Rivuole i gioielli dati alla ex, il giudice lo gela: «Tenerli non è reato»

Giovedì 14 Gennaio 2021 di Giuliano Pavan
Rivuole i gioielli dati alla ex, il gip: «Tenerli non è reato» (Foto di Terri Cnudde da Pixabay)
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TREVISO Tenere i regali fatti dall’ex dopo la fine della relazione non è reato. A metterlo nero su bianco, con una sentenza che può fare scuola, è stato il gip di Treviso Gianluigi Zulian decretando l’archiviazione del procedimento aperto per appropriazione indebita nei confronti di un’impiegata di 33 anni. A trascinarla in tribunale era stato il suo ex fidanzato, un professionista trevigiano di 42 anni, che pretendeva la restituzione di tutti i preziosi, una ventina, che le aveva regalato durante la loro decennale storia d’amore, per un valore complessivo che si aggira sui 60 mila euro. Secondo il giudice quei regali sono stati «elargiti per palese spirito di liberalità sotto forma di manifestazioni d’affetto durante la relazione sentimentale intercorsa con la donataria». In altre parole quei regali sono di diritto della donna. Non solo: a fronte della pronuncia del giudice, la 33enne, difesa dall’avvocato Daniele Panico, sta valutando se sporgere denuncia contro l’ex fidanzato per calunnia, vista la sua insistenza nell’accusarla di essersi appropriata indebitamente di quei preziosi. 


LA VICENDA
Il professionista e l’impiegata per dieci anni avevano condiviso tutto, sognando una vita insieme. Qualcosa però col tempo si è rotto, e la loro storia è finita per giungere al capolinea. Lui, a quel punto, dopo averla riempita di regali, ne pretendeva la restituzione. Ma lei non ne ha mai voluto sapere: «Sono regali che mi hai fatto, scordatelo». La posizione dell’uomo però era chiara: «Se ci fossimo sposati sarebbe stato tutto tuo, ma ora che la storia è finita ridammi quello che è mio». E così lui ha deciso di denunciarla per appropriazione indebita. Giunta la querela in procura, sono scattate le indagini del caso al termine delle quali il pm Daniele Brunetti ha chiesto che il fascicolo venisse archiviato non riscontrando alcun reato nella condotta della ragazza. Il 42enne però non ne voleva sapere di rinunciare a quei quasi 60mila euro di preziosi, e quindi ha presentato opposizione all’archiviazione, trascinando l’ex fidanzata di fronte al giudice.


LA DECISIONE
Il reato per cui la 33enne era stata iscritta nel registro degli indagati prevede una pena base che parte da due anni e può arrivare fino a cinque. Ma lei, sostenuta e rappresentata all’avvocato Daniele Panico, era convinta di non aver fatto niente di male. E il giudice le ha dato ragione. Ma la guerra tra ex sembra destinata a non essere ancora giunta alla fine. Non è escluso infatti che la donna decida di far decidere, sempre a un giudice, se l’insistenza con cui il suo ex l’accusa di essersi appropriata di quei preziosi non possa configurare il reato di calunnia, che in caso di condanna potrebbe costare al professionista una pena che parte da due anni di reclusione.


 

Ultimo aggiornamento: 10:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA