Addio al Nevegal: per salvarlo servirebbero almeno 100mila euro

Sabato 15 Settembre 2018 di Damiano Tormen
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BELLUNO - Il de profundis non è ancora suonato. Per il Nevegal non è detta l'ultima parola. In ogni caso, dovesse essere davvero la fine per il Colle, «non sarebbe colpa dell'amministrazione comunale». Jacopo Massaro non ci sta a giocare allo scaricabarile. Anche perché non è il momento dei processi e delle accuse. Semmai è il momento per le mission impossible. E il Nevegal ha il physique du role adatto ad essere salvato in extremis. È già successo altre volte, del resto. Anche se stavolta sembra tutto più complicato: l'Alpe non può più navigare a vista, senza un progetto preciso per la località (più che per gli impianti e la ski area); servono 100mila euro per partire adesso più altre risorse tra un anno, per la revisione tecnica. In tutto questo, gli operatori non possono stare una stagione senza lavoro e il Colle stesso non può permettersi il lusso di saltare un inverno.

«Sicuramente sì» dice il sindaco Massaro. Ma risolvibile?
«Facciamo prima una premessa doverosa: siamo pronti ad accettare qualsiasi critica, ma non ci stiamo allo scaricabarile di 60 anni di fallimenti. Capisco perfettamente la complessità della situazione, ma non possiamo dimenticarci 60 anni di tentativi di lanciare il Nevegal come stazione sciistica: tutti preceduti da grandi proclami e progetti faraonici e poi falliti. In Nevegal per anni si sono spese vagonate di soldi, quando si poteva, eppure non è mai stato raggiunto nessun risultato concreto». 

Diciamo che gli anni Settanta e Ottanta, in cui il Nevegal era il posto al sole della Valbelluna, sono lontani... 
«Diciamo anche che il quadro è cambiato radicalmente. Noi siamo arrivati nel 2012 e abbiamo trovato una situazione pazzesca. Abbiamo trovato una società praticamente fallita e abbiamo dovuto pian piano risanare. Tra l'altro proprio nel 2012 è cambiato il mondo: da allora ai Comuni è vietato ripianare i debiti delle società partecipate, ed ecco perché non potevamo ripianare i conti della Nis; e da allora i Comuni non possono più dare contributi ai privati». 

Ed ecco perché l'Alpe non può ricevere i 100mila euro che le servirebbero per far partire gli impianti nei prossimi mesi. Quei soldi, li avevate davvero promessi? 
«Dal 2012 il Comune non può dare soldi ai privati. Ciò non significa che non abbiamo fatto niente. Anzi: abbiamo investito molto in Nevegal. Abbiamo usato gli strumenti disponibili, come i fondi Gal, per la pista ciclabile, per l'info point, per il rifacimento di Casere Stevalliere, per il progetto di Smart Territory... Abbiamo messo noi i soldi per avviare l'ospitalità diffusa e per costruire le piste bike. Spiace che ci si dimentichi facilmente di quanto fatto. Spiace che spesso l'iniziativa privata rimanga in attesa. Ad esempio sulla rigenerazione urbana non è arrivata nessuna proposta dal Nevegal». 

Anche l'Alpe qualcosina l'ha fatto. O no? 
«Certo: con coraggio e disponibilità gli imprenditori dell'Alpe si sono fatti carico di un problema collettivo, quello degli impianti. E hanno cercato di portare avanti le ultime stagioni». 

Già, gli impianti: che succede adesso? 
«Avremo un incontro con gli operatori e con l'Alpe. Aspetto alcune conferme tecniche dai funzionari». 

Quindi il Nevegal chiude o non chiude? 
«Se dipendesse solo dal Comune, direi che non chiude. Dipende però anche da altri soggetti. Per cui è doveroso sentire tutti e mettere a posto tutti i tasselli del puzzle prima di capire come andrà a finire».

Ultimo aggiornamento: 16 Settembre, 11:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA