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Dal Veneto al Sud Sudan, festa per il nuovo vescovo: «Riparto dal perdono»

Giovedì 24 Marzo 2022
Christian Carlassare

VICENZA - Sul pick-up bianco che ha aperto il corteo di macchine e motorini, agghindato con i fiocchi gialli e arancioni a mo' di papamobile, campeggiava un cartello: Cordiale ritorno a casa, nostro amato vescovo eletto. Così la comunità di Rumbek ha accolto ieri l'arrivo in Sud Sudan di padre Christian Carlassare, che domani a 44 anni si insedierà come presule più giovane del mondo, esattamente nel giorno in cui sarà pronunciata la sentenza sull'attentato subìto il 26 aprile 2021, per cui è imputato anche un sacerdote africano. «Ripartire dal perdono», è l'impegno preso dal missionario comboniano di Piovene Rocchette, provincia di Vicenza e diocesi di Padova, nel messaggio pasquale che ha voluto condividere con Il Gazzettino, ormai alla vigilia di questo duplice appuntamento.


RICORRENZA

Una data cruciale, quella del 25 marzo. Nel calendario cattolico, è la ricorrenza dell'Annunciazione del Signore, cioè l'annuncio dell'arcangelo Gabriele a Maria. Ed è proprio alla Madonna dell'Angelo, nel santuario del monte Summano sulle Prealpi Vicentine, che padre Carlassare ha offerto le pallottole con cui era stato gambizzato undici mesi fa a Rumbek, la città che è sede della sua nuova diocesi. Uno dei tanti legami che il prelato intende mantenere con il Veneto, adesso che si appresta ad assumere il compito a cui è stato chiamato da papa Francesco, il quale nell'incontro del 14 marzo in Vaticano gli ha chiesto «di non avere paura». Il religioso ha voluto portare con sé in Africa un pezzo della propria terra di origine: il suo pastorale è stato realizzato in legno di noce a Schio.


FRATELLO

Dopo essere sceso da un piccolo aereo, padre Carlassare è stato omaggiato da Rin Tueny, governatore dello Stato dei Laghi: «Per noi è una giornata meravigliosa, abbiamo atteso questo momento per oltre dieci anni». L'ultimo vescovo titolare, il bresciano Cesare Mazzolari, era infatti morto nel 2011. «Vengo per essere fratello di ciascuno di noi. Nessuno escluso, nessuno escluso ha ripetuto il 44enne . E vi ringrazio che mi state adottando in questo Paese». Parole di riconciliazione, dopo il drammatico agguato di quella notte. «Dopo un anno dalla nomina a vescovo e dall'attacco di cui sono stato vittima, ritorno a Rumbek per l'ordinazione episcopale e per celebrare la Pasqua», è la riflessione mandata via WhatsApp. «La chiesa sud sudanese vi si legge ancora è una chiesa povera dove mancano sicurezze e mezzi, ma può contare sulla solidarietà e resilienza della gente. È una chiesa ferita e sofferente, ma non mancano fede e speranza nella guarigione. È una chiesa giovane che ha un lungo cammino da percorrere davanti ad essa. È una chiesa fragile e imperfetta che fa esperienza dell'amore compassionevole di Dio ed è chiamata ad essere testimone di misericordia». Quella stessa compassione che father Christian, come lo chiamano tutti da quelle parti, intende mostrare ai suoi feritori, i quali sostengono di essere stati ingaggiati dall'allora coordinatore diocesano, padre John Mathiang Machol. «La chiesa di Rumbek è la posizione di Carlassare ha bisogno di verità e perdono. Il Paese, poiché continuano purtroppo miseria e violenze, ha bisogno di verità e misericordia. Solo accogliendo questi doni ci sarà spazio per la pace».


VERDETTO

Ma nelle prossime ore è attesa anche una verità giudiziaria sulla sparatoria. Il verdetto è stato annunciato appunto per domani dal giudice Alexander Sebur Subek, il quale ha già rimesso in libertà due dei sei sospettati ed è chiamato a vagliare il movente dell'invidia. Stando alla confessione resa da Laat Makur Agok, uno degli autori materiali dell'assalto, padre Mathian lo avrebbe commissionato per spaventare padre Carlassare e indurlo a lasciargli la carica. Tuttavia il presunto mandante si proclama innocente.

 

 

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