Massimo, il salvatore di Marta Novello: «Ho visto il viso solo sul giornale, quel giorno era coperto di sangue»

Martedì 20 Aprile 2021 di Serena De Salvador
Marta Novello
1

MOGLIANO - «Spero che Marta si riprenda al cento per cento e di incontrarla presto. Anche se in quei momenti terribili ero lì a tenerle la mano, ho potuto vedere il suo viso solo dalle foto sui giornali: quel giorno era coperta di sangue, una scena che non dimenticherò mai». Massimo Michielutti ha vissuto in prima persona il dramma dell’aggressione a Marta Novello un mese fa (era il 22 marzo. Lui, residente a Spinea, e il suo collega di Mestre hanno di fatto strappato alla morte la 26enne, interrompendo il brutale assalto del 15enne che oggi si trova in carcere. Ora potranno incontrarsi, stringersi la mano, abbracciarsi anche se solo con gli occhi e il pensiero. Il Comune di Mogliano è infatti intenzionato a ringraziare ufficialmente i due operai e su iniziativa del sindaco Davide Bortolato alla cerimonia saranno presenti anche Marta e i parenti più stretti.


IL RICONOSCIMENTO
«Non sappiamo ancora quando succederà, ma è un appuntamento che aspettiamo con ansia –racconta Massimo–. Ho avuto modo di parlare con il sindaco e so che in quel momento era con lui anche il padre di Marta. Non appena starà bene e si sentirà abbastanza in forze, ci incontreremo in municipio. Sapere che lei si è ripresa è la notizia più bella». Sarà una cerimonia contenuta e privata, che potrebbe avvenire a giorni. Bortolato fin dai primi momenti dopo l’aggressione aveva manifestato la volontà di rintracciare i due operai per poterli ringraziare a nome di tutta Mogliano. Proprio il sindaco ha deciso di intercedere con i Novello, che ora potranno incontrare coloro che hanno salvato la figlia. «In un certo senso sarà come incontrarla per la prima volta purtroppo –aggiunge l’uomo–. Quel giorno lei parlava, ci ha chiesto aiuto, ma il suo viso era una maschera di sangue. Solo nei giorni successivi ho potuto vederla nelle immagini sui giornali e in televisione».


IL RICORDO
Nella memoria di Massimo sono vivide due immagini di quel pomeriggio, diametralmente opposte. Da un lato quella di Marta: «Mi sta accoltellando! Aiutatemi, aiuto!». Trafitta dai fendenti, sanguinante, gettata in una canaletta. Eppure con la forza di gridare a piena voce il suo calvario. Dall’altro il 15enne immobile, muto, tremante, assente sebbene avesse solo una ferita superficiale a una mano. «Passavamo per caso in via Marignana, una strada che non facciamo mai –racconta l’operaio–. La bici in mezzo alla strada ci ha costretto a fermarci, quindi il tutto doveva essere successo da pochissimo, nessun veicolo era ancora passato. Quando sono sceso dal furgone per spostarla li ho visti nel fosso. Ho chiesto se stessero bene, pensavo a un incidente. A quel punto Marta ha urlato e mi ha chiesto aiuto. Mi sono precipitato giù e in quel mentre il ragazzo è salito sulla strada. Ha perso una ciabatta ma non se ne è nemmeno accorto. Non aveva in mano il coltello ma era pieno di sangue. Ha cercato di salire sulla bici ma è bastato dirgli di non muoversi perché si fermasse. Si vedeva che era sotto choc. Fissava il vuoto, tremava in modo impressionante. Gli abbiamo detto di stare tranquillo e che presto avrebbero medicato anche lui, ma non ha reagito. La priorità però era stare vicino a Marta, le ho tenuto la mano tutto il tempo».

Ultimo aggiornamento: 09:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA