I bivacchi fantasma e gli invisibili senza tetto: «Serve un dormitorio»

Domenica 22 Maggio 2022
L'ex scuola Parini trasformata in un bivacco

PORDENONE - Diventano persone solamente quando di fronte a loro si presenta un agente di polizia locale per ordinare lo sgombero di un bivacco. Fino a quel momento sono letteralmente invisibili. Abitanti non censiti, neppure residenti di un comune. Spesso indesiderati ospiti di luoghi abbandonati, nei quali trovano il rifugio per passare la notte. I recenti fatti di cronaca (dallo sgombero del bivacco all'ex Parini all'incendio che ha avvolto un palazzo disabitato di tre piani in via San Giuliano) hanno riacceso i riflettori su un fenomeno che troppo spesso è finito relegato come la polvere sotto il tappeto: in città esiste ancora chi non ha un tetto sulla testa per passare la nottata. Inverno, primavera, estate: non fa differenza. Non sono numeri impressionanti, ma non si è neanche allo zero dichiarato più volte dalle autorità. E proprio per questo - soprattutto dopo i fatti recenti - torna l'appello per la realizzazione di un dormitorio d'emergenza.

I DATI
Il numero delle persone senza una dimora, che poi trovano un posto in cui bivaccare, varia da settimana a settimana. Ma sono tra i 15 e i 18, i senzatetto censiti regolarmente sul territorio di Pordenone dalle associazioni che si occupano della prima esistenza. Per la maggior parte si tratta di cittadini arrivati in città dalla Rotta balcanica e poi finiti ai margini non solo della società, ma anche dei programmi di assistenza. Di che luoghi approfittano? Nella maggior parte dei casi di edifici disabitati. E ce ne sono anche in città. «A volte - spiega Luigina Perosa di Rete solidale - anche di un solo muro per ripararsi». Con il caldo, invece, nel mirino finiscono anche i parchi pubblici, utilizzati per riposare di notte. Ovviamente tutto ciò è contro la legge, ma prima di puntare il dito bisogna andare un po' più a fondo.

LE DIFFICOLTÀ
«Chi dorme per strada a Pordenone - prosegue ancora Perosa - nella stragrande maggioranza dei casi lo fa perché aspetta da mesi (se non anni) una risposta da parte delle autorità. Un ricorso per ottenere la protezione, ad esempio. E in questo lasso di tempo queste persone sono di fatto condannate ad essere invisibili, in quanto prive di documenti. Si spostano da un luogo all'altro, da un bivacco all'altro fino allo sgombero. Non è vero, come invece si sente dire, che a Pordenone non ci sono senzatetto». Ed è la cronaca, condita dagli interventi delle forze dell'ordine, che lo testimonia. «Le operazioni burocratiche della Questura - tuona Perosa - devono essere velocizzate. E non si può buttare una persona fuori dal programma di assistenza magari per una banale lite tra coetanei. In questo modo si alimenta il fenomeno dei bivacchi».

UN VECCHIO TEMA
Le associazioni sono le uniche realtà che prestano assistenza agli ultimi degli ultimi, agli invisibili di Pordenone. «Passiamo il tempo a mettere queste persone in contatto con le autorità, perché ad esempio non si può semplicemente telefonare alla Questura per un appuntamento. Serve una mail e non tutti hanno la possibilità di inviarla». Ma ciò che più conta è il fatto - certificato - che in città ci siano ancora persone costrette a dormire in un riparo di fortuna. Ecco allora che riemerge forte una richiesta già cassata negli ultimi anni. «Le autorità - prosegue ancora Perosa - non neghino il problema, non dicano che va tutto bene e che non ci sono persone costrette a vivere senza un tetto. Si prenda di petto il problema e si metta a disposizione un dormitorio nel capoluogo. Visti i numeri non c'è bisogno di una struttura così grande. Lo si è fatto per i profughi ucraini, lo si faccia anche per chi non ha più letteralmente nulla».
 

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