Beraldo, l'amministratore delegato di OVS: «Vesto l'eclettismo di tutte le donne»

Venerdì 17 Settembre 2021 di Veronica Timperi
Stefano Beraldo

La moda è fatta di ritorni e di storie in cui si intrecciano sartorialità e tradizione. È il caso di Stefanel, un brand storico italiano che sembrava destinato a scomparire a causa della concorrenza con grandi retailer come Zara e H&M ma che a marzo è stato acquisito dal gruppo OVS SpA (che annovera già OVS, OVS Kids, UPIM, BluKids e Croff) grazie all'operato dell'ad Stefano Beraldo, manager veneto che ha rivoluzionato il marchio riposizionandolo e dandogli un aspetto più glam, pur mantenendo la sua identità. Nato a Mestre nel 1957, Beraldo vanta una grande esperienza manageriale e finanziaria tra risanamenti, cessioni e acquisizioni, che lo ha visto passare dalle Edizioni Holding dei Benetton all'azienda di elettrodomestici De Longhi, fino all'arrivo come ad nel Gruppo Coin nel 2005, holding che inglobava anche OVS. Nel 2014 OVS viene scorporata da Coin e lui ne diventa amministratore delegato, portando una ventata di novità con una moda fresca ed effortless, chic senza sforzo.

Lei veniva dalla finanza, come è stato avvicinarsi al mondo della moda?
«È stata una bella sfida. Appena entrato in OVS sono andato a trovare Elio Fiorucci che non conoscevo di persona. Volevo che mi aiutasse a catturare una clientela giovane che a quel tempo non entrava nei nostri negozi. Mi disse che riteneva OVS distante dal suo mondo. La sua risposta mi fece arrabbiare così tanto che mi dondolai su una sedia restando pericolosamente in equilibrio e per non cadere a terra mi procurai uno strappo alla schiena. Da lì nacque tra noi una lunga e proficua collaborazione professionale, oltre che una grande amicizia».
L'idea di rilevare Stefanel come è nata?
«Stefanel è un marchio con un heritage di grande valore, soprattutto nella maglieria che è il suo punto di forza. Per il nostro gruppo è importante perché ci porta a dialogare con pubblici diversi».
È un brand dalla storia affascinante, soprattutto per un veneto come lei.
«Ha una storia avvincente. Nasce nel 59 a Ponte di Piave in provincia di Treviso, un territorio che conosco molto bene, dall'idea di Carlo Stefanel, che fonda, con i soldi prestati da un amico, il Maglificio Piave, che dopo la tragica alluvione nel novembre 1966, viene completamente ricostruito. Nel 1980 apre a Siena il primo negozio Stefanel. Nel 1982 la boutique di Parigi, primo punto vendita all'estero e nel 1983 Stefanel diventa la ragione sociale della società. È un marchio simbolo del made in Italy, autentico, e mi piace pensare che riuscirò a farlo tornare attuale come lo è stato in passato».
Sarà diverso dallo stile che abbiamo conosciuto sinora?
«Stiamo cercando un punto d'incontro tra valori, heritage e lo spirito eclettico che caratterizza la donna di oggi. È molto trasversale e si rivolge a tipologie femminili diverse in quanto ad età, professione, personalità. Quindi da un lato tradizione e dall'altro contemporaneità. Abbiamo attinto dall'archivio per capi adatti a una donna che lavora e che quando esce si ritrova con gli amici. Il prodotto mantiene le caratteristiche premium, in termini di qualità e di design, ma con un prezzo che è inferiore almeno del 30% rispetto a dove si collocava negli ultimi tempi».
Quale sarà il mood?
«La collezione si distingue per la ricerca di versatilità, di facilità d'uso. Ci saranno quindi capi d'archivio come i lunghi cardigan, ma anche le felpe cropped, i cappotti e le camicie in seta. Un fit in alcuni casi più giovane e in altri più slow, con una visione aperta che lascia spazio alla femminilità. Anche nella palette colori, oltre ai toni neutri che hanno sempre caratterizzato il brand, abbiamo inserito colori più vivaci».
Cosa sta facendo la sua azienda per la sostenibilità?
«Penso che essere trasparenti agli occhi del consumatore sia uno step fondamentale in questo lungo percorso che abbiamo intrapreso. Quest'anno OVS è stata inserita al primo posto nel ranking del Fashion Transparency Index di Fashion Revolution, movimento globale che incoraggia l'industria della moda al rispetto dei diritti umani e dell'ambiente in tutte le fasi del ciclo produttivo. Inoltre è stata selezionata tra le 10 best practice più rilevanti e innovative al mondo nel Report 2020 Circular Fashion System Commitment di Global Fashion Agenda grazie all'implementazione dell'indice di circolarità del prodotto. Siamo infatti tra le pochissime aziende al mondo a calcolare e pubblicare dati specifici sull'impatto ambientale dei capi».
Quanto è difficile fare moda in tempo di Covid?
«Sono cambiati i parametri, le evoluzioni sono più veloci e bisogna essere pronti a interpretare e a anticipare i cambiamenti. Gli abiti di domani punteranno alla qualità, a durare nel tempo e ad attraversare le generazioni».

Ultimo aggiornamento: 18 Settembre, 13:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA