Giovani e suicidio, l'esperto lancia l'allarme: «Il cyberbullismo può portarli a togliersi la vita»

Lunedì 2 Maggio 2022 di Elisa Fais
Diego De Leo

PADOVA - «Fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo sono difficili da controllare. La vittima si sente al centro di una cospirazione, percepisce una forte minaccia e ha la sensazione di essere in trappola. L'associazione con il suicidio in questi casi è molto forte, è un moltiplicatore di tre o cinque volte». A dirlo è il professor Diego De Leo, medico psichiatra, che lungo tutto l'arco della sua vita professionale si è occupato della prevenzione e della spiegazione delle dinamiche suicidarie, lavorando fra le altre per istituzioni come l'Università di Padova, la branca europea dell'Oms, la Griffith University di Brisbane (Australia). De Leo è anche a capo dell'associazione De Leo Fund onlus, fondata nel 2007 assieme la moglie Cristina, con Federica Zoppellaro e Arianna Caldon. L'ente ha l'obiettivo di sostenere iniziative di supporto sanitario, assistenza sociale psicologica a favore di tutte quelle persone colpite da eventi luttuosi di carattere traumatico quali suicidi, incidenti, omicidi.
Professore, sul caso del 15enne Ahmed si indaga per istigazione al suicidio.

Secondo lei ci sono i termini per far propendere verso questa ipotesi?
«Non è ancora chiaro cosa possa aver spinto il giovane Ahmed a togliersi la vita, al momento non si conoscono ancora i contorni esatti della vicenda, ma sicuramente l'influenza di qualcuno o fenomeni di bullismo possono aver contribuito a questa tragica scelta. Pensiamo anche solo al frasario che i ragazzi usano con tanta facilità: ammazzati, impiccati e così via. Sono parole pesanti per chi le dice e per chi le riceve».


Cosa può essere accaduto nella mente di un ragazzo così giovane?
«I tentativi suicidari nei giovani spesso originano da una spinta impulsiva in un'aura paranoide, dove non si vedono più possibilità o vie d'uscita. La soluzione del suicidio diventa più controllabile rispetto una serie di violenze considerate più dolorose. In quel momento, purtroppo, vince la spinta emozionale negativa. I giovani non sono esperti di vita e vivono a colori intensi. Non dimentichiamo che negli ultimi due anni i ragazzi hanno sofferto molto l'isolamento e le restrizioni legate alla pandemia Covid».


Come può aver influito l'emergenza Covid?
«E' come se avessero saltato due anni di amicizie e relazioni. A mio parere tutto questo ha un legame con i fenomeni di violenza di gruppo. Nelle baby gang il motore è l'aggressività, che si rinforza con dinamiche di gruppo dove c'è una deresponsabilizzazione del singolo».


Esistono campanelli d'allarme per la prevenzione del suicidio?
«I campanelli d'allarme spesso si interpretano a posteriori. Ci vogliono persone che sappiano cogliere le variazioni comportamentali negative, sempre se c'è realmente una differenza».


Un altro ragazzo si è suicidato qualche tempo prima nello stesso luogo, potrebbe trattarsi di emulazione?
«Ci sono luoghi che diventano adatti e iconici per il suicidio. Basti pensare al Golden Gate o alla torre Eiffel prima che mettessero le protezioni. Non si possono mettere barriere dappertutto, ma sicuramente si dovrebbe fare nei luoghi in cui c'è più tentazione».

Ultimo aggiornamento: 3 Maggio, 10:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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