Furbetti del reddito di cittadinanza: la Procura invasa di fascicoli aperti

Martedì 11 Gennaio 2022 di Roberta Brunetti
Reddito di cittadinanza

VENEZIA - Erano state una settantina nel 2020. Sono salite a 190 l'anno scorso. In un anno le segnalazioni di furbetti del reddito di cittadinanza sono più che triplicate, superando la soglia complessiva dei 250 casi. Una montagna di fascicoli da smaltire per la Procura di Venezia, già intasata dal lavoro di sempre. Tutte segnalazioni di cittadini che hanno incassato l'ambito (e contestato) aiuto economico introdotto nel 2019 senza averne diritto. Per lo più arrivate dalla Guardia di finanza - che si occupa dei controlli, in virtù di un accordo con l'Inps che eroga i contributi - coprono una casistica quando mai varia: da chi si è scordato di segnalare di possedere una casa, da cui percepisce ogni mese un affitto (ma altre entrate non sono ammesse); agli stranieri che si sono retrodatati il loro arrivo in Italia (per percepire l'aiuto economico bisogna risiedere in Italia da oltre dieci anni); agli italiani che dopo un periodo di lavoro all'estero, già incassano un sussidio da qualche altro Paese (anche sommare il più aiuti non è consentito).

LA QUESTIONE DEL DOLO

Che i furbetti del reddito sarebbero stati un problema lo si era capito da subito. Ora i nodi vengono al pettine. E sono sempre più numerosi. La Procura, in genere, sta adottando il giudizio immediato per sveltire i tempi di questi processi che rischiano, appunto, di intasare il sistema. Molti imputati, poi, hanno già scelto di patteggiare. Ci sono state anche alcune assoluzione, legate all'aspetto del dolo. Persone cioè che hanno convinto il giudice di non aver compreso la norma e di aver quindi agito in buona fede. In particolare sul divieto di percepire altri redditi, magari minimi.

IL REDDITO DA GIOCARE

Un po' per questo, un po' per la gran massa di fascicoli, l'Inps finora ha scelto di costituirsi parte civile solo in alcuni casi. I più gravi. Riservandosi comunque di procedere in sede civile per recuperare le somme. Il primo processo che vede l'Istituto di previdenza parte civile dovrebbe andare a sentenza proprio oggi. Davanti al giudice monocratico di Venezia comparirà una donna accusa di aver utilizzato il reddito di cittadinanza per giocare online. Un'entrata in più da dedicare alla sua dipendenza. E non sarebbe un caso isolato.

LE VERIFICHE

Altre storie interessanti erano state scoperte anche dai carabinieri in un'indagine dell'anno scorso che aveva passato il rassegna 6.500 posizioni, denunciato 35 persone, per un totale di 130mila euro di aiuti percepiti indebitamenti. Tutto era cominciato dall'arresto per droga, a maggio, di Bruno Tommasini, 75 anni, vecchia conoscenza delle forze dell'ordine, in passato vicino alla Mala del Brenta. In macchina gli trovarono 160 grammi di cocaina. Dai successivi accertamenti, emerse che percepiva 400 euro al mese di reddito di cittadinanza, a cui non aveva diritto perché sottoposto a un obbligo di presentazione per varie condanne ormai definitive. Altro caso eclatante quello di un bengalese, titolare di un Caf di Mestre, che per ottenere il reddito di cittadinanza aveva dichiarato e fatto dichiarare il falso sul suo arrivo in Italia anche a un paio di suoi concittadini.
 

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