Incinta a 13 anni, la madre: «Per noi Sinti è normale, rivoglio mia figlia»

Venerdì 18 Ottobre 2019 di Michelangelo Cecchetto
Un campo nomadi
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ALTA PADOVANA “Voglio sapere dov’è mia figlia, ce l’hanno portata via senza dirci nulla. Lo so che è molto giovane, ma dovete capire che la nostra usanza è questa anche se la legge italiana è diversa. Devono riportarcela!” Lo ripete quasi allo sfinimento la mamma della tredicenne nomade Sinti, incinta all’ottavo mese di gravidanza, il parto è previsto il 18 novembre, che dall’ospedale di Cittadella dov’è andata per i controlli, constatata la giovanissima età, come prevede la legge, è stata portata in una struttura protetta dai Servizi sociali.
 
I genitori ed il fidanzato di 32 anni sono andati all’ospedale, non l’hanno più trovata, non hanno più notizie, e non si danno pace. Il caso ha destato clamore nazionale. La famiglia vive in aperta campagna in un boschetto dov’è piazzata con una tenda, un fornello collegato ad una bombola di gas, varie taniche d’acqua e poi numerosissimi cani. Cucinano anche sul fuoco a legna ed alcune piccole auto dismesse fanno da ulteriore rifugio. Non è in un campo nomadi, è un nucleo a se, che con la massima cordialità accoglie e racconta il proprio punto di vista. “Ho quarant’anni, sono nata a Malo in provincia di Vicenza - spiega la signora con accanto il marito di cinquantadue anni - anch’io mi sono sposata giovane, avevo tredici anni e mezzo e mio marito, nato a Montecchio Maggiore (Vicenza) ventidue. Ho undici figli, il più grande è già sposato mentre il più piccolo ha un anno e mezzo, noi siamo abituati così. Mia figlia ha conosciuto il suo fidanzato che già conoscevamo anche noi, un anno fa. Il loro è amore, lui non le fa mancare nulla. Noi ci siamo assicurati che si vogliano bene e quando ci ha confermato che lo voleva sposare abbiamo acconsentito”. Il Codice penale italiano parla chiaro punendo gli atti sessuali con minori di tredici anni in quanto non in grado a livello psichico e fisico di prendere una decisione del genere. Tra l’altro per principio generale non sono nemmeno imputabili e la responsabilità è quindi dei genitori o di chi ne ha la potestà o tutela. “La legge dice questo - continua la signora - vengano a vedere le nostre famiglie e vedranno che per la cultura di noi che siamo Sinti ma anche Rom, i matrimoni avvengono attorno a quell’età. Qualcuno ha anche detto che abbiamo ricevuto dei soldi dal fidanzato per nostra figlia. Non è assolutamente vero, non facciamo certo di queste cose. Si vogliono bene, sono fidanzati e un giorno si sposeranno”. A confermarlo è anche il marito anche lui deciso a far ritornare con loro la figlia. La paura è quella che di non rivederla per lungo tempo e con lei il o la nipote, non si sa ancora se il fiocco sarà rosa o azzurro. Di certo la giovane mamma e il neonato non potranno stare nel posto dove attualmente si trova la famiglia. “Certamente no - conferma la signora - vivranno in un altro spazio. Abbiamo un camper nuovo che non è in questo posto, non dico dove perchè il camper che avevamo qui ce l’hanno incendiato alcuni mesi fa”. “Non facciamo del male a nessuno - afferma il marito - ma hanno paura di noi, viviamo con elemosina, con piccoli lavori di giardinaggio, con qualche offerta della Caritas, se qualcuno ci dà qualche cosa da fare noi la facciamo. Però non ci vogliono bene ed anche per questo nessuno dei nostri figli va a scuola. Sanno scrivere il loro nome e leggere un po’. E poi nessuno vuole gli zingari. Dove siamo dopo un po’ arrivano i vigili e ci mandano via. In che scuola possiamo andare?”. Ed in effetti il nucleo da tempo si sposta seguendo l’area del fiume Brenta, da nord a sud, da Tezze sul Brenta in provincia di Vicenza, a Cittadella area Santa Croce Bigolina e Fontaniva. “Siamo abituati a questo modo di vivere, vogliamo stare tranquilli ma soprattutto riavere nostra figlia che starà soffrendo tantissimo lontano da noi e dal fidanzato”.
Michelangelo Cecchetto 

Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio, 09:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA