No trivelle in Alto Adriatico, la protesta varca il Po e arriva nel Ferrarese

Il Comitato di difesa dell'ambiente di Corbola era al Castello di Mesola con striscioni per dire no alle trivelle

Domenica 27 Novembre 2022 di Giannino Dian
Il comitato nel Ferrarese per dire no alle trivelle

Striscioni del Comitato di difesa dell'ambiente di Corbola, aderente alla rete dei Comitati Polesani, sono stati portati ieri mattina davanti al Castello di Mesola (Ferrara) dove si presentava il progetto integrato per il potenziamento dell'attrattività turistica del Delta del Po. Non una protesta, una contestazione a politici e tecnici delle due Regioni arrivati per l'evento, ma una dimostrazione di solidarietà a tutti quei soggetti (tra cui Comuni e Consorzi di Bonifica polesani, ente parco e Regione Veneto) che hanno detto No alle trivelle in Alto Adriatico. Sugli striscioni diversi slogan: Il Comitato difende il Tuo territorio, No Trivelle in Alto Adriatico, Il Delta sprofonda.

No alle trivelle

Prima di salire al Castello, il presidente del Parco, Moreno Gasparini, ha accolto l'invito di unirsi alle persone del Comitato, in segno di condivisione dell'iniziativa per ribadire la contrarietà a nuove trivellazioni davanti alla costa per l'estrazione del gas metano, già responsabile della subsidenza, in certe aree come di fronte ai centri urbani di Porto Viro e Taglio di Po, di oltre 4 metri sotto il livello di medio mare; fenomeno erificato da tecnici ed esperti di geologia e idraulica di diverse Università Italiane. «Con l'ultima tempesta - ricorda il Comitato - che si è abbattuta sul Veneto, l'ennesima, ormai, si è visto palesemente quali siano gli effetti dei cambiamenti climatici combinati con l'azione antropica sul Polesine. L'erosione delle spiagge è stata devastante e costerà probabilmente centinaia di migliaia di euro per il ripascimento delle spiagge che del turismo polesano, per non parlare della pesca e dell'allevamento dei mitili. Questi comparti dell'economia polesana e del delta in particolare non rimangono di certo indenni di fronte alle potenti mareggiate prodotte da questi eventi climatici. Aggravare la situazione estraendo metano non è sensato e sarebbe logico evitare questa attività in un territorio tanto fragile che di pesca e turismo fa le principali attività economiche. Estrarre pochi fiati di gas non vale la pena, si tratta soltanto di azioni volte a far vedere che in emergenza energetica si fa qualcosa purchessia senza considerarne gli effetti deleteri. Noi e il territorio dice no a queste scellerate scelte dei poteri centrali che porterebbero il Delta a sprofondare e ritornare a essere un grande lago, abitato solo da pesci e uccelli sacrificando le attività economiche». 

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