Morto durante lo stage, sotto accusa l'alternanza scuola-fabbrica: «Il sistema va cambiato»

Sabato 22 Gennaio 2022
L'azienda dove è avvenuto l'infortunio mortale

UDINE - Non c'è mai un'età giusta per morire. Men che meno sul lavoro. Ma a 18 anni, quando peraltro il lavoro - quello vero - deve ancora cominciare, è un destino inaccettabile. Il Bearzi di Udine è un centro di formazione creato dai Salesiani. Qui, nel primo pomeriggio di ieri, è piombato il macigno della morte di un ragazzo del 4° anno. Lorenzo Parelli era appassionato di meccanica industriale, non era la prima volta che nel corso dell'anno scolastico svolgeva pratica in una delle molte aziende del territorio udinese: il percorso di studi del centro di formazione è proprio questo: consegnare alla maturità ragazzi pronti per essere inseriti subito in un mondo del lavoro che ha bisogno di lavoratori esperti fin da subito. Un meccanismo formativo perfetto, che però in questo caso non ha fatto i conti col destino.

LE CAUSE

E in molti si interrogano, a prescindere dalle cause che hanno provocato la disgrazia, sull'opportunità di far vivere una fabbrica a ragazzi ancora in formazione, e sulle norme di sicurezza che - per quanto osservate scrupolosamente - troppo spesso non bastano a evitare le sciagure.
«Incidenti come questo sono inaccettabili - dice il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi -, come inaccettabile è ogni morte sul lavoro. Il tirocinio deve essere una esperienza di vita». Dal fronte sindacale, inevitabilmente, parole ancor più dure: «Un fatto di una gravità inaudita, indegno per un paese civile - scrive il segretario generale della Cisl Luigi Sbara -. Lo stage in un'azienda dovrebbe garantire il futuro ad un giovane, non condurlo alla morte. Non ci sono parole per commentare questa tragedia orribile». Il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni punta il dito contro la riforma del governo Renzi: «Un'indecenza per un Paese moderno e civile permettere che si muoia a 18 anni per uno stage della vecchia Alternanza Scuola Lavoro, frutto avvelenato delle politiche del renzismo. Le responsabilità di questa uccisione dovranno venire fuori. Già è indegna la continua strage di persone sui luoghi di lavoro. Ancora più inammissibile quella di uno studente. Gli studenti devono stare a scuola, non a rischiare la vita».
«Ogni morte sul lavoro è una sconfitta per lo Stato - replica il coordinatore nazionale di Italia Viva, Ettore Rosato -. E quando a perdere la vita è un ragazzo appena 18enne, alla sua prima esperienza con il mondo del lavoro, è ancora più inaccettabile. Non possiamo rimanere a guardare: serve una risposta delle Istituzioni. Assieme a imprese, enti locali, istituti scolastici dobbiamo trovare strumenti nuovi perché incidenti come quello di oggi in provincia di Udine non possano accadere».

CRITICA

A sinistra si insiste nella critica al progetto dell'alternanza scuola-lavoro: «Non è il primo incidente grave durante l'alternanza scuola-lavoro nel nostro paese- scrive in una nota Rifondazione Comunista -. Non è accettabile che un ragazzo venga mandato in un contesto così pericoloso. La realtà è che l'alternanza non corrisponde per nulla a quanto sostengono le norme che l'hanno introdotta. Ragazze e ragazzi non arricchiscono il loro percorso formativo ma perdono preziose ore di studio che mai nessuno gli restituirà. Si deve insegnare ai ragazzi ad amare la lettura, i libri, la conoscenza non mandarli al macello. Non si può rubare la vita ai ragazzi in questa maniera barbara. Si usa la scusa della formazione per procurare manodopera gratuita alle imprese. Siamo tornati a una società iper-classista. Chi ha introdotto questa legge e l'ha votata è da ritenersi politicamente responsabile di quanto sta accadendo».


Concetti analoghi a quelli espressi dalla segretaria confederale della Cgil Rossana Dettori e dal segretario generale della Flc Cgil Francesco Sinopoli: «Al cordoglio che esprimiamo come Cgil nazionale e Flc Cgil per una morte orribile di un ragazzo tanto giovane, si unisce l'indignazione per il fatto che si continua a utilizzare la vecchia alternanza, ora denominata con un altro acronimo, per impegnare gli studenti in attività che appaiono chiaramente lavoro non retribuito e spesso con scarsi livelli sicurezza».


Il presidente del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Piero Mauro Zanin dice che «accanto alla solidarietà e alla vicinanza alla famiglia, quanto successo deve spingerci a riflettere, ma anche ad agire. Gli infortuni sul lavoro sono troppo frequenti, e l'anno appena passato ha fatto segnare purtroppo un record negativo in Friuli Venezia Giulia». Nel 2021 infatti hanno perso la vita in regione 22 lavoratori, un numero di vittime superiore a quello del 2019, l'anno pre-pandemia. Tanto che nei mesi scorsi si parlò di «prezzo insostenibile per la ripartenza. Con le organizzazioni dei datori di lavoro e con i sindacati, ma anche con le scuole che hanno inserito la formazione nel loro percorso educativo bisogna trovare nuove soluzioni per garantire condizioni di sicurezza in ogni ambiente professionale. E la politica deve essere pronta a recepire ogni suggerimento normativo.
R.U.© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 09:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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