Premi Usl, arrivano 2,3 milioni ai medici in corsia contro il Covid

Martedì 6 Dicembre 2022 di Mauro Favaro e Laura Bon
Premi Usl, arrivano 2,3 milioni ai medici in corsia contro il Covid

TREVISO - Arrivano i premi per i medici degli ospedali impegnati contro il Covid nel 2020, l'anno dell'esplosione dell'epidemia. Il tesoretto è di 2 milioni 378mila euro. La somma verrà distribuita tra 400 camici bianchi dell'Usl della Marca. A conti fatti, ogni specialista riceverà in media circa 6mila euro lordi. La suddivisione è stata discussa nell'assemblea di ieri tra i vertici dell'azienda sanitaria e la dirigenza medica. «Abbiamo distribuito i fondi contrattuali che spettavano ai medici, tra l'ambito Covid e i residui di risultato fa il punto Francesco Benazzi, direttore generale dell'Usl la suddivisione è avvenuta in modo equo, in base alle ore di impegno, tra i medici in servizio a tempo indeterminato nell'anno 2020 a titolo di riconoscimento per l'eccezionale impegno dimostrato nella gestione dello stato emergenziale dovuto alla pandemia».


IL NODO
Si tratta di un passo in avanti. Va da sé, però, che da solo non basta a colmare il gap che la carenza di camici bianchi ha creato tra i medici del pubblico e quelli delle cooperative private affittati per coprire i buchi nei reparti. Basti pensare che oggi l'Usl arriva a spendere 1.872 euro al giorno (turno da 12 ore) per ogni specialista esterno necessario per far funzionare la guardia della radiologia nell'ospedale di Montebelluna. Vuol dire a 156 euro all'ora. Il tutto per 79 turni (32 di giorno e 47 di notte, questi ultimi pagati 1.392 euro), in particolare nei fine settimana, che portano la spesa complessiva a oltre 125mila euro. Un discorso simile vale anche per la Medicina di Montebelluna, l'anestesia di Oderzo e quella di Vittorio Veneto, la guardia medica di emergenza territoriale e ambulatoriale di Oderzo, l'ostetricia e la ginecologia di Castelfranco, gli ambulatori di ortopedia di Montebelluna e Castelfranco e la guardia della pediatria di Conegliano e Vittorio Veneto. Difficile fare diversamente. «Non possiamo non garantire i servizi ai pazienti», scandisce Benazzi. Ma la situazione ha scatenato mille reazioni.


SCINTILLE
«I medici del servizio sanitario vanno pagati esattamente come i medici delle cooperative private spiega Giancarlo Da Tos, consigliere comunale della lista Mario Conte a Treviso faccio un appello anche alla Regione: non ci possono essere queste differenze o aumentano la probabilità di fuga verso la sanità privata». Mentre è drastica la ricetta proposta da Maurizio Franco, consigliere comunale della Lega a Treviso, ex primario della chirurgia maxillo-facciale di Castelfranco: «È necessario chiudere alcuni reparti per far fronte all'emergenza relativa alla carenza di medici mette in chiaro in questa situazione non ha senso che di fatto ogni ospedale abbia un proprio Punto nascite. Così come non ha senso avere una serie di chirurgie distribuite sul territorio. Creare dei poli specializzati, ottimizzando le risorse, consentirebbe di dare risposte migliori». È facile prevedere che la chiusura dei reparti porterebbe a una sollevazione popolare. «I sindaci, gli amministratori, dovrebbero assumersi il compito di spiegare che oggi è indispensabile specifica Franco dobbiamo superare un periodo di emergenza che è legato all'errata programmazione nazionale e che durerà per almeno altri 5 anni».


LA REPLICA
Fatto sta che l'Usl non ha alcuna intenzione di procedere con delle chiusure. «Al momento non siamo a questi livelli sottolinea Benazzi e speriamo che l'inverno non ci porti a situazioni del genere». Il ricorso alle cooperative private incendia anche il dibattito politico. «Apprendere della necessità di rivolgersi a cooperative private per ovviare al rischio di chiusura a causa della mancanza di medici ci preoccupa molto», apre Davide Quaggiotto, capogruppo dei Democratici per Montebelluna. «Siamo la provincia veneta con il più alto numero di professionisti in fuga dalla sanità pubblica negli ultimi tre anni. Bisogna intervenire sulle ragioni della fuga puntualizza Giovanni Zorzi, segretario del Pd della Marca non si può pensare di risolvere il problema trattando medici e infermieri come fornitori esterni da acquisire sul mercato, non lo possiamo accettare». Zorzi chiede alla Regione aumenti negli incentivi così come per le reperibilità e le ore di straordinario, riducendo le incombenze amministrative e burocratiche. «Benazzi spiega nel dettaglio in che modo sta tentando di coprire i buchi, ma non dice che cosa ha intenzione di fare per arginare la fuga di personale dalla sua Usl tira le fila Claudio Beltramello, responsabile provinciale del Pd per la sanità metà del problema è che non si trovano specialisti per sostituire chi non è più al lavoro, l'altra metà consiste nel fatto che la fuga di professionisti e sanitari nella nostra Usl continua a essere enorme».

Ultimo aggiornamento: 17:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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