Clima, nuovo studio italiano conferma: con lockdown no traffico e giù inquinamento in città

Martedì 5 Ottobre 2021
Clima, nuovo studio italiano conferma: con lockdown no traffico e giù inquinamento in città

Durante le restrizioni Covid si è registrata una riduzione dell'inquinamento grazie allo stop del traffico cittadino. Ora la conferma arriva anche da un team di ricercatori italiani che hanno rilevato livelli più bassi di particolato, biossido di azoto e benzene. Lo studio - pubblicato sulla rivista Urban Climate - é stato condotto dall'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) in collaborazione con l'Università Sapienza di Roma, Enea, Istituto sull'inquinamento atmosferico (Cnr-Iia), Arpa Lazio e Val d'Aosta, Serco ed Aria-Net. Nella ricerca é stato analizzato l'impatto del periodo di lockdown - dal 24 febbraio al 4 maggio 2020 - sulla composizione atmosferica in cinque siti urbani italiani. «L'impatto della riduzione delle emissioni da traffico fornisce lo scenario di un futuro caratterizzato dall'aumento su larga scala dei veicoli elettrici» commenta Monica Campanelli del Cnr-Isac. 

Nel lavoro italiano sono state presentate le misure delle proprietà ottiche degli aerosol -lo spessore ottico quale indice della torbidità della colonna atmosferica - ottenute dai fotometri, le misure della concentrazione di biossido di azoto (NO2) nell'intera colonna d'aria da spettrometri e da misure satellitari e le concentrazioni al suolo di Pm10, Pm2.5, NO2, Bc (Black Carbon) e benzene. In esame sono state prese le città di Aosta, Milano, Bologna, Roma e Taranto, caratterizzate, per posizione geografica, da diverse condizioni meteo-climatiche. La ricercatrice Monica Campanelli del Cnr-Isac riferisce che «i parametri misurati nelle diverse città sono stati confrontati con quelli rilevati in un periodo di riferimento di 5 anni - 2015-2019 - escludendo i giorni caratterizzati da eventi di trasporto a lungo raggio, quali ad esempio il fumo proveniente dagli incendi dall'Europa orientale e dal Montenegro, le polveri dall'area del Caspio e dal Sahara, gli inquinanti dalla Pianura Padana verso Aosta».

Il confronto ha evidenziato una drastica diminuzione del Pmi10 (da un massimo di -52% ad Aosta , ad un minimo di -4% a Taranto), del Pm2.5 (da -46% ad Aosta e Milano, a -0,6% a Bologna), del Bc (da -77% ad Aosta, a -25% a Milano), dell'NO2 (da -72% a Roma , a -4% a Taranto) e delle concentrazioni del benzene (circa -50% in tutte le città ad eccezione di Taranto). Al contrario, la presenza di alcuni eventi di stagnazione, durante marzo 2020, ha provocato un incremento del PM2.5 nei siti meridionali, mentre nella sola zona industriale di Taranto è stato osservato un forte aumento del benzene (fino a +104%). Infine, lo studio ha mostrato che la concentrazione di ozono al suolo è aumentata in media di circa il 30% in tutti i siti, al contrario lo spessore ottico si è ridotto del 70% ad Aosta e del 50% a Roma.

«Rispetto a studi precedenti, questo lavoro ha mostrato l'influenza delle condizioni meteorologiche sulla concentrazione dei Pm» chiarisce Campanelli. «Il confronto fra le misure delle concentrazioni di gas e particelle prima e durante il periodo di lockdown è importante per studi aventi come obiettivo la correlazione tra emissioni da traffico ed inquinanti. Inoltre, l'impatto della riduzione delle emissioni da traffico fornisce lo scenario di un futuro caratterizzato dall'aumento su larga scala dei veicoli elettrici» ribadisce infine la ricercatrice del Cnr-Isac. 

Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 10:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA