Ragazzo annegato nel fiume a Padova: i segreti di Ahmed Joudier e i misteri ancora irrisolti: la bici rossa e la Play Station

Venerdì 29 Aprile 2022 di Gabriele Pipia
Ragazzo annegato nel fiume a Padova: i segreti di Ahmed Joudier

PADOVA - Un cellulare Samsung di bassa gamma e una Play Station 4. La soluzione ai tanti misteri legati alla morte di Ahmed Joudier potrebbe essere nascosta dietro gli schermi dei due dispositivi sequestrati dalla Procura di Padova e custoditi nel caveau dello studio del perito informatico Luigi Nicotera. È lui l'esperto che dovrà aiutare a ricostruire le ultime ore di vita del quindicenne di origine marocchina trovato morto a Padova nelle acque del Brenta, nello stesso identico punto dove sette mesi prima un altro adolescente si era tolto la vita con un'inquietante serie di circostanze simili.


Le risposte nel cellulare

Le risposte a tutti gli interrogativi potrebbero essere tra le chat di WhatsApp ma anche tra i messaggi scambiati con gli avversari di gioco alla play station. La pista del cyberbullismo continua ad essere tenuta in forte considerazione e l'analisi dei dati è cominciata ieri sera subito con un primo scoglio: il telefono del ragazzino aveva un codice di blocco che solo lui conosceva e non è così scontato riuscire a forzare quella serratura virtuale.


Le assenze a scuola e il cambio di personalità


Partiamo dalle certezze. Ahmed Joudier giovedì mattina è rimasto a casa senza presentarsi a scuola (dall'istituto Bernardi di Padova emerge che le assenze nell'ultimo mese fossero svariate e che quello studente sempre educato e gentile fosse diventato all'improvviso molto aggressivo) e poi nel pomeriggio ha giocato alla Play Station.

Il messaggio alla ex: «Penso che morirò»

È uscito di casa alle 21.50 in bicicletta dopo aver dato un bacio alla mamma e ha mandato un messaggio vocale all'ex fidanzata: «Ho delle questioni in sospeso con delle persone. Penso che morirò, ti amo». Un altro messaggio inviato pochi minuti dopo alla stessa ragazza e non ancora diventato pubblico, reciterebbe così: «Se non muoio torno da te». Qui finiscono le certezze e inizia il grande buco nero che dura fino a martedì mattina, quando il corpo del giovane è stato trovato senza vita nel fiume Brenta in zona Torre. Il pm Andrea Girlando ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio.

 

La bicicletta rossa: sparita


Tra i tanti misteri delle ultime ore c'è quello della sua bicicletta rossa. «Che fine ha fatto? La polizia ne ha mostrate cinque alla famiglia dello stesso modello ma non era nessuna di quelle - racconta Halima Benbouchaib, rappresentante della comunità marocchina a Padova, uscendo dall'appartamento del quartiere Mortise dove si sono blindate la mamma e la sorella del quindicenne -. Trovare quella bicicletta è importante, rappresenta l'inizio della fine».

Chi sa e non parla

La famiglia, in ogni caso, è convinta che qualcuno sappia tutto e non dica nulla. Per questo motivo sta forzando tutti gli amici a parlare: l'obiettivo è trovare un nome e andare in questura con quel nome.

Soldi per giocare alla Play Station


Resta da capire anche a cosa stesse giocando il ragazzino quel maledetto giovedì, prima di uscire di casa e scomparire. Le Play Station moderne consentono di sfidarsi in rete scambiandosi messaggi e nel far west dei giochi on-line ci sono anche tanti giochi dove un utente può vincere o perdere molti soldi. «Non sappiamo a cosa giocasse ma so che la mamma dava ad Ahmed i soldi per la Play Station. Ora è tutto in mano a chi indaga» mormora ancora Halima Benbouchaib.

L'autopsia: morte per annegamento

Ieri, intanto, ii medico legale Andrea Porzionato ha eseguito l'autopsia. Fin da subito è stata ipotizzata una morte per annegamento ma le certezze arriveranno solamente oggi.


Il precedente


Basta attraverserà la passerella sul Brenta, dove ieri sono comparsi i fiori e messaggi d'affetto, per arrivare a Cadoneghe e ripensare a quel tragico 20 settembre 2021. Qui era morto il diciottenne Henry Amadasun lanciandosi dallo stesso ponte dopo aver preannunciato la sua fine agli amici con un messaggio dai toni simili. Il sindaco Marco Schiesaro l'altro ieri è stato netto: «Ci sono troppe coincidenze tra i due casi, c'è un muro di omertà. Bisogna stanare alcuni ragazzi e farli parlare». Ieri nel suo ufficio in municipio si è presentato l'avvocato Marcello Stellin, legale della famiglia di Henry. «Non posso rendere pubblico il colloquio ma posso confermare che sto lavorando sui punti di contatto tra i casi - dice l'avvocato -. L'obiettivo è presentarmi in Procura chiedendo la riapertura di quel caso».

 

 

Ultimo aggiornamento: 17:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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