacco Pawe Pawlikowski, trionfatore agli ultimi Efa europei e da oggi nelle sale italiane, a Burning, un noir coreano di Lee Chang-dong, apprezzatissimo a Cannes, fino al già più discutibile Opera senza autore del tedesco Florian Henckel von Donnersmarck. Di sicuro gridano vendetta la scelta di Ayka del kazako Sergey Dvortsevoy, grezzo scandaglio di una donna kirghisa a Mosca con una propensione al martirio calcolato a effetto, e soprattutto Capharnaüm della libanese Nadine Labaki, il film più vergognosamente ricattatorio degli ultimi 20 anni sull'infanzia umiliata, dove tutto è fintamente poetico.
GLI ALTRI ESCLUSI
D'altronde oltre al nostro Dogman sono rimasti fuori altre opere interessanti come Girl del belga Lukas Dhont, Tramonto dell'ungherese László Nemes, L'albero dei frutti selvatici del turco Nuri Bilge Cylan, tutte meritevoli comunque di entrare nella ristretta lista dei nove.
C'è delusione comunque in casa Rai, come ha spiegato l'ad di Rai Cinema Paolo Del Brocco: «Ci dispiace ovviamente, ma siamo comunque a fianco di un genio del cinema. Il film ha avuto tanti riconoscimenti a cominciare da Cannes. Sapevamo che era un anno difficile, con competitor di grande valore, ma tra quei nove potevamo starci. Pur non possedendo i budget di Netflix e Amazon la campagna per entrare nella shortlist è stata fatta, organizzando a New York e a Los Angeles le proiezioni e anche Marcello Fonte è andato in America a promuovere il film».
GARRONE SI CONSOLA
Garrone si consola sicuramente con i riconoscimenti (Cannes ed Efa) andati alla straordinaria prova attoriale appunto di Marcello Fonte e soprattutto con l'inizio dei lavori per il suo nuovo film Pinocchio. L'italia agli Oscar proverà a portare a casa qualche premio tecnico con Suspiria di Luca Guadagnino (trucco e acconciature di Fernanda Perez; miglior canzone originale con Suspirium di Thom Yorke): lo sapremo nella notte del 24 febbraio.
Adriano De Grandis
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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