Nei guai i "furbetti" del reddito di cittadinanza: sono in 138

Mercoledì 5 Gennaio 2022 di Nicola Munaro
Verifiche da parte dell'Inps
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 MESTRE - Ci hanno provato e ci sono riusciti per quanto hanno potuto. Almeno fino a metà dell’anno scorso, quando il setaccio del Comune di Venezia ha diviso la farina dalla crusca smascherando i veneziani furbetti del Reddito di cittadinanza. Alla fine, su circa 1.200 nuclei familiari che avevano chiesto e ottenuto il sussidio statale (e i cui fascicoli erano poi finiti a Ca’ Farsetti per un tentativo di inclusione sociale) sono stati individuati 138 casi di persone che si erano intascate il Reddito senza averne diritto.
 

RISVOLTI GIUDIZIARI
I 138 furbetti - il 70% di loro sono stranieri residenti nel territorio del comune di Venezia - sono stati segnalati sia all’Inps sia in Procura. A sollevare il velo su di loro è stato il lavoro della task force dell’assessorato al Sociale che ha incrociato tutti i nominativi inviati dall’Ente di previdenza sociale con quanto registrato all’Anagrafe comunale. Il confronto tra i dati dell’Inps e del Comune ha evidenziato come alcuni dei veneziani titolari del Reddito avesse falsificato lo stato di famiglia (mettendo a carico di un nucleo familiare dei figli o delle suocere che a carico non erano) o la residenza per riuscire a incamerare la quota di denaro statale. Soldi che, dopo la segnalazione di Ca’ Farsetti, non riceveranno più e sul cui recupero lavoreranno Inps e pm.
Dei circa mille beneficiari rimasti, in sessanta non hanno risposto alla convocazione del Comune che li aveva chiamati con l’obiettivo di cercare assieme una strada di inserimento nella comunità attraverso degli impieghi socialmente utili. Anche per i sessanta recalcitranti il Comune ha chiesto un provvedimento all’Inps: in prima battuta la sospensione di una mensilità del reddito e poi, di fronte alla mancata presentazione dopo una nuova convocazione, la revoca del sussidio. E qualcuno è già sul punto.
 

GLI INSERIMENTI
Ma c’è anche chi, in regola con tutti i requisiti, a quella chiamata del Comune ha risposto: sono i centocinquanta veneziani in stato di indigenza che hanno accettato di lavorare nei cantieri di pubblica utilità messi a disposizione. C’è chi ha aiutato la protezione civile nel gestire le code al PalaExpo, chi ha fatto lo stesso negli uffici comunali, chi ha dato una mano nel verde pubblico a Forte Marghera o chi ha lavorato all’ingresso dei mercati, regolamentandone gli accessi, in tempi di restrizione. Otto ore di impiego a settimana (non retribuite) ma utili a provare un reinserimento nel mondo dell’impiego come previsto nelle more dell’assegno di cittadinanza.
 

IL COMUNE
«Siamo stati tra i primi in Italia a mettere in piedi un sistema così complesso e dedicato per gestire questa mole di casi a noi assegnati - spiega Simone Venturini, assessore al Sociale - Un impegno che ci ha consentito di scoprire le falle di una normativa e di segnarle anche in Parlamento. Abbiamo fatto verifiche per evitare che delle risorse destinate a combattere la povertà finissero nelle tasche di chi non aveva diritto a riceverle. Siamo convinti che una norma serve, non va abolita tout court, ma chi può deve impegnarsi e non sedersi nell’assistenzialismo».

 

Ultimo aggiornamento: 09:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA