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Soldi alle imprese che assumono friulani. La Corte costituzionale boccia la Regione

Giovedì 4 Agosto 2022 di Idf
Massimiliano Fedriga

TRIESTE - La Corte Costituzionale ha cassato la legge attraverso la quale la Regione voleva aiutare i propri concittadini che da più tempo risiedono in Friuli Venezia Giulia a rioccuparsi. A trovare un nuovo lavoro, insomma. Nessun tipo di razzismo, ma una norma che garantiva ai titolari delle aziende la possibilità di assumere chiunque, ma se avessero scelto friulani disoccupati e residenti in regione da più di 5 anni, avrebbero ottenuto maggiori incentivi. Soldi raddoppiati.

«La norma, infatti, non limitava la possibilità per lavoratori di altre regioni italiane o stranieri di venire a svolgere la propria attività in regione, tutt'altro; si limitava a sostenere in misura maggiore i cittadini del Friuli Venezia Giulia che avevano perso l'occupazione a seguito di crisi aziendali sul territorio regionale. Per la Corte costituzionale - ha spiegato il presidente Massimiliano Fedriga - questa scelta è in contrasto con la Costituzione la quale prescrive, invece, che l'assunzione di una persona che vive, lavora e ha pagato le tasse in regione da anni, riceva lo stesso sostegno a valere sul bilancio regionale, dell'assunzione di chi ha deciso di venire in Friuli Venezia Giulia da una settimana». Il vertice dell'amministrazione regionale ha sottolineato che «le sentenze si rispettano e si applicano, a maggior ragione quando provengono dal giudice delle leggi previsto dalla Costituzione, ma hanno anche evidenziato come la Regione applicando nei fatti e non solo a parole il principio di leale collaborazione tra istituzioni, non abbia nemmeno la necessità di adeguarsi alla sentenza, perché in attesa di conoscere le valutazioni della Corte, ha preferito non esercitare la facoltà riconosciuta dalla norma».

Inoltre, per l'esecutivo regionale la pronuncia lascia una sensazione di incompiutezza, perché dedicare maggiore attenzione alla propria comunità territoriale dovrebbe essere una delle principali ragioni d'essere dell'azione della Regione. Il presidente e l'assessore al Lavoro hanno quindi osservato che l'attuale periodo pare essere caratterizzato da «un neocentralismo che mira a sterilizzare le competenze e le possibilità delle Regioni e degli enti locali. Nel rispetto della decisione della Corte, che interpreta la Costituzione, si pone quindi il tema politico dell'ineludibile avvio di un percorso di riforma costituzionale che riconosca senza ambiguità il più ampio spettro di possibilità di prendersi cura concretamente di chi vive, lavora, costituisce una famiglia e cresce i propri figli su un determinato territorio. La richiesta di riconoscere maggiore autonomia alle Regioni è già parte fondamentale del dibattito politico e, con il dovuto rispetto alla sentenza in oggetto, rimarca ulteriormente la necessità di ottenere maggiore autonomia».

Ultimo aggiornamento: 5 Agosto, 12:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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