Addio al Nevegal: per salvarlo servirebbero almeno 100mila euro

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Addio al Nevegal: per salvarlo  servirebbero almeno 100mila euro

di Damiano Tormen

BELLUNO - Il de profundis non è ancora suonato. Per il Nevegal non è detta l'ultima parola. In ogni caso, dovesse essere davvero la fine per il Colle, «non sarebbe colpa dell'amministrazione comunale». Jacopo Massaro non ci sta a giocare allo scaricabarile. Anche perché non è il momento dei processi e delle accuse. Semmai è il momento per le mission impossible. E il Nevegal ha il physique du role adatto ad essere salvato in extremis. È già successo altre volte, del resto. Anche se stavolta sembra tutto più complicato: l'Alpe non può più navigare a vista, senza un progetto preciso per la località (più che per gli impianti e la ski area); servono 100mila euro per partire adesso più altre risorse tra un anno, per la revisione tecnica. In tutto questo, gli operatori non possono stare una stagione senza lavoro e il Colle stesso non può permettersi il lusso di saltare un inverno.

«Sicuramente sì» dice il sindaco Massaro. Ma risolvibile?
«Facciamo prima una premessa doverosa: siamo pronti ad accettare qualsiasi critica, ma non ci stiamo allo scaricabarile di 60 anni di fallimenti. Capisco perfettamente la complessità della situazione, ma non possiamo dimenticarci 60 anni di tentativi di lanciare il Nevegal come stazione sciistica: tutti preceduti da grandi proclami e progetti faraonici e poi falliti. In Nevegal per anni si sono spese vagonate di soldi, quando si poteva, eppure non è mai stato raggiunto nessun risultato concreto». 

Diciamo che gli anni Settanta e Ottanta, in cui il Nevegal era il posto al sole della Valbelluna, sono lontani... 
«Diciamo anche che il quadro è cambiato radicalmente. Noi siamo arrivati nel 2012 e abbiamo trovato una situazione pazzesca. Abbiamo trovato una società praticamente fallita e abbiamo dovuto pian piano risanare. Tra l'altro proprio nel 2012 è cambiato il mondo: da allora ai Comuni è vietato ripianare i debiti delle società partecipate, ed ecco perché non potevamo ripianare i conti della Nis; e da allora i Comuni non possono più dare contributi ai privati». 

Ed ecco perché l'Alpe non può ricevere i 100mila euro che le servirebbero per far partire gli impianti nei prossimi mesi. Quei soldi, li avevate davvero promessi? 
«Dal 2012 il Comune non può dare soldi ai privati. Ciò non significa che non abbiamo fatto niente. Anzi: abbiamo investito molto in Nevegal. Abbiamo usato gli strumenti disponibili, come i fondi Gal, per la pista ciclabile, per l'info point, per il rifacimento di Casere Stevalliere, per il progetto di Smart Territory... Abbiamo messo noi i soldi per avviare l'ospitalità diffusa e per costruire le piste bike. Spiace che ci si dimentichi facilmente di quanto fatto. Spiace che spesso l'iniziativa privata rimanga in attesa. Ad esempio sulla rigenerazione urbana non è arrivata nessuna proposta dal Nevegal». 

Anche l'Alpe qualcosina l'ha fatto. O no? 
«Certo: con coraggio e disponibilità gli imprenditori dell'Alpe si sono fatti carico di un problema collettivo, quello degli impianti. E hanno cercato di portare avanti le ultime stagioni». 

Già, gli impianti: che succede adesso? 
«Avremo un incontro con gli operatori e con l'Alpe. Aspetto alcune conferme tecniche dai funzionari». 

Quindi il Nevegal chiude o non chiude? 
«Se dipendesse solo dal Comune, direi che non chiude. Dipende però anche da altri soggetti. Per cui è doveroso sentire tutti e mettere a posto tutti i tasselli del puzzle prima di capire come andrà a finire».
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Sabato 15 Settembre 2018, 18:26






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5 di 17 commenti presenti
2018-09-16 22:21:43
Simpatico, grazie. La saluto Voltigene lei è un caro amico, mi ha messo buon umore
2018-09-16 11:22:37
LE MIRABOLANTI AVVENTURE DI CLAUDIO PROS - PARTE 1a. Subito dopo l’annessione ufficiale di Sappada al FVG, mentre la popolazione locale ancora festeggiava l’evento versando litri e litri di benzina a prezzo ridotto (sconto “Statuto Speciale”), il Comitato di Salute Pubblica per l’Abolizione delle Regioni, Province, Comuni e Frazioni (CSPARPCF), nella figura del suo massimo rappresentate Monsieur Général Claudio Pros, tiene nella piazza cittadina un pubblico comizio. Il leader arringa la folla festante con la sua celebre retorica magniloquente e deamicisiana: “Salutations à vous mes frères sappadiens! Je suis Claudio Pros et je viens de l'Euganeà!” - E i sappadini fanno “oh !” - “con questa mia visita sono venuto a condividere cum magno gaudio la liberazione di Sappada dalla malvagia tirannide dei patrizi venesssiani! Mai più Libri d’Oro della nobilità lagunare-ellenica-bizantina-assiro-babilonese, da oggi Liberté, Égalité, Fraternité!”. La folla è in delirio e brinda con la benzina scontata. Il leader continua: “Ed ora un futuro radioso si prospetta per voi, mes chers frères sappadiens! Il COMITATO finalmente è riuscito a cancellare per sempre dalla storia le stramaledette regioni, vero cancro dell’umanità e dell’economia mondiale! Da domani anche voi non farete più parte di una regione, e così non ci saranno più privilegi fiscali e trattamenti iniqui! Nella mia République Révolutionnaire tutti sono uguali e pertanto non contano nulla. Siete finalmente liberi da ogni responsabilità perchè le decisioni le prende solo il COMITATO !”. E i sappadini fanno ancora “oh !”.
2018-09-16 10:37:17
Caro Tapioca, non è che scappano in Friuli o in Trentino, ma lo vogliono proprio e con forte determinazione. Cioè fin dall'inizio dalla cancellazione da parte delle segreterie romane della DC e del Pci, nel 1970, della da sempre esistente VENEZIA EUGANEA, nel nomignolo imposto "Veneto". I bellunesi, tutti, non si sono mai e poi mai rassegnati a starsene lì bloccati ma hanno cerato la strada per passare chi al Friuli e chi al trentino. Per il momento solo Sappada c'è felicemente riuscita, ma tempo al tempo, a cascata, seguiranno gli altri. I bellunesi si sarà sono caparbi e ci riescono sempre.
2018-09-16 10:13:24
Si parla tanto di gestione e di soldi e non si dice nulla sulla materia prima, la neve, arriva o non arriva? Se manca questa a cosa servono tutti questi impianti?
2018-09-16 09:34:12
Bisognerebbe che i bellunesi aiutasssero. Una piccola tassa, credo accetterebbero. In fondo è come salvare una industria. Lavorano molti bellunesi al Nevegal. E pensare che in trentino danno 500 euro agli albergatori per addobbare un terrazzo con fiori.