Richiesta di cittadinanza italiana. Dal Brasile la carica dei 300mila "nuovi" veneti. L'allarme: quasi 30mila domande di cittadinanza, ognuna con 10 richiedenti

A Venezia 16.663 nuovi fascicoli in due anni, più altri 13.239 pendenti. Laganà: «Ognuno vale per 10 persone»

Sabato 13 Aprile 2024 di Angela Pederiva
Richiesta di cittadinanza italiana. Dal Brasile la carica dei 300mila nuovi veneti

Rischia di finire completamente fuori controllo in Veneto la gestione delle richieste di cittadinanza italiana da parte degli oriundi. L'allarme è riecheggiato ieri al Bo di Padova, dove il dipartimento universitario di Diritto pubblico, internazionale e comunitario ha riunito accademici, magistrati e avvocati per fare il punto sul boom di procedimenti avviati soprattutto dai brasiliani, che hanno reso il Tribunale di Venezia la sede giudiziaria più ingolfata d'Italia, come ha evidenziato il presidente Salvatore Laganà: «Al 31 marzo, dunque dopo nemmeno due anni dalla riforma che ha "regionalizzato" la competenza a decidere, risultano 16.663 nuove iscrizioni e 13.239 fascicoli pendenti, da moltiplicare mediamente per dieci richiedenti a famiglia», come quella dell'ex capo del Governo verdeoro Jair Messias Bolsonaro, tuttora in coda. «Dal momento che i ricorsi su questa materia superano di molto tutte le altre tipologie ordinarie, se non si prenderanno provvedimenti l'ufficio distrettuale sarà nell'impossibilità di raggiungere gli obiettivi fissati dal Pnrr per la riduzione dei tempi di trattazione delle cause», ha avvertito Carlo Citterio, numero uno della Corte d'appello. «Serve una revisione normativa, quanto meno attraverso interventi chirurgici correttivi delle storture», ha detto il costituzionalista Sandro De Nardi, apprezzando l'annuncio di Laura Lega, capo del dipartimento ministeriale per le Libertà civili e l'immigrazione:

«È stato calendarizzato al Senato un disegno di legge (di cui è promotore il meloniano Roberto Menia, ndr.) che propone di imporre ai richiedenti un limite alla terza generazione e un livello minimo di conoscenza della lingua italiana».


Ius sanguinis


Secondo il principio dello ius sanguinis, possono acquisire la cittadinanza (anche se sono nati all'estero) i figli, nipoti e pronipoti di cittadini italiani.

Per esercitare questo diritto, sono due le strade percorribili: amministrativa, cioè al consolato per chi vive oltre confine o in municipio per chi già risiede qui; oppure giudiziaria, se il console o il sindaco non rispetta il termine di 730 giorni per l'evasione della pratica, come succede in Brasile «con oltre 48.000 istanze» ha sottolineato il prefetto Lega, tanto che un'ordinanza dei giudici lagunari ha descritto a San Paolo e dintorni «una situazione di sostanziale paralisi degli uffici competenti a fronte dell'enorme mole di domande presentate».


Ha aggiunto la rappresentante dell'Interno: «Ciò ha favorito un cospicuo contenzioso e il cosiddetto turismo di cittadinanza: stranieri si stabiliscono fittiziamente in Italia per fare la domanda». Non solo, ha rivelato il presidente Laganà: «Con un ritmo di 1.500 iscrizioni al mese, tre quarti dei giudici al Tribunale di Venezia dovrebbero lavorare soltanto per i brasiliani, trascurando la tutela dei diritti dei cittadini che vivono in Italia. Oltretutto io, come capo dell'ufficio, devo segnalare alla Procura della Repubblica e al Consiglio di disciplina dell'Ordine degli avvocati il fenomeno molto preoccupante dei legali che omettono non solo di indicare residenza e codice fiscale dei richiedenti negli atti di citazione, ma anche di versare il contributo unificato, per cui in assenza di quei dati è impossibile recuperare l'importo all'erario. Un professionista ha patrocinato 512 ricorsi, senza che siano stati pagati 250.000 euro».


Come si ottiene la cittadinanza italiana per gli stranieri?
 

Il costituzionalista Fabio Corvaja è andato alla radice del problema: «Per diventare italiano basta che un proprio antenato, quindi anche uno dei 16 trisavoli o dei 32 "quadrisavoli", sia stato cittadino almeno del Regno d'Italia. Con un effetto "palla di neve", il fenomeno si ingrossa sempre di più, con picchi in presenza di crisi economiche o sociali, anche perché tutti questi nuovi cittadini generano a loro volta altri italiani. Questo pone un problema costituzionale nella definizione di Stato, a causa di un fenomeno incontrollabile di "non italiani" appartenenti alla Repubblica. Soluzioni? Bisogna intervenire sulla legge, sollevando almeno una questione di costituzionalità davanti alla Consulta, sottoponendo il dubbio della sua compatibilità con il diritto comunitario di fronte alla Corte di giustizia europea, rivedendo un testo che è manifestamente irragionevole». Domande del professor De Nardi: «È giusto non porre alcun limite generazionale o temporale nella richiesta? Ed è ragionevole che la cittadinanza venga riconosciuta sulla base della verifica meramente cartolare della discendenza, risalente anche a secoli prima, prescindendo dalla verifica di una qualche forma di legame minimale con il nostro Paese come ad esempio la lingua, a fronte del fatto che invece un cittadino straniero nato in Italia deve aver risieduto ininterrottamente qui fino alla maggiore età? Ricordo che la platea potenzialmente interessata è stimata in 80 milioni di oriundi». E il Veneto è la prima regione per emigrazione in Sudamerica.

Ultimo aggiornamento: 15 Aprile, 13:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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