Il processo Calunnia al legale: in aula due testi con verità diverse

TREVISO - Uno dei due non dice il vero. Hanno parlato ieri nel processo che vede imputato Paolo Stevan, 42 anni, di Pove del Grappa ma con attività a Treviso, accusato di aver calunniato l'avvocato Luigi Fadalti (nella foto) e l'imprenditrice Silvia Costetti. Il vicentino finito in carcere nel 2010 al termine di un'indagine su una truffa internazionale di auto di lusso, nell'interrogatorio a Belluno avrebbe accusato falsamente il legale e la donna. Accuse ripetute poi nel 2012 nell'udienza preliminare a Treviso. Stevan aveva detto ai magistrati che il legale e la donna erano compartecipi dell'associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di truffa e falso. Un'accusa, ha sottolineato la Procura, «destituita di ogni fondamento anche indiziario».
Ieri mattina a Belluno ha parlato di fronte al giudice Massimo Da Lio, 42 anni di Mogliano, il titolare della Venice car, l'azienda al centro della truffa. È stato chiamato a testimoniare dall'avvocato di parte civile Stefano Pierobon che tutela il collega Fadalti e la donna. «Fadalti conosceva bene Stevan - ha detto Da Lio -, e sapeva quello che faceva. Quando ci siamo incontrati ha detto che Stevan è uno che ci sa fare, che sa fare giri delle macchine, triangolazioni, in modo da guadagnarci. Insomma ha detto che Stevan era un traffichino, un truffatore». È entrato poi in aula l'imprenditore di origine armena Gianluca Ephrikian che ha detto l'esatto opposto di quanto riferito dal Da Lio. Ha spiegato che la Costetti e Fadalti non sapevano certo della truffa, ma che la donna pensava a un investimento in auto di lusso. Ha spiegato poi che lui non ha preso alcun soldo e che quanto detto dagli altri testi sono "bugie". La procura ora attende i verbali e potrebbe procedere per falsa testimonianza per uno dei due testi.

Sabato 31 Ottobre 2015, 03:57






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