Picchiata selvaggiamente davanti alla figlia di 4 anni, marito-orco via da casa

Domenica 12 Luglio 2020 di Monica Andolfatto

MESTRE - L'incubo è finito. Almeno per il momento. Basta pugni, schiaffi, umiliazioni, paura e senso di abbandono e solitudine. Suo marito è stato allontanato da casa con il divieto di avvicinarsi anche ai luoghi che la moglie frequenta insieme alla bimba di appena 4 anni. È stato di gip di Venezia a emettere il provvedimento sulla base dei riscontri raccolti dai carabinieri di Mestre che, per primi, hanno ascoltato il grido di aiuto di questa 33enne terrorizzata da mesi di sevizie e che, non senza fatica, ha trovato il coraggio di denunciare il marito, coetaneo, entrambi di nazionalità romena.

CONVIVENZA FORZATA
Lo sfondo purtroppo è simile a tanti altri di violenza domestica, consumata fra le pareti di casa che diventano perimetro di una cella: stavolta di diverso c'è il lockdown che ha fatto aggravare velocemente condizioni di vita familiare che già avevano mostrato qualche crepa. Mesi di convivenza forzata che l'uomo, operaio in un'azienda locale, ha trascorso anche esagerando con l'alcol con il risultato di far esplodere un'indole manesca e brutale che con ogni probabilità era solo latente.
Non è una caso infatti che la 33enne abbia telefonato al 112 alla fine di aprile, quando cioè altre fabbriche avevano riaperto le attività e il suo compagno aveva ripreso a uscire per recarsi al lavoro. Avvicinata dai militari della caserma di via Miranese dove ricordiamo è attrezzato uno spazio, Una stanza tutta per sé, dedicato a donne e minori vittime di violenze la 33enne ha raccontato i suoi giorni da prigioniera in casa in balìa dell'uomo che aveva sposato credendo fosse il grande amore. Dalle piccole grandi umiliazioni fino alle botte gratuite e crudeli, spesso davanti agli occhi della loro piccola, spaventata a morte e in lacrime.

IL CULMINE
L'ultimo episodio è stato il più doloroso sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista psicologico. Minuti che sono sembrati eterni e nel corso dei quali la 33enne ha pensato più di una volta di potere anche soccombere. Dalle offese, alle urla, agli insulti, fino alle percosse tremende, agli spintoni: e lei che incapace di difendersi che veniva spinta a terra, sbattuta sul pavimento, contro i mobili. Al termine di quella sorta di pestaggio è stato necessario andare al pronto soccorso: contusioni e lividi sul corpo, anche sul volto, e poi la frattura della mano. I medici hanno subito capito che non si trattava di una banale caduta, giudicando le lesioni guaribili con una prognosi superiore ai 40 giorni. 
Il quadro investigativo è stato subito chiaro, il tempo di ricostruire la successione degli eventi e di evidenziare altri elementi di prova e per l'apertura immediata del procedimento penale nei confronti del 33enne rumeno con l'applicazione della misura interdittiva da parte del giudice per le indagini preliminari lagunare. «Il contrasto alla violenza di genere e l'ascolto delle vittime di atti persecutori si legge nella nota diffusa dalla Compagnia di Mestre - rappresenta per i carabinieri una priorità istituzionale perseguita con ogni risorsa e mezzo messo a disposizione dalla legge».
 

Ultimo aggiornamento: 11:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA