Trentatrè anni fa l'incarico del Comune all'ingegnere, oggi la sentenza sul compenso

Domenica 5 Dicembre 2021 di Luca Ingegneri
Contenzioso sulla pista ciclabile a fine corsa, dopo 33 anni

LEGNARO - Vent’anni dopo l’atto di citazione che ha dato il via all’iter giudiziario. Tanto c’è voluto per mettere la parola fine, con la definitiva pronuncia della Cassazione, alla causa civile che ha visto contrapposti il Comune di Legnaro ed un professionista padovano, l’ingegner Silvano Maretto. Un contenzioso originato da un incarico di progettazione che risale addirittura a trentatrè anni fa. La convenzione d’incarico all’ingegner Maretto era stata infatti approvata dal consiglio comunale il 9 settembre 1988. Doveva redigere il progetto esecutivo di una pista ciclabile lungo un tratto della strada provinciale 35. L’opera sarebbe stata realizzata solo in caso di finanziamento da parte degli enti superiori (Regione e Provincia). Questa la condizione fissata dalla convenzione: il progettista avrebbe ottenuto il saldo delle sue competenze solo a finanziamento avvenuto. In caso contrario il Comune gli avrebbe riconosciuto esclusivamente un rimborso spese di 10mila euro, o comunque un compenso proporzionato alla percentuale di esecuzione dell’opera finanziata dalla Provincia.
In una prima fase le cose erano filate lisce.

Palazzo Santo Stefano aveva erogato al Comune un finanziamento sufficiente a realizzare il tronco sud della ciclabile. All’ingegner Maretto era stato liquidato un compenso complessivo di 38.576 euro, pari al 52,73% del totale previsto in sede di incarico. Soltanto undici anni dopo l’amministrazione legnarese era riuscita ad ottenere un ulteriore finanziamento (delibera del 7 settembre 1999), stavolta dalla Regione, per costruire il tronco nord del tracciato ciclopedonale. Maretto era passato all’incasso presentando un conto di 31.354 euro. Il Comune aveva però risposto picche sostenendo di aver dovuto nel frattempo sostenere un’altra spesa per sopraggiunte necessità di modifica del progetto.
Il professionista aveva deciso di adire le vie legali. Nel 2006 il tribunale di Padova aveva riconosciuto la legittimità delle sue richieste e condannato il Comune a risarcirgli 16.193 euro, oltre agli interessi, a partire dal 1999. L’amministrazione legnarese aveva impugnato il verdetto ma il giudizio d’appello, rallentato da una lunghissima consulenza tecnica, era giunto in porto soltanto il 14 aprile 2015. Sentenza riformata e spettanze del professionista ridotte a soli 3.008 euro. Braccio di ferro concluso? Manco per idea. L’ingegner Maretto non aveva esitato a trascinare il contenzioso fino alla Cassazione. La decisione finale è stata presa il 6 maggio 2019 ma la sentenza, con cui la Suprema Corte rigetta il ricorso del professionista padovano, è stata pubblicata soltanto una decina di giorni fa. A trentatré anni di distanza dal conferimento dell’incarico originario.

 

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