​Sfregiato al processo: stop agli imputati in aula, ora solo in videoconferenza

Domenica 2 Ottobre 2022 di Nicola Munaro
Paolo Pattarello durante il processo a Mestre

VENEZIA - Venerdì è stata l'ultima volta degli imputati in aula nell'udienza preliminare dell'operazione Papillon, con cui a dicembre era stata smembrata l'idea di riportare in vita la Mala del Brenta: è la decisione del giudice Benedetta Vitolo che ieri ha disposto la videoconferenza per i prossimi appuntamenti.
Ed è anche l'effetto della coltellata sferrata venerdì pomeriggio da Paolo Pattarello, 74 anni, considerato uno dei capi dell'organizzazione criminale, a Loris Trabujo, 53 anni, l'imprenditore veneziano nel settore dei trasporti acquei accusato di essere il numero due della presunta associazione per delinquere di stampo mafioso, nonché autore di numerose rapine. Pattarello ha ferito il cinquantatreenne con un coltellino rudimentale dopo averlo colpito con un pugno e avergli dato dell'«infame». I due erano insieme in una gabbia all'interno dell'aula bunker di Mestre e Trabujo aveva appena chiesto di essere ammesso al processo in abbreviato, che concede uno sconto.
«I detenuti ad alta sicurezza sono soggetti a perquisizione al momento dell'uscita dal carcere - commentava ieri il presidente del tribunale di Venezia, Salvatore Laganà -. Quanto successo è un fatto grave e certamente non doveva succedere: è compito della polizia penitenziaria provvedere alla sicurezza e al controllo dei detenuti. Per tutto il tragitto dal carcere al tribunale, dopo la perquisizione, il detenuto deve essere controllato a vista da chi lo scorta. Io acquisirò gli atti dell'inchiesta penale e di quella amministrativa».


IN ISOLAMENTO
Così nell'inchiesta che la procura di Venezia ha aperto, acquisendo già le telecamere interne all'aula bunker, oltre a Pattarello (che rischia l'accusa di tentato omicidio) potrebbero essere coinvolti i responsabili della scorta del settantaquattrenne, in carcere a Vicenza sotto stretta sorveglianza, e da ieri - così come Trabujo, nel penitenziario di Tolmezzo - in isolamento per evitare (a entrambi) le ricadute di un gesto (fatto o subito) di un alto valore simbolico all'interno della comunità carceraria. Perché l'«infame» gridato da Pattarello a Trabujo, e poi lo sfregio, sono figli dell'interrogatorio rilasciato dall'imprenditore al pm Giovanni Zorzi in cui il cinquantatreenne si assumeva la responsabilità delle rapine ma scaricava Pattarello e Gilberto Boatto (ex capo dei Mestrini della banda di Felice Maniero e ritenuto il deus ex machina della rinascente Mala) dicendo di non aver nulla a che fare con loro e con la presunta restaurazione al Tronchetto di Venezia.


IL TRADIMENTO
Un interrogatorio che, seppur vuoto di contenuti processuali, sarebbe suonato come un tradimento alle orecchie di Pattarello. Mentre Boatto, per bocca del suo legale Giorgio Pietramala, ha detto di non aver nulla a che fare come mandante, o quantomeno attraverso una silente approvazione, con lo sfregio davanti al giudice. «Perché?» ha chiesto più volte Trabujo al suo avvocato Stefania Pattarello (semplice omonimia con Paolo Pattarello). Possibile che Trabujo stesso venga sentito dal pm, come vittima del reato.
«Non c'è un problema di sicurezza, ma se tutti fossero stati seduti a fianco del proprio difensore con uno o due agenti dietro si sarebbe garantita meno commistione e più controllo», ha commentato Renzo Fogliata, presidente della Camera penale di Venezia.

 

Ultimo aggiornamento: 09:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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