Corvo della Curia, a giudizio l'ex manager e il tecnico informatico

Giovedì 22 Luglio 2021 di Gianluca Amadori
Corvo della Curia, a giudizio l'ex manager e il tecnico informatico

VENEZIA - Si aprirà a fine anno, il 17 dicembre, il processo a carico dei due imputati accusati di diffamazione nella vicenda relativa alle imprese del corvo della Curia veneziana che, per molti mesi, tra gennaio e agosto del 2019, ha denigrato e offeso pesantemente il Patriarcato e i suoi sacerdoti attraverso volantini affissi nella zona compreso tra Rialto e San Marco.
Ieri mattina, alla Cittadella della giustizia di piazzale Roma, a Venezia, la giudice per l'udienza preliminare Francesca Zancan ha disposto il rinvio a giudizio di Enrico Di Giorgi, 76 anni, ex manager milanese alla Montedison di Marghera, con casa a Venezia, e di Gianluca Buoninconti, 55 anni, tecnico informatico di Milano, indicati dalla Procura come gli autori degli scritti diffamatori.


16 PARTI CIVILI
Contro di loro si sono costituiti parte civile in sedici, tra cui il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, il suo vicario, Angelo Pagan, e lo stesso Patriarcato (assistiti dall'avvocato Pierpaolo Bottino di Genova), nonché numerosi sacerdoti citati nei volantini e il docente di scienze religiose Alessandro Tamborini, assistiti dagli avvocati Andrea Bodi, Piero Coluccio, Stefano Tigani, Sarah Franchini, Teresa Lo Torto e Antonio Alessandri. Tutti sono intenzionati a chiedere la condanna dei due imputati al risarcimento dei danni provocati alla loro onorabilità.
La difesa di Buoninconti e Di Giorgi, rappresentata dagli avvocati Giovanni Trombini e Giacomo Montanari, non ha chiesto alcun rito alternativo, con l'intenzione di difendersi a dibattimento, dove potrà appellarsi alla recente decisione della Corte costituzionale che in materia di diffamazione ha dichiarato incostituzionale l'articolo di legge che prevede pene detentive per il reato diffamazione a mezzo stampa. In questo modo verrebbe a cadere la parte più grave dell'imputazione.


LA VICENDA
L'affissione dei volantini finiti sotto accusa è strettamente legata alla cacciata dalle parrocchie di San Zulian e San Salvador dell'allora don Massimiliano D'Antiga, decisa dal patriarca l'8 dicembre 2018, data che segna l'inizio di una lotta intestina tra due fazioni, con relativi veleni, conclusasi due anni più tardi con la riduzione a stato laicale dell'ex parroco.
Negli scritti, che facevano bella mostra in pieno centro a Venezia, firmati da un anonimo che aveva scelto lo pseudonimo di Fra.Tino, si narravano le presunte malefatte di prelati arraffoni, alcuni dei quali impegnati in notti orgiastiche dai risvolti pedofili, con un patriarca se non connivente, quantomeno intenzionato a chiudere un occhio e lasciar correre. Gravi diffamazioni, secondo il pm Massimo Michelozzi, che è riuscito a incastrare i responsabili materiali attraverso le immagini riprese da alcune telecamere di sicurezza (che immortalano l'affissione dei volantini) e il sequestro, a casa di uno dei due, della stampante con la quale, secondo una perizia, i volantini sono stati realizzati. Il mandante per ora non è stato individuato.

Ultimo aggiornamento: 16:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA