Massimiliano D'Antiga, scoperto un dettaglio insolito: quando fu nominato rettore della chiesa, gli fu proibito amministrarne il patrimonio

Martedì 15 Dicembre 2020 di Nicola Munaro
Massimiliano D'Antiga, scoperto un dettaglio insolito: quando fu nominato rettore della chiesa, gli fu proibito amministrarne il patrimonio
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VENEZIA - Massimiliano D'Antiga, non più prete per volere di papa Francesco, doveva tornare a tutti i costi alla guida di San Zulian. Una «battaglia» per «riprendersi il loro sacerdote» la definiscono le carte con le quali la procura di Venezia ha chiesto il processo per Enrico Di Giorgi, milanese, ex manager della Montedison con casa in calle degli Specchieri, accusato di essere Fra.Tino, il corvo del Patriarcato. Cioè colui che di notte affiggeva i volantini diffamatori del patriarca Francesco Moraglia, di alti sacerdoti della chiesa Marciana e di chi - laico o consacrato - era considerato nemico di don Massimiliano. Fra.Tino era uno stratagemma e Di Giorgi un ganglio importante del tentativo di restaurazione di un sacerdote che gestiva la sua chiesa senza poter mettere mano alla cassa. Per volere del patriarca Cè.

 

 


LA STRANEZZA NELLA NOMINA

Sono i fascicoli dell'inchiesta a raccontare l'arrivo a San Zulian, con tanto di stranezza nella nomina, dell'ex sacerdote. Lo sottolinea don Angelo Pagan, vicario generale del Patriarcato, sentito dai carabinieri il 31 ottobre 2019. «Quando don Massimiliano D'Antiga venne nominato nel 2000 dal patriarca Marco Cè, rettore della chiesa di San Zulian, nel decreto avevano sottratto l'amministrazione del patrimonio della Rettoria riservandola all'economo diocesano. Trattandosi del legale rappresentante, si tratta di una procedura del tutto insolita - conclude don Pagan - che fa pensare debbano esserci stati motivi gravi per procedere in tal senso».


L'EREDITA'

Negli ultimi mesi del suo ministero D'Antiga (mai indagato nell'inchiesta sul corvo) considera Di Giorgi «un dono prezioso di Gesù (...) mosso dallo Spirito Santo» facendone consulente nel cercare di ottenere «senza possibilità di ricorsi» l'eredità di una fedele, Annamaria Guglielmetti. E il testamento arriva. «Nomino erede universale don Massimiliano D'Antiga - scrive la donna nel lascito riportato nell'inchiesta - con l'onere di distribuire il mio patrimonio secondo le necessità alle missioni e alle famiglie povere del Veneto e della Lombardia». Poi la precisazione: «Detta istituzione deve intendersi effettuata a don Massimiliano D'Antiga come persona fisica e non quale rappresentante legale dell'ente ecclesiastico del quale detiene l'ufficio». Ma di cui non ha l'amministrazione del patrimonio.


LA GUIDA

D'Antiga, si legge, «chiede a Di Giorgi di occuparsi del gruppo di genitori che lo seguono da tempo, i Genitori con un figlio in cielo», coloro che hanno perso un figlio. «Verso giugno 2019 - continua l'informativa dei carabinieri di Venezia - Di Giorgi, raccomandato da don Max (così, ndr), diventa per queste persone un riferimento, colui che può guidare la loro battaglia che è quella di riprendersi il loro sacerdote facendolo ricollocare alla guida di San Zulian».

 

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