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Terremoti in Veneto, arrivano 300 sensori per monitorarli in tempo reale e sapere subito anche i danni

Giovedì 19 Maggio 2022 di Alberto Francesconi
Terremoti in Veneto

Pochi minuti per determinare l’entità dei danni di una scossa di terremoto in tutto il territorio regionale del Veneto. Assicura una risposta in tempo reale la rete di 300 sensori per il monitoraggio sismico presentata ieri mattina dalla sede di Marghera dell’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale (Ogs). Entro l’autunno sarà completata la posa degli accelerometri, ovvero i sensori - della dimensione di un normale decoder televisivo - che consentono di valutare l’entità dei movimenti tellurici in tutto il territorio regionale.


Terremoti in Veneto: sensori per captarli


Il progetto, finanziato con due milioni di euro del Fondo europeo di sviluppo regionale 2014-2020, è già a buon punto. Un centinaio di sensori sono già stati installati nelle sedi della Protezione civile dislocate nei vari centri abitati del Veneto. Lo scopo infatti - ha spiegato Pier Luigi Bragato dell’Ogs - è misurare l’entità delle scosse in ambiente urbano. Il sistema che gestisce l’intera rete è in grado infatti di fornire, nel giro di pochi minuti, la stima dei danneggiamenti immediati provocati da un evento sismico. «In questo modo - spiega Bragato - la Protezione civile regonale sarà in grado di valutare quanti edifici possano essere stati danneggiati in un determinato ambiente urbano, e in quale entità», per programmare un intervento immediato e mirato alle necessità del caso. Per questo la rete si estenderà in modo omogeneo in tutto il territorio regionale, per garantire una copertura completa del monitoraggio sismico. Questo perché le conseguenze di una scossa che si verifica anche a grande distanza può provocare conseguenze anche in aree che dal punto di vista sismico sono meno delicate. Va da sé che una particolare attenzione nella posa dei sensori sarà riservata ai territori più esposti al rischio sismico, in base alla mappa regionale che suddivide il territorio in base ai movimenti del sottosuolo.


Cosa succede dopo un sisma?


Allo stesso tempo la rete permetterà di studiare le deformazioni crostali lente che si verificano in seguito a un terremoto, oltre ai movimenti dei fluidi sotterranei, in modo da conoscere l’evoluzione degli eventi sismici che riguardano il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. A gestire in tempo reale l’intero sistema di monitoraggio del territorio sarà il laboratorio dell’Istituto di oceanografia e geofisica ospitato al Parco scientifico tecnologico di Marghera, dove operano quattro tecnici assunti grazie ai fondi del progetto per l’integrazione e lo sviluppo di sistemi di prevenzione multirischio. Alla presentazione del progetto, oltre ai tecnici che ne hanno curato la realizzazione, è intervenuta la vice presidente della Regione Elisa De Berti con l’assessore alla Sicurezza del Comune di Venezia Elisabetta Pesce.

 

Ultimo aggiornamento: 13:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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