Nuova mafia in Veneto: il Tronchetto liberato dalla "Mala" in attesa di altri capi

Domenica 5 Dicembre 2021 di Maurizio Dianese
Tronchetto a Venezia
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VENEZIA - Il Tronchetto è già in lockdown. Il Covid non c'entra, il lockdown è giudiziario, stavolta, provocato dalla maxi retata che nei giorni scorsi ha fatto piazza pulita della banda dei cosiddetti mestrini che per anni ha controllato i flussi turistici di Venezia. Il risultato del lockdown giudiziario è però identico a quello di due anni fa, quando il Tronchetto dalla sera alla mattina si era svuotato, come d'incanto. In questi giorni è la stessa cosa. Non c'è anima viva al terminal e i pochissimi turisti che arrivano vengono lavorati solo dagli uomini di Luciano De Rossi detto Pippo che nell'inchiesta dei Ros di questi giorni è contemporaneamente vittima e indagato. I mestrini infatti si facevano pagare la tangente per lasciarlo in pace e lui emetteva fatture false a favore dei mestrini.


De Rossi riempie qualche lancione, al massimo, lasciando a secco come al solito l'Actv, ma questa non è certo una novità. L'unica novità è che prima De Rossi, come tutti gli altri, doveva pagare per imbarcare i turisti sulle sue barche e invece adesso può lavorare senza problemi. Così come i tassisti regolari che improvvisamente in questi giorni stanno riapparendo al Tronchetto, un posto dove non mettevano motoscafo da secoli. Per il resto è calma piatta, anche se va detto che questo è sempre stato periodo tranquillo, che dura più o meno fino al Carnevale, al terminal turistico più gettonato di Venezia, periodo da dedicare ai viaggi all'estero, soprattutto sulle spiagge della Thailandia o dell'America del Sud, a spendere la montagna di soldi fatti durante l'anno.


MIAMI

E infatti anche Loris Trabujo, il capo giovane della banda dei mestrini guidata dal capo vecchio e cioè Gilberto Boatto, è stato arrestato al rientro da Miami. Ma lui non è l'unico della sua banda che è andato ad abbronzarsi a spese dei pellegrini arrivati in veste di turisti a Venezia. E di sicuro, fra un drink in spiaggia e una gitarella a far shopping, più di qualcuno sta pensando, mentre si gode il tramonto ai Caraibi, se sia il caso di prolungare il soggiorno, se non altro per capire se qualcuno degli arrestati ha deciso o no di vuotare il sacco ovviamente dando per scontato che qualcuno parlerà. In quel caso, si sa, le porte della galera tornerebbero ad aprirsi. I più preoccupati sono quelli che lavoravano con Loris Trabujo e sono una trentina, tra intromettitori, capitani e marinai. Tra loro personaggi storici del Tronchetto come Lorenzo Ambrosi detto magnamacchine che pure è stato intercettato dai carabinieri mentre si incontrava proprio con Luciano De Rossi, ma sicuramente solo per bere un caffè in compagnia. Era il 16 settembre 2016 e Ambrosi assieme allo scomparso Gianpaolo Pillot si era visto con De Rossi il quale, un paio di mesi dopo, aveva incontrato i capi veri e cioè Trabujo e Boatto: quest'ultimo alla fine gli consigliava di non preoccuparsi, «vedrai che fra poco lavori meglio, ascolta, dagli mille euro al mese».


Funzionava così, con una variazione di pizzo in base al periodo, lavoravi tanto pagavi tanto, lavoravi poco pagavi poco. Ma in ogni caso, oltre a pagare, dovevi sapere che il traffico di turisti lo dirigeva uno e uno solo e cioè Trabujo. O, meglio, l'uomo che per conto di Trabujo riempiva i lancioni. Anche lui un personaggio storico del Tronchetto, finito come Trabujo nella prima inchiesta, quella del pm Ancillotto - giudice era Barbara Lancieri - che si era concluso con una raffica di condanne, poi diventate una raffica di assoluzioni in Appello. Ebbene, anche il capo degli intromettitori è sparito. E senza di lui il Tronchetto non gira né oggi né mai. È stato lui a fare grande la parte turistica del clan dei mestrini piazzando intromettitori ovunque. In tutti i piani del parcheggio multipiano. Davanti a tutte le porte di uscita del parcheggio. Nel piazzale dei bus. All'entrata del people mover. All'imbarcadero Actv. E infatti non c'era turista che sfuggisse alla rete stesa dagli intromettitori che lavoravano per quest'uomo il quale a sua volta lavorava per Trabujo.


POST COVID

Insieme avevano capito che il mondo del nuovo turismo, cioè quello post covid, il turismo fatto di famiglie, di coppie, di gruppetti di amici, sarebbe ripartito proprio dagli intromettitori. Sono loro che da mesi hanno in mano il rubinetto che regola l'afflusso agli imbarcaderi e Trabujo li aveva messi tutti sotto il suo cappello, grazie al suo braccio destro piazzato nel mondo degli intromettitori. E adesso, arrestato Trabujo, che cosa succederà? Tutti sono in cerca, con calma visto che prima di febbraio il turismo non riparte, di nuovi punti di riferimento. E il primo in assoluto è il Cocco cinese e cioè Otello Novello, il quale possiede con le sue due società, più una terza intestata ad un prestanome, quasi venti lancioni. Una flotta che è ferma da due anni e che aspetta solo di accendere di nuovo i motori e ricominciare a macinare milioni su milioni di euro.


Ma stavolta anche il Cocco cinese, che in questa inchiesta addirittura figura come parte lesa visto che la banda dei mestrini gli estorceva mensilmente tra i 3 e i 6 mila euro, bruscolini per una azienda come la sua, dovrà fare i conti con il capo degli intromettitori di Trabujo, il quale ha lasciato sul campo qualcuno dei suoi a presidiare anche in questi giorni un deserto che però non può essere abbandonato. Intanto, con tutti i riflettori puntati sul Tronchetto, i più furbi stanno guardando con grande interesse a Punta Sabbioni, un terminal che ormai sta superando il Tronchetto sia come volume di affari che come presenza di cosche malavitose. Anche in questo Trabujo aveva dimostrato di avere vista lunga, tant'è che a Punta Sabbioni si era posizionato molto bene, andando anche ad insidiare posizioni storicamente solide, grazie agli accordi con gli albanesi. Ed è chiaro che al capitolo Tronchetto da qui in avanti bisognerà iniziare ad aggiungere il capitolo relativo a Punta Sabbioni.
 

Ultimo aggiornamento: 19:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA