Dea Capital non firma il salvataggio: Gas Jeans a un passo dal fallimento, quasi 200 dipendenti sul baratro

Venerdì 8 Ottobre 2021 di Mattia Zanardo
Jeans Gas, marchio storico del made in Italy

VICENZA - Quando oramai sembrava sul punto di concretizzarsi, il salvataggio di Gas Jeans si è arenato. Per l'azienda del marchio vicentino e per i suoi 181 dipendenti ora si prospetta, minaccioso e difficilmente evitabile, lo spettro del fallimento. Dea Capital, principale creditore tramite un suo fondo della Grotto spa, non ha accettato il piano concordatario messo a punto per la società  dell'omonima famiglia, da due anni in amministrazione straordinaria. La finanziaria che fa capo al gruppo De Agostini non ha fatto pervenire alcuna sua comunicazione in merito entro il termine dei quindici giorni feriali dall'udienza per il voto dei creditori, tenutasi lo scorso 16 settembre: un silenzio che, per la legge, equivale ad un dissenso.

«Concordato preferibile al default»

Dea Capital detiene 34,5 milioni di euro (rilevati nel 2017 nell'ambito di un pacchetto che comprendeva crediti a medio e lungo termine anche di altre imprese) sui circa 77 del debito complessivo dell'impresa di Chiuppano e rappresenta oltre il 50% dei crediti chirografari: il suo non voto, dunque, ha fatto mancare la maggioranza al piano. Nonostante l'approvazione da parte di molti degli altri soggetti con cui la Grotto è esposta, a partire da Amco, realtà  pubblica che si è fatta carico dei prestiti a rischio e in sofferenza di Veneto Banca e Popolare di Vicenza e che ha in portafoglio 12,7 milioni di euro da recuperare dalla Grotto. Cristiano Eberle, amministratore unico della Grotto spa, non nasconde l'amarezza per l'esito, ma prova ad impostare una riflessione razionale: «Il piano per uscire dalla crisi è stato valutato positivamente dal Tribunale e dal commissario straordinario Guerrino Marcadella: due soggetti terzi, indipendenti e autorevoli hanno detto, in sostanza, che quel piano era preferibile al fallimento. Il Tribunale delle Imprese di Venezia ha espresso l'apprezzamento per la gestione in questi due anni: nonostante l'azienda di sia trovata a vivere l'emergenza concordataria all'interno dell'emergenza Covid, nel 2019 e 2020 ha chiuso con oltre tre milioni di euro di Ebitda (margine operativo lordo) e nel 2021, pur con i negozi e i centri commerciali ancora chiusi per diversi mesi, raggiungerà  un milione e mezzo. Amco, il secondo creditore per valore, ha votato a favore. Siamo riusciti ad aprire un tavolo al Mise, che ha assicurato il suo sostegno. Di fronte a questi quattro elementi - fattuali, non opinioni - ritengo che l'azienda si fosse meritata sul campo il diritto di sopravvivere».

«Così i creditori prendono zero»

La scelta, rincara il manager, per giunta condanna alla dispersione un marchio come Gas a pieno titolo parte del made in Italy. «Ma a darmi maggiore frustrazione è il fatto che si lasciano a casa senza reddito quasi 200 persone». Nelle scorse settimane era stato avviato anche il progetto per una cooperativa costituita dai dipendenti, raccogliendo il 10% delle quote societarie messe a disposizione gratuitamente dalla proprietà. Ora, di fronte all'automatica istanza presentata dal pubblico ministero in seguito alla bocciatura del concordato, il Tribunale al 99% dichiarerà  il fallimento, come spiega l'avvocato dell'azienda Federico Casa. Il piano del concordato riconosceva ai chirografari il 20%. Con il default «pacificamente non riceveranno nulla» aggiunge il legale. «Di norma, i creditori dovrebbero puntare a massimizzare il loro beneficio, con il fallimento non prendono niente: proprio per questo la scelta di Dea è inspiegabile», rimarca Eberle. In assenza di indicazione dei gestori della finanziaria, un'interpretazione possibile è aver ritenuto una pregiudiziale insuperabile per il rilancio il fatto che la famiglia Grotto, pur esclusa dalla gestione operativa, sarebbe comunque rimasta nella proprietà. «Insomma, una decisione di principio», conclude Casa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA