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Eccezionale fiuto per i talenti: la meglio gioventù del "re Mida" Pieraldo Celada

L'uomo che firmò gli anni d'oro del basket mestrino

Lunedì 20 Giugno 2022 di Stefano Babato
Eccezionale fiuto per i talenti: la meglio gioventù del "re Mida" Pieraldo Celada
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Viaggiava esclusivamente in Mercedes perchè diceva che delle altre non si fidava ed è stato uno dei primi manager a comprendere le reali potenzialità della tecnologia applicata al lavoro. Anche se la differenza la faceva sempre il suo naso. Dicevano che era avanti di vent'anni rispetto a tutti. Soprattutto coloro che salivano nella sua auto prestando attenzione nell'appoggiare il fondoschiena al posto giusto perchè da qualche parte c'era sempre una specie di fax pronto a trasmettere e a ricevere a ogni ora del giorno e della notte. Sulla sua Mercedes sono transitati centinaia di nomi di giocatori, di appuntamenti, di cifre, di affari, di traffici, insomma di tutto e di più.

Pieraldo Celada, l'uomo che portò Mestre nella sua massima dimensione cestistica, assomigliava idealmente a re Mida. Perchè tutto ciò che toccava diventava oro. Nessuno come lui riusciva a fiutare il profumo del talento, a riconoscerlo, a lanciarlo, anche sei poi a consacrarlo erano sempre gli altri perchè, come un buon giocatore in borsa, riusciva a vendere a 1000 ciò che aveva acquistato a 10. Con delle forti controindicazioni ovviamente. Perchè la sua forza (la competenza) coincideva sempre col suo limite (la necessità di monetizzare) per la disperazione di chi (i tifosi) ogni santo anno si trovava a mangiarsi le mani vedendo sparire i pezzi più pregiati destinati a chi aveva più pedigree e più denaro.
Pieraldo Celada non approdò a Mestre per caso. Alla fine degli anni 70 la città si trovò con un palasport nuovo di zecca (l'allora Cavergnaghi, ora Taliercio) e con una squadra, la Vidal, piombata in serie B dopo lo spareggio di Trieste perso contro Udine. Quell'omone, allora alla guida di un'Alessandria appena promossa in A2, intuì che tra i veleni di Mestre e Porto Marghera scorreva anche del dolcissimo nettare alimentato da una passione, da un tessuto sociale (allora migliaia di giovani) e da una situazione politica ed economica che non remava certo contro. Erano gli anni della Milano, ma anche della Venezia da bere.

A MESTRE
Insomma, la nuova scommessa, la grande opportunità era lì, a portata di mano. Non ci pensò due volte. E così in un amen la Superga Alessandria diventò nel 1978 la Superga Mestre.
Forti, Teso, Pilutti, Coldebella, Casarin, Ancilotto sono solo alcuni dei grandi talenti lanciati da Alì Babà Celada. In tanti lo chiamavano così alludendo alla fiaba di origine persiana. E ci fermiamo alla prima parte del titolo. Una specie di diavolo e di acqua santa capace di colpi straordinari, al di là di ogni immaginazione come quando nel 1983 riuscì a piazzare Paolo Lanza a Trieste per la modica cifra di un miliardo. Sì, avete letto bene, un miliardo di lire!
In quegli anni a Mestre migliaia di giovani vivevano a pane e basket. E Pieraldo ci sapeva fare con i giovani. Le sue mani stringevano l'intero mercato e non c'era competizione giovanile in cui Celada non fosse presente. Arrivava con la sua immancabile Mercedes, scendeva e bastava un nano secondo per ritrovarsi attorniato da dirigenti e addetti ai lavori di ogni tipo e grado. Aveva lo stesso effetto del miele sulle api. Semplicemente perchè gli veniva riconosciuta competenza. Difficilmente si sbagliava anche se inevitabilmente non tutti i suoi boccioli poi sono realmente diventati delle splendide rose. Ma tanti sì!

LIBRICINO

Custodiva tutto in un libricino che sistemava nel porta oggetti, sotto il cruscotto. Ne era ovviamente gelosissimo, ma al momento giusto trovava tempo e modo per farti un regalo anche se sapevi benissimo che in quel momento ti stava abilmente usando. Ma come di dice... una mano lava l'altra e alla fine della fiera faceva comodo a tutti.
Succedeva soprattutto nei lunghi viaggi. Sosta al Mottagrill di una delle tante autostrade percorse per firmare questo o quel contratto. Scendeva dall'auto e prima di andare a cambiare l'acqua... ti diceva: "Giovane... se quando torno ti trovo col quaderno in mano, te la taglio quella mano". Che in realtà era un esplicito invito a guardarlo quel quaderno zeppo di nomi e cognomi pronti a finire in questa o quella squadra. Che per me era come scoperchiare il vaso di Pandora. Cosa che facevo puntualmente e soprattutto velocemente prima che Pieraldo tornasse con l'aria di chi sapeva benissimo cosa fosse successo in quei 5 minuti.

Se è vero che è sempre stato un gran affarista e che ha guardato spesso al proprio tornaconto (ma chi non lo fa?), nessuno però può negare che Celada sia riuscito a portare a Mestre dei giocatori straordinari a partire da Chuck Jura letteralmente scippato alla Reyer grazie a una capacità di persuasione e una valigetta materialmente colma di dollari sventolata in Svizzera davanti allo sceriffo del Nebraska in una notte di mezza estate. Quanto bastò per convincere Jura a non oltrepassare il ponte della Libertà e a scrivere le pagine più belle e indimenticabili del basket mestrino nei primissimi anni 80 assieme a John Brown. Senza scordare un paio di anni prima Wingo ed Harris, un vero piacere per gli occhi. Ma la lista di giocatori e tecnici di altissimo livello scoperti da Alì Babà è lunghissima!
Con lui e con il suo braccio destro Bruno Burcovich, Mestre visse più o meno un decennio indimenticabile tra continue gioie e delusioni, tra illusioni e disillusioni, sempre in altalena, fino a quando nell'estate del 1988 riunì armi e bagagli lasciando Mestre e sbarcando a Desio dove vi rimase fino al 1994.
Quando Celada se ne andò da Mestre furono in molti a credere o pensare che ci sarebbe stata la coda per rilevare il club, una società apparentemente appetibile che continuava a sfornare talenti, una piazza appassionata e vitale. Come non abbracciarla? Insomma furono davvero in tanti allora a voltar pagina con il sorriso sulle labbra prevedendo un futuro radioso. Ma si sbagliavano.
Il tempo da lì a poco raccontò infatti una storia diversa che segnò il crepuscolo del Basket Club Mestre. Un lungo silenzio prima della rifondazione datata 2009.
Un crepuscolo che nel 1996 si trasformò in una notte senza stelle quando Pieraldo Celada trovò la morte in un incidente stradale a soli 53 anni lasciando la sua ideale eredità...un'infinita onda di emozioni, di ricordi e la certezza di aver fatto innamorare del basket un'intera generazione.

Ultimo aggiornamento: 16:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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