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Bonus 110 per cento, lavori iniziati e mai finiti: truffate 15 persone. «70mila euro di credito fiscale fantasma»

Venerdì 23 Settembre 2022 di Raffaella Vittadello
Bonus 110 per cento, lavori iniziati e mai finiti: truffate 15 persone. «70mila euro di credito fiscale fantasma»
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MESTRE - C’è chi si è trovato la villetta con mezzo intonaco con il cappotto e mezzo demolito, interrotto proprio mentre la facciata iniziava ad avere un nuovo look. Chi le impalcature montate e poi abbandonate da mesi, chi la caldaia nuova, acquistata con il miraggio del risparmio energetico, installata ma non funzionante e chi invece ha rinunciato all’uso del giardino per far posto a un cantiere utilizzato solo come deposito di materiali e mai iniziato. Ha funzionato alla perfezione il passaparola, tra vicini, a proposito di quella ditta che sì, si occupava dei restauri dall’A alla zeta e ti faceva la casa nuova senza tirar fuori un euro. Tanto che ora si sono rivolti tutti insieme agli avvocati per rescindere il contratto siglato con il Consorzio Sgai di Napoli che aveva promesso di far ottenere il superbonus 110 per cento per le ristrutturazioni edilizie.

Quindici vittime

Il gruppo, che conta una quindicina di persone, non ha materialmente tirato fuori soldi. Ma nel cassetto fiscale di ciascuno sono finiti tra i 50 e i 70 mila euro di credito fiscale, come se avessero ottenuto le agevolazioni, precludendo ora l’accesso ai bonus veri.
Le vittime sono una quindicina, tutte residenti in case unifamiliari disseminate tra Spinea, Mirano, Campolongo e la Riviera: contattati dagli agenti di zona, avevano accettato tra fine 2020 e inizio dell’anno scorso di accedere alle agevolazioni fiscali grazie a un contratto che lasciava al consorzio la facoltà di scegliere le ditte esecutrici.
Una mossa allettante, in cui si prospettava l’incentivo della cessione del credito che avrebbe coperto la spesa dei lavori di miglioramento energetico. Interventi che andavano dalla realizzazione del cappotto esterno isolante, in materiali altamente sofisticati, all’installazione di caldaie a condensazione o a pompa di calore che prevedono un grande abbattimento dei consumi energetici, con tanto di sostituzione dei serramenti. 

Lavori a metà

Ma al di là della firma dei contratti, i più “fortunati” hanno visto l’attivazione di qualche cantiere, altri neppure quello. Ma nessuno ha ottenuto il completamento dell’intervento. E anche dove le ditte - in parte locali, in parte chiamate dal Sud Italia - avevano iniziato a lavorare, spesso non venivano pagate, quindi hanno lasciato il restauro a metà. I sospetti si sono moltiplicano, fino alla decisione di rivolgersi agli avvocati per venire a capo della vicenda. E così sono stati incaricati il civilista Andrea Cimino, il penalista Dirk Campajola, il tributarista Giovanni Schembri: tanto che dall’accesso agli atti è saltato fuori che per alcuni non risultano nemmeno depositate le comunicazioni di inizio lavori agli uffici comunali, e che in alcuni casi risulta nei cassetti fiscali (ovvero l’area personale dell’Agenzia delle Entrate) una somma che rappresenta la promessa cessione di credito anche per lavori mai svolti. Per ora sono state inviate le comunicazioni di risoluzione del contratto nei confronti del Consorzio Sgai e depositate le querele. Anche come forma di tutela nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, per prendere le distanze da quelle somme che risultano erogate sotto forma di un bonus e che in futuro potrebbero precludere l’accesso a bonus reali. Quanto meno per concludere i lavori non terminati.

Ultimo aggiornamento: 24 Settembre, 10:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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